
La diffusione incontrollata della conoscenza e' stata quasi sempre e dovunque vissuta come una minaccia, per la morale e per il mantenimento dell'ordine costituito.
Nella storia del genere umano, le religioni hanno spesso manifestato la loro insofferenza per la circolazione autonoma delle idee e dei libri che le contengono.
E' con questi presupposti che fino a tutto il 1966 la legge canonica aveva prescritto che ci fossero due forme di controllo sulla letteratura:
1) la
censura preventiva (ancora in vigore ai giorni nostri), espressa con la locuzione latina
Nihil obstat quominus imprimatur, che tradotta letteralmente significa
non esiste alcun impedimento al fatto di essere stampato.
Questa espressione era utilizzata dall'autorita' preposta dalla Chiesa cattolica per autorizzare la stampa dei libri. Per brevita' si usava riferirsi a tale autorizzazione semplicemente come
Imprimatur. I libri ai quali essa veniva rifiutata venivano inclusi
ipso facto (direttamente) nell'
Indice dei libri proibiti.
Il termine
imprimatur e' utilizzato anche in senso lato, con il significato di autorizzazione a fare qualche cosa (per esempio, ho ottenuto l'
imprimatur dal capo).
2) l'
Index librorum prohibitorum (
Indice dei libri proibiti) ossia
l'elenco ufficiale dei libri la cui lettura era considerata dall'autorita' ecclesiastica pericolosa per la fede e la morale dei cattolici.
La prima edizione ufficiale dell'
Index librorum prohibitorum fu pubblicata nel
1559 dalla
Santa Congregazione dell'Inquisizione Romana, sotto il papato di Gian Pietro Carafa, ovvero
Paolo IV (e' per cio' che questo primo Indice fu detto
Paolino).
In questa prima edizione erano pubblicati un migliaio di titoli e varie categorie di libri (compresi quelli di astrologia e di magia).
Tra le opere messe all'indice (censurate) primeggiavano il
Decameron di Giovanni Boccaccio e il
Il Principe di Niccolo' Machiavelli, ma non mancava neppure
Il Novellino di Masuccio Salernitano. Nel corso dei quattro secoli della sua storia quest'indice fu aggiornato venti volte per impedire la contaminazione della fede e la corruzione della morale attraverso la lettura di libri teologicamente sbagliati o immorali.
Nel 1908 Pio X, nel corso della riorganizzazione della curia, traccio' una riga sulla parola
Inquisizione e da quel momento la congregazione incaricata di mantenere la purezza della fede cattolica si chiamo'
Sant'Uffizio.
Anche le competenze della congregazione preposta all'elaborazione e all'aggiornamento del libri proibiti furono trasferite nel 1917 al
Sant'Uffizio, nuovamente rinominato nel 1965 da Papa Paolo VI
Congregazione per la Dottrina della Fede, il cui obiettivo primario e' di promuovere l'ortodossia cattolica e di difendere i diritti di tutti coloro i quali siano accusati di venir meno a tal riguardo.
La ventesima ed
ultima edizione dell'Index librorum prohibitorum, che fu abolito da papa Paolo VI nel 1966 con il Concilio Vaticano II,
fu redatta nel 1948.
In questa ultima edizione vi comparivano autori come Balzac, Berkeley, Cartesio, D'Alembert, Darwin, Defoe, Diderot, Dumas (entrambi), Flaubert, Heine, Hobbes, Hugo, Hume, Kant, Lessing, Locke, Malebranche, Stuart Mill, Montaigne, Montesquieu, Pascal, Proudhon, Rousseau, George Sand, Spinoza, Stendhal, Sterne, Voltaire, Zola.
E tra gli italiani Aretino, Beccaria, Bruno, Benedetto Croce, D'Annunzio, Fogazzaro, Foscolo, Gentile, Giannone, Gioberti, Guicciardini, Leopardi, Marini, Minghetti, Monti, Ada Negri, Rosmini, Sacchetti, Sarpi, Savonarola, Settembrini, Tommaseo, Pietro Verri e anche il Teatro comico fiorentino; inoltre era all'Indice qualsiasi volume non autorizzato che trattasse di storia della massoneria o dell'Inquisizione e le versioni non cattoliche del
Nuovo Testamento. Nel decennio successivo furono aggiunti tra gli altri Simone de Beauvoir, Gide, Sartre, Malaparte e Moravia.
I documenti relativi ai procedimenti condotti dalle congregazioni dell'Inquisizione e dell'Index, ora contenuti nell'archivio del Sant'Uffizio Romano e custoditi dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, furono integralmente trafugati a Parigi dall'esercito napoleonico (1809-1814), il che causo' la perdita della quasi totalita' delle serie processuali; perdite ulteriormente aggravatesi durante la Repubblica Romana del 1849. Tuttavia l'archivio della congregazione preposta all'Index risulta intatto e, dal 1998, e' consultabile.