Vignetta Charlie Hebdo sul terremoto in Italia centrale 2016

Questa vignetta ha colpito dritto al cuore e allo stomaco degli italiani, in un momento nel quale si stanno ancora recuperando i corpi dei dispersi e celebrando le cerimonie funebri. Davanti ad una tragedia così ci viene chiesto qualcosa di difficile e che forse neanche vogliamo fare: mantenere la razionalità, la calma e sforzarsi di capire. Troppo presto, troppo forte il sentimento, troppo tutto…

Già, capire, ma cosa? Discutere dell’esistenza stessa della satira, quando neanche tanto tempo fa la si difendeva con forza, convinzione e veemenza, equivale a contraddire se stessi e i principi democratici che tanto si è detto di voler difendere. Viene da pensare allora se la satira debba avere comunque un limite oltre il quale non deve andare; ma in tal caso, quale? Chi stabilisce (lo stato, la società, un’organizzazione, il singolo) la discriminante (se il buon gusto, il sentire religioso, il sentire popolare, la dignità umana, l’onestà, etc..) da applicare a questo limite, per poi doverne stabilire anche la misura (anch’essa influenzata da fattori quali la società, la cultura, le credenze, etc…)?

Troppi vincoli, troppe sensibilità, troppi interessi, troppo tutto per tentare di trovare una risposta…

Partiamo quindi dalle origini per affinare le armi: “la satira (dal latino satura lanx: il vassoio riempito di offerte agli dei) è un genere della letteratura, delle arti e, più in generale, di comunicazione, caratterizzata dall’attenzione critica alla politica e alla società, mostrandone le contraddizioni e promuovendo il cambiamento.“; questa è la definizione della satira riportata da Wikipedia.

Dalla definizione di satira sarà possibile partire per trovare le risposte alle proprie domande, potendo meglio distinguere una buona satira da quella becera o, peggio ancora, da quella che non lo è.

 

Alcune delle diverse opinioni raccolte nel web:

«Terremoto all’italiana: penne al sugo di pomodoro, penne gratinate, lasagne». È questo il testo che accompagna la vignetta pubblicata dal settimanale satirico francese, Charlie Hebdo, nel suo ultimo numero. Sono ritratti feriti e vittime del sisma sporche di sangue. L’ultima, («lasagne»), presenta diverse persone sepolte da strati di pasta. Il disegno porta la firma del vignettista Felix.

La vignetta che non ti aspetti. Vale il concetto che la satira è libera ma il buon gusto ha confini #CharlieHebdo (Daniele Bailo (@DaniBailo) 2 settembre 2016).
Nella stessa pagina, il terremoto del centro Italia trova spazio anche in un colonnino, con una serie di battute: «circa 300 morti in un terremoto in Italia. Ancora non si sa se il sisma abbia gridato “Allah akbar” prima di tremare».

La vignetta è stata pubblicata nel numero del 31 agosto 2016. In copertina, un disegno sul burkini.

Troppo facile essere Charlie Hebdo col culo degli altri. #charliehebdo (Selvaggia Lucarelli (@stanzaselvaggia) 2 settembre 2016).

Immediate le reazioni sui social. L’hashtag #JeSuisCharlie è stato sostituito da #JeNeSuisPasCharlie: tanti gli indignati, anche se qualcuno, soprattutto su Twitter, ricorda il sostegno a Charlie Hebdo dopo l’attacco alla redazione del settimanale, rivendicando la libertà di stampa anche per la satira.

Satira per essere tale dev’essere ironica ma costruttiva. In questo caso non vedo la 2a parte, è solo di cattivo gusto. #CharlieHebdo fail (Doduck (@doduck_blog) 2 settembre 2016).

[Fonte: La Stampa]

 

[omissis]… A oltre un anno e mezzo dall’attentato, insomma, sembra che più nessuno si ricordi di essere stato Charlie. Ma, allora, le matite della satira punzecchiavano l’Islam, gli ‘altri’, e andava bene. Oggi che Charlie Hebdo rigira la matita nella nostra piaga, invece, arriviamo a dire sui social che, forse forse, quell’attentato se l’erano meritato. Giusto il tempo di indignarci e andare a sbraitare su Twitter. Senza capire che quelle lasagne di morti a strati, in realtà, rappresentano tanto le amatriciane benefiche con cui pensiamo di porre rimedio ai disastri, quanto tutti gli stereotipi (sole, mare, brava gente, poeti, pizza) di cui ci pasceremo nei prossimi mesi, e sotto cui noi italiani seppelliremo il ricordo di questa tragedia. Rimandando in là gli interventi edilizi antisismici, e aspettando un altro sisma all’italiana per rimetterci a piangere…[leggi tutto]

[Fonte: Lettera Donna]

 

Vignetta servizi segreti alla francese

Jenus: EH Paolo siamo stati 1 ora a chiederci come fare a rendere comprensibile che non fosse una riposta piccata.. Abbiamo aggiunto “invece” abbiamo aggiunto una frase alla vignetta.. ma qualcuno doveva per forza cascare nella banalità. 😉 Che vuoi farci…

Jenus: Raffaella è facile indignarsi quando non si capisce quello che si guarda. Charlie non è per tutti, è difficile. Mica l’ho capita subito. Sai come ho fatto a capirla? Sono partito dall’unica certezza: non era fatta per offendere i morti italiani. Una certezza semplice, logica a prova di scemo. Capire la vignetta di Hebdo non era facile. Capire che non voleva offendere i morti invece sì.

[Fonte facebook: @JenusDiNazareth]