La
Domus Italica puo' essere considerata la capostipite della tipologia di abitazione romana, che poi, nel corso dei secoli, si sviluppo in tutte le sue diverse architetture, fino a divenire la piu' lussuosa e confortevole
Domus Romana.

In origine la Domus Italica era una costruzione piuttosto semplice.
Attraverso l'atrio, sul quale si aprivano altre stanze, prive di finestre, si entrava nel giardino rettangolare sito nella parte posteriore della casa.
Nell'atrio la luce penetrava da un'ampia apertura sul soffitto (
compluvium), sotto alla quale era posta un grande vasca, destinata a raccogliere l'acqua piovana (
impluvium).
Sempre nell'atrio era situato un tempietto, il
lararium, dove si tenevano le statue dei
Lari e dei
Penati, protettori della casa e della famiglia, e dei
Mani, per la venerazione delle anime dei trapassati. Inizialmente, accanto ad essi, veniva alimentato un fuoco sacro, che non doveva mai spegnersi, pena l'ira degli dei.
Negli anni a venire, ad imitazione di quella greca, la Domus Italica si sviluppo' ulteriormente in senso orizzontale fino ad assumere, con l'aggiunta di nuovi e piu' comodi ambienti (che svilupperanno tutti intorno al
Peristylium, l'aspetto della tipica casa signorile: la
Domus Romana (o semplicemente
Domus).
Ma vediamo, come in un viaggio immaginario di duemila anni indietro nel tempo, cosa avrebbe visto un visitatore dell'epoca che entrava in una domus italica.
L'entrata si trovava generalmente su uno dei due lati piu' corti della casa.
La porta, che affacciava sulla strada, era preceduta dall'
ostium, che era la soglia d'ingresso che immetteva direttamente in un corridoio, detto
vestibolo (
vestibulum), che, a sua volta, conduceva alla vera e propria entrata (
fauces); da qui si passava al cortile interno, detto
atrio (
atrium), normalmente quadrato con un'ampia apertura sul soffitto spiovente verso l'interno detta
compluvio (
compluvium): di qui scendeva l'acqua piovana, che veniva raccolta in una vasca rettangolare chiamata
impluvio (
impluvium) sistemata nello spazio sottostante; quest'acqua era poi convogliata in una cisterna sotterranea.
Accanto all'atrio era sempre presente il
lararium dove si tenevano le statue dei
Lari e dei
Penati, protettori della casa e della famiglia, e dei
Mani, per la venerazione delle anime dei trapassati. Inizialmente, accanto ad essi, veniva alimentato un fuoco sacro, che non doveva mai spegnersi, pena l'ira degli dei.
Nella parete dell'
atrium, posta direttamente di fronte all'ingresso, si apriva una grande stanza detta
tablino (
tablinum), la stanza-studio del padrone di casa dove erano conservati gli archivi di famiglia: aveva gli angoli delle pareti foggiate a pilastri, era separata dall'atrium soltanto da tendaggi, e aveva un'ampia finestra che dava sull'
hortus da cui riceveva luce ed aria.
Ai lati sinistro e destro dell'
atrium si aprivano le stanze da letto chiamate
cubicola (
cubicola), e due ambienti di disimpegno aperti (le
alae).
Di fianco ad una delle due
alae vi era di solito il
triclinio (
oecus tricliniare o
Triclinium), la grande e sontuosa sala da pranzo, la piu' ampia della casa, dove si tenevano i banchetti con gli ospiti di riguardo.
La stanza del
triclinium era fornita di tre letti, detti
triclinari (da qui il nome della sala), su ognuno dei quali trovavano posto tre persone, sdraiate sul lato sinistro col gomito appoggiato ad un cuscino: infatti per i Romani il tre era considerato il numero perfetto.

I tre letti, all'interno del triclinio, erano disposti a semicerchio in modo da permettere facilmente il via vai della schiavitu'. Il letto centrale, il
medius lectus, era destinato agli ospiti piu' importanti, tra i quali vi era il personaggio piu' prestigioso in assoluto, che sedeva sulla parte piu' alta, il
locus consularius.
I triclini laterali erano chiamati rispettivamente
imus lectus, destinato alle persone meno importanti (tra le quali, in segno di umilta' si poneva il padrone), e il
sumus lectus, su cui erano gli ospiti di media popolarita'.
Tra i letti triclinari vi era un tavolo che, a seconda della sua forma, assumeva nomi diversi: quello di forma quadrata era detto
cilliba e poggiava su tre piedi, quello circolare veniva chiamato
mensa, e quello utilizzato per le bevande
urnarium.
Attraverso un corridoio chiamato
andron, dall'atrio si raggiungeva l'
Hortus, il giardino della casa.
Non era cosa inconsueta che le stanze d'angolo della domus italica, quelle poste sul lato dell'ingresso e che davano quindi sulla strada principale, fossero dei negozi (
Tabernae).
Queste
tabernae non avevano accessi verso l'interno della casa, ed erano forniti di una grande entrata che consentiva un facile ingresso alle persone e alle merci.
In genere erano costituite da un banco murato per l'esposizione della merce e, nella parte piu' interna, da uno o piu' retrobottega separati da pareti divisorie.
La taberna poteva essere divisa anche in due piani; sotto vi era la bottega vera e propria, sopra un mezzanino (detto
pergula), che fungeva da abitazione, al quale si accedeva o dall'interno della bottega mediante una scala, o anche dall'esterno.
In latino
pergula e
taberna avevano come significato quello che corrisponde al nostro
tugurio,
stamberga.
Diceva un vecchio proverbio dell'epoca:
Chi e' nato in un tugurio (pergula) non puo' sognare le case.
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