22 marzo giornata mondiale dell'acqua
Il
22 marzo di ogni anno si celebra la
Giornata Mondiale dell'Acqua (
World Water Day o
Acqua day), stabilita dall'Assemblea delle Nazioni Unite in occasione del Summit della Terra di Rio de Janeiro del 1992 (
United Nations Conference on Environment and Development (UNCED)): per ricordarci che l'acqua e' vita, e' un diritto per tutti, e' una risorsa limitata che dovrebbe essere conservata e gestita con equita', perche' la carenza di acqua pulita e' una emergenza mondiale e in alcune aree del pianeta e' una vera e propria catastrofe.
L'acqua, la piu' importante risorsa del nostro pianeta, e' un bene comune che appartiene a tutti gli abitanti della terra ed e' patrimonio dell'umanita'. L'accesso all'acqua e' un diritto fondamentale e inalienabile, che va garantito a tutti. Eppure l'abitudine allo spreco e la noncuranza ci fanno spesso perdere di vista la necessita' di proteggere questa risorsa.
La stima piu' verosimile della quantita' d'acqua presente sulla Terra parla di circa 1,4 miliardi di metri cubi. Il 97,5% dei quali, pero', e' formato da acqua salata, mentre soltanto il 2,5% e' acqua dolce. Di questa minuscola quantita' del 2,5%, il 68,9% circa proviene dai ghiacciai, il 30,8% dal suolo, mentre lo 0,3% da fiumi e laghi.
In pratica percio' sui 35 milioni di metri cubi di acqua dolce presenti sul pianeta, ben 24 si trovano sotto forma di ghiacciai e nevi perenni e non sono percio' fruibili.
Troppo pochi. E nonostante l'importanza di una risorsa cosi' essenziale alla vita, l'acqua continua a essere sprecata e degradata in tutto il mondo.
Perche' l'acqua sta diventando un bene sempre piu' raro?
L'acqua e' uno degli elementi che maggiormente subiscono l'impatto del cambio climatico: lo scioglimento dei ghiacciai e' aumentato dell'1% annuo negli ultimi 35 anni, con una conseguente riduzione delle riserve di acqua dolce potabile.
La diminuzione delle precipitazioni nell'area mediterranea favorisce i processi di desertificazione, con conseguente diminuzione della portata dei fiumi e delle riserve di acqua potabile.
I paesi ricchi e industrializzati, che rappresentano meno del 20% della popolazione mondiale, consumano piu' del 60% dell'energia mondiale prodotta; con ricadute ambientali che si fanno sentire in maniera piu' catastrofica nei paesi piu' poveri del Sud del mondo, meno preparati ad adattarsi agli impatti.
L'aumento della popolazione, l'incremento dei consumi, l'elevata richiesta per le produzioni agricole e per i bisogni igienico-sanitari, l'inquinamento delle acque superficiali e sotterranee, la cattiva gestione del territorio e degli ecosistemi che garantiscono il corretto funzionamento del ciclo idrogeologico. Tutto questo porta notevoli pressioni sulle riserve mondiali di acqua dolce, che comunque quella e' e non aumenta in relazione alle nostre richieste.
Si stima che il minimo vitale a persona siano 50 litri di acqua al giorno, necessari per i bisogni primari come bere, cucinare, lavarsi. Ma nel mondo una persona su sei non ha accesso a questa quantita'.
Il 18% della popolazione mondiale non ha accesso all'acqua potabile e il 40% non puo' contare sui basilari impianti sanitari. Ogni giorno, circa 6000 persone, per la maggior parte bambini, muoiono per cause legate all'acqua ( la sua assenza o la sua carenza di igiene).
L'ONU adotta la nozione di
popolazione sotto stress idrico se la disponibilita' d'acqua e' inferiore a 1500 metri cubi annui, e con vere e proprie carenze d'acqua se la disponibilita' d'acqua e' inferiore a 1000 metri cubi annui.
La combinazione dei due elementi contrastanti dell'aumento della domanda (per l'incremento demografico) e della minore offerta d'acqua (per la continua desertificazione del nostro pianeta) genera un mix esplosivo che potrebbe far deflagrare presto molte regioni mondiali, quelle cioe' dove si concentrano le risorse residue (laghi e fiumi) e dove la loro forzata condivisione moltiplica le cause di contenzioso. Il detonatore dei possibili conflitti sara' il controllo e la gestione di queste risorse.
Negli ultimi 50 anni il californiano
Pacific Institute for Studies in Development, Environment and Security ha censito ben 507 dispute per l'acqua: di queste solo 37 sono degenerate in guerre, ma la frequenza appare destinata a crescere fortemente, in parallelo alla rarefazione dell'acqua.
Da contendere vi sono 263 bacini fluviali suddivisi tra due o piu' paesi, piu' o meno equamente ripartiti per continenti: 67 in Europa, 60 in Africa, 57 in Asia, 40 in Nord America e 39 in Sud America. In essi si concentra il 60% delle risorse idriche mondiali e lungo i loro corsi abita il 40% della popolazione del globo.
Non e', allora, forse del tutto casuale che secondo i linguisti, nelle lingue neolatine il termine rivale sta a indicare persone che, su rive opposte, si contendono il diritto d'irrigazione.
Quasi 5000 anni di guerre e contese per l'oro blu
2500 A.C. la prima battaglia in Mesopotamia
Urlama, re di Lagash, inventa un nuovo strumento bellico: costruire alcuni canali per deviare le acque dal territorio Sumero rivale di Umma. Il figlio ripetera' l'operazione contro Grisu, citta' della stessa regione.
430 A.C. fa il suo esordio la guerra chimica
Durante la guerra del Peloponneso, mentre la peste colpisce Atene, gli Spartani sono accusati di aver avvelenato le cisterne del Pireo, la principale fonte di approvvigionamento idrico della citta' attica.
1573 – 1574 l'Olanda con le dighe si difende dalla Spagna
Per fermare l'esercito spagnolo che invade il paese, gli olandesi rompono le dighe che li difendono dal mare per spezzare l'assedio alle citta' di Alkamaar e Lieden. L'operazione sara' ripetuta nel 1600 contro le truppe del Re Sole.
1898 i risvolti idrici dell'incidente di Fashoda
La spedizione del maggiore francese Jean-Baptiste Marchand, che cerca di raggiungere le sorgenti del Nilo Bianco e il Maro Rosso, viene fermata dalle truppe di Lord Kitchener nel piccolo villaggio sul grande fiume.
1938 la Cina con il Sol Levante imita l'esempio olandese
Le truppe di Chiang Kai-shek distruggono gli argini del Fiume Giallo: migliaia di kmq occupati dall'esercito invasore nipponico presso Wuhan sono inondati. Le vittime sono stimate tra decine di migliaia e un milione.
1951/1964/1969 Israele colpisce i piani irrigui dei vicini
Israele cerca d'impedire i lavori della Giordania sul fiume Yarmouk, distrugge i canali d'irrigazione siriani di Tarfiq, nella zona smilitarizzata, e colpisce le sorgenti del fiume Dan, affluente del Giordano, al confine con la Siria.
1962-1967 per una cascata il Brasile invade il Paraguay
Truppe brasiliane occupano una striscia di terra contesa con il Paraguay alle cascate di Guaira, sul fiume Parana'. L'occupazione dura fino al 1967, quando un accordo crea una Commissione bilaterale per risolvere la controversia.
1974 l'Iraq minaccia la Siria per il fiume Eufrate
Il regime di Baghdad minaccia un attacco aereo contro la diga di al-Thawra, in costruzione sul fiume Eufrate, e ammassa truppe al confine sostenendo che i lavori hanno ridotto fortemente i flussi delle acque verso il suo territorio.
1978 l'Egitto sfida le intenzioni Etiopiche sul Nilo Azzurro
Le diverse dighe che il regime marxista di Addis Abeba intende costruire lungo il Nilo Azzurro provocano ripetute minacce di attacchi aerei dal 1979 (presidente Anwar el Sadat) al 1988 (ministro degli Esteri Boutros Boutros Ghali).
1986 il Sudafrica strappa al Lesotho le sue ricchezze
Con il pretesto di contrastare il sostegno alla lotta dell'Anc, il regime razzista di Pretoria organizza un golpe contro il paese enclave e gli impone un accordo capestro idrico denominato Lesotho Highlands Water Agreement.
Fiumi e contese
Numerosi e insoluti sono i conflitti di interesse tra il
diritto assoluto alla sovranita' reclamato da chi sta a monte di un fiume e ne vuole disporre come crede e il
diritto assoluto all'integrita' del fiume di chi sta a valle.
OKAVANGO (Africa Occidentale) portata media 41200 metri cubi al secondo.
Lungo 1600 Km e con un'enorme portata, il fiume ha la particolarita' di morire con un delta non in mare, ma a nord del deserto del Kalahari, in Botswana. Le sue acque, che attraversano tre paesi (Angola, dove nasce con il nome locale di Cubango, Namibia, Botswana), sono ambite per fini sia irrigui sia energetici dagli stati rivieraschi a monte.
L'Angola vorrebbe sfruttare un potenziale di 350 Mw e la Namibia ha in progetto l'ultimo tratto di un acquedotto per rifornire la citta' di Grootfontein e una centrale idroelettrica da 40 Mw annui presso la prevista diga alle cascate di Popa. Il Botswana teme invece che venga compromesso l'ecosistema del delta, il quale assicura ingenti introiti turistici.
Il contenzioso fra i tre paesi e' stato composto creando nel 1994 la
Permanent Okavango River Basin Water Commission (Okacom).
NILO (Africa Nord-Orientale) portata media 5100 metri cubi al secondo.
Le contese sul grande fiume nascono dai progetti idroelettrici e irrigui di Etiopia (dove nasce il Nilo Azzurro, un ramo del Nilo che da il 90% delle acque totali) e Sudan (con il canale di Jonglei, progettato fin dal 1958, e la diga di Merowe, con 1,8 miliardi di dollari di costo la maggiore opera idroelettrica in corso in Africa, che creera' entro il 2008 un lago capace di generare 1250 Mw annui, cui lavora la
China International Water & Electric Corp).
L'Egitto, i cui abitanti crescono di 1,5 milioni l'anno e il cui lago di Nasser perde per evaporazione circa due metri l'anno, ha un bisogno vitale delle acque del fiume per aumentare la sua superficie arabile (oggi solo il 2% del totale) e negli anni '70 il presidente Sadat si disse piu' volte pronto ad attaccare i due paesi a monte (Sudan e Etiopia) se avessero proseguito i loro lavori.
Due accordi fra i tre paesi per coordinare i vari progetti sono stati firmati nel 1991 e nel 1993.
Ma anche Tanzania, Uganda e Kenia stanno per entrare nella disputa, in quanto intenderebbero prelevare ingenti quantita' di acqua dal lago Vittoria, da cui nasce l'altro ramo del Nilo.
GIORDANO (Medio Oriente) portata media 32 metri cubi al secondo.
Il piccolo fiume si puo' ritenere la maggior causa dei conflitti mediorientali. La Siria sulle sorgenti e la Giordania sull'affluente Yarmuk (che segna il confine con la stessa Siria) cercano dagli anni '50 di avviare progetti per captare le sue acque che Israele (che peraltro attinge 60 milioni di metri cubi annui dal lago di Tiberiade, formato dallo stesso fiume) ha sempre contrastato, spesso distruggendone i lavori con incursioni militari. Comunque, solo il 30% delle acque utilizzate nel bacino deriva dal fiume, il resto e' di origine artesiana.
Considerato che l'
Organizzazione Mondiale della Sanita' (OMS) indica il fabbisogno minimo procapite in 100 metri cubi annui, mentre la disponibilita' di Israele scendera' dai 470 del 1990 ai 310 nel 2025, quella Palestinese a Gaza crollera' dai 100 metri cubi attuali ai 25-30 entro il 2020. E il prezzo dell'acqua e' iniquo: nel 1995 a Gaza un metro cubo costava 1,2 dollari, in Israele 0,1.
MEKONG (Asia Sud Orientale) portata media 15000 metri cubi al secondo.
I cinque paesi che si affacciano sulla parte medio-bassa del fiume (Myanmar, Thailandia, Laos, Cambogia e Vietnam) temono e cercano di contrastare le iniziative della Cina, che nella meta' superiore del fiume (oltre 2000 Km sotto il suo esclusivo controllo) intende realizzare ben 37 dighe per produrre energia idroelettrica, una decina delle quali gia' avviate, che si aggiungono alle oltre 100 progettate nell'ultimo decennio. Quando questa decina sara' ultimata, la portata alla foce risultera' dimezzata.
Inoltre Pechino intende realizzare 14 porti fluviali per rendere navigabile il fiume il piu' a nord possibile.
Il Laos e' stato pero' il piu' rapido ad avviare la costruzione delle prime dighe: Nam Theun 2, un progetto di oltre 1 Mw, costera' 1,3 miliardi di dollari, e Nam Mang 3.
Sulle vicende del fiume vigila la
Mekong River Commission, costituita nell'aprile del 1995 da Laos, Thailandia, Cambogia e Vietnam, con Cina e Myanmar nel rulo di dialogue partners.
GANGE-BRAHMAPUTRA (Asia Centro Meridionale) portata media Brahmaputra 47500 metri cubi al secondo, Gange 42000 metri cubi al secondo.
Ai due fiumi (fra i tre maggiori al mondo per portata) sono interessati India e Cina.
L'India nel 1970 ha realizzato sul Gange la diga di Farakka, che il Bangladesh accusa di provocare inondazioni.
La Cina nel novembre del 2006, tramite l'esperto Guo Kai, ha annunciato lo studio di dighe e canali per dirottare parte delle acque del Brahmaputra e di cinque sue affluenti minori verso lo Huang He (Fiume Giallo), scavalcando addirittura lo Yang Tze, per aumentare la portata di 200 miliardi di metri cubi annui. Ma India e Bangladesh si oppongono con fermezza, in quanto sarebbero coinvolte piu' di 185 milioni di persone che vivono nel bacino del fiume, quasi tutti contadini che contano su quelle acque per le colture e per produrre elettricita'. Inoltre canali e dighe, sorgendo in zone sismiche (con terremoti fino all'ottavo grado della scala Richter), in caso di rottura potrebbero causare inondazioni devastanti.
TIGRI-EUFRATE (Medio Oriente) portata media Eufrate 1150 metri cubi al secondo, Tigri 950 metri cubi al secondo.
Per promuovere la produzione idroelettrica e migliorare le prospettive agricole nella regione curda dell'est, la Turchia ha lanciato un programma di 22 dighe e 19 centrali sull'Eufrate (dal costo di 32 miliardi di dollari) che ha causato la perdita del 40% del flusso idrico alla Siria e di oltre l'80% all'Iraq.
Considerata la forza militare della Turchia e la sua adesione alla NATO, le forti proteste di Siria e Iraq sono rimaste sul piano verbale e, nonostante i pessimi rapporti politici tra loro, Siria e Iraq nel 1990 hanno deciso di spartirsi, rispettivamente al 48% e al 52%, quanto la Turchia lascia filtrare dai suoi bacini. La Turchia, nel 1988, ha anche lanciato la proposta della cosiddetta
Pipeline della pace per portare 6 milioni di metri cubi al giorno verso i paesi della penisola araba, ma l'enorme costo (si parla di 21 miliardi di dollari ai prezzi dell'epoca) ha finora frenato il progetto.
Problemi idrici nel mondo
In
Lesotho, piccolo paese circondato dal SudAfrica, si sta costruendo un sistema di dighe che coinvogli l'unica risorsa preziosa che hanno, l'acqua, per venderla al Sud Africa, che a fronte di un aumento della popolazione ne ha sempre piu' bisogno.
In
Kenya la situazione e' tale che si muore sia per i conflitti che nascono a causa della scarsita' d'acqua, sia per le epidemie di febbre provocate da zanzare che si riproducono dopo le inusuali inondazioni dei fiumi in seguito ad eventi climatici estremi.
La
Colombia ha una disponibilita' di acqua per abitante che e' quasi dieci volte superiore di quella Europea. Ma la privatizzazione dei servizi, la cattiva gestione del territorio e la mancanza di una corretta pianificazione dei servizi, fanno si che grandi fette della popolazione rimangano letteralmente senz'acqua. Qui, come in altri paesi del Sud America, la popolazione lotta contro la mercificazione e la privatizzazione di quello che dovrebbe essere invece riconosciuto come un diritto umano alla vita.
Neanche l'Italia se la passa molto bene. Non ricordo nemmeno piu' da quanti anni ogni estate siamo in "emergenza idrica", tanto che oramai l'emergenza e' diventata cronica.
Il 70% dell'acqua utilizzata sul pianeta e' consumato dalla zootecnia e dall'agricoltura (i cui prodotti servono per la maggior parte a nutrire gli animali d'allevamento).
Quasi la meta' dell'acqua consumata negli Stati Uniti e' destinata alle coltivazioni di alimenti per il bestiame.
Gli allevamenti consumano una quantita' d'acqua molto maggiore di quella necessaria per coltivare soia, cereali, o verdure per il consumo diretto umano.
Dobbiamo sommare, infatti, l'acqua impiegata nelle coltivazioni, che avvengono in gran parte su terre irrigate, l'acqua necessaria ad abbeverare gli animali e l'acqua per pulire le stalle.
Una vacca da latte beve 200 litri di acqua al giorno, 50 litri un bovino o un cavallo, 20 litri un maiale e circa 10 una pecora.
Il settimanale
Newsweek ha calcolato che per produrre soli cinque chili di carne bovina serve tanta acqua quanta ne consuma una famiglia media in un anno.
E allora ricordiamoci le regole piu' banali di risparmio idrico, a partire da chiudere il rubinetto quando non serve mentre ci laviamo i denti o laviamo i piatti. Non festeggiamo la giornata mondiale dell'acqua con le fontanelle nei parchi perennemente aperte!
Sembrano piccoli gesti, ma sommati a tanti altri faranno la differenza.
Link correlati
Green Cross Italia
(www.greencrossitalia.it/ita)
Sostenibile Blogosfere
(sostenibile.blogosfere.it)
World Water day
(www.worldwaterday.org)
Un-Water
(www.unwater.org)