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Una cosa alla volta


Uno studio pubblicato a dicembre del 2006 sulla rivista Neuron ha dimostrato che il cervello lavora in sequenza, un compito per volta, e, anzi, quando deve gestirne due contemporaneamente, perde tempo.

Come dice Rene' Marois, neuroscenziato e direttore dell'Human Information Processing Laboratory della Vanderbilt University (USA), il cervello umano e' un organo meraviglioso, ma ha un limite: e' incapace di concentrarsi su due cose insieme; e' come se avesse una sorta di strettoria e fa una cosa per volta altrimenti perde tempo.

Per esempio, se un familiare ci chiede cosa c'e' per cena mentre mettiamo i panni in lavatrice, a seconda di cio' che stiamo facendo quando sentiamo la domanda:

se la domanda arriva mentre stiamo selezionando il programma di lavaggio (e prima di elaborare la risposta), ritardera' di 1 secondo l'esecuzione di entrambe le azioni;

se, invece, la domanda arriva quando stiamo premendo il pulsante di avvio (cioe' il primo compito e' terminato), la risposta sara' immediata.

Un secondo, si potra' dire, e' ben poca cosa se si riescono comunque a fare due cose contemporaneamente, ma non sempre si ha a disposizione quel secondo: si immagini di stare alla guida di un veicolo che viaggia ad una velocita' di 100 Km orari; in 1 secondo si percorrono circa 27 metri, tanti se si pensa che comunque a questi si devono aggiungere l'eventuale spazio di frenata che puo' andare da 14 a 55 metri a seconda dei tempi di reazione; in pratica si percorre un campo di calcio da porta a porta: mica poco!

E non e' questione di eta'. Gioventu' e multimedialita' non e' un binomio corretto. Difatti, secondo uno studio condotto in merito dai ricercatori dell'Institute for the Future of the Mind all'Universita' di Oxford diretti da Martin Westwell, dove due gruppi, uno di eta' 18-21 anni e l'altro 35-39, dovevano rispondere a dei test prima senza interruzioni e poi interrotti telefonate e/o messaggi sms.
Il risultato ha dimostrato che senza interruzioni il gruppo piu' giovane ha risposto con un 10% di vantaggio per tempo e precisione sui piu' vecchi; ma con le interruzioni i piu' vecchi recuperavano e se la cavavano come i piu' giovani.
Quindi e' vero che con l'eta' si perde un po' di velocita', ma e' anche vero che si guadagna in fluidita', essendosi imparato a gestire le interruzioni e a concentrarsi piu' velocemente dopo.

Stress da lavoroMolti studi hanno infatti ormai dimostrato che la multimedialita' non controllata e non gestita rischia di far perdere piu' tempo di quanto ne faccia guadagnare. Secondo delle ricerche coordinate da Brian Bailey (docente di Computer science all'University of Illinois a Urbana Champaign - USA) e dalla ricercatrice Shamsi Iqbal, hanno dimostrato che le interruzioni introdotte dalle tecnologie fanno aumentare gli errori e la tensione e ritardano la conclusione del lavoro.

Ma soprattutto, le interruzioni ritardano la conclusione del lavoro. In media, dopo un'interruzione, per esempio una e-mail o una telefonata, sono necessari da 15 a 30 minuti per riuscire a riconcentrarsi su quello che si stava facendo. Inoltre, successivamente, aumentano ansia e frustrazione e il numero degli errori raddoppia. Maggiore, poi, e' il carico di lavoro e maggiori sono le conseguenze dell'interruzione.

E non solo sul lavoro, ma anche nello studio si hanno questi effetti, diciamo, collaterali dovuti ad una o piu' interruzioni o distrazioni, con la conseguenza pero' che l'apprendimento diventa piu' labile e si tende a dimenticare prima cio' che si e' appreso.
Per distrazioni durante lo studio si intendono, per esempio, rispondere a sms o a e-mail, oppure ascoltare musica impegnativa o ad alto volume.
Questo perche', senza entrare in lunghi dettagli tecnici, i diversi tipi di ricordi sono elaborati in parti diverse del cervello. Nomi, date e cio' che si studia viene fissato nella memoria dichiarativa (l'ippocampo), mentre le azioni e le nuove abilita' vengono memorizzate nella memoria procedurale (lo striato).
L'ippocampo del cervello si attiva, pero', solo se si studia senza distrazioni, in presenza di queste si attiva invece lo striato: in pratica la multimedialita' modifica il modo in cui si impara.

07/10/2007
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