La legione Romana

Si vis pacem, para bellum


La legione romana era un'unita' complessa, di primaria valenza non solo a livello tattico ma anche a livello strategico in quanto la sua sola presenza in una Provincia costituiva un forte deterrente per i nemici (Si vis pacem, para bellum: Se vuoi la pace, prepara la guerra) e un formidabile strumento di romanizzazione.

La storia militare di Roma repubblicana ed imperiale tradizionalmente si tende ad identificarla con quella delle sue legioni. Cio' non e' completamente esatto, poiche' molti altri furono i fattori specifici che contribuirono alla sua grandezza: in pratica la potenza bellica che Roma seppe esprimere si baso' anche su un sapiente uso delle milizie alleate, delle forze mercenarie, di un'ingegneria di primo ordine e di una cultura guerresca saldamente mantenuta viva dall'elite politicamente dominante.

"SIGNA INFERRE!!!"; questo comando era ben conosciuto dai legionari di Roma e molto temuto dai loro nemici; era l'ordine di "ATTACCARE", che metteva in moto una delle piu' tremende macchine da guerra che la storia avesse mai conosciuto: la Legione romana.



La legione romulea (prima epoca regia (VIII-VI secolo a.C.))


La legione fu l'armata romana sin dai tempi della fondazione di Roma (753 A.C. circa) da parte di Romolo. Egli divise il popolo secondo le tre antiquae tribus cioe' dei Ramnes, Tities e Luceres. Ogni tribu' doveva fornire 1.000 fanti, divisi in 10 centurie (gruppi di 100 soldati), e 100 cavalieri, per cui la prima legione romulea era composta da 3.000 fanti e 300 cavalieri.
I 3.000 fanti erano comandati da 3 Tribuni militum, ognuno di essi comandava 1.000 fanti; i 300 cavalieri da 3 Tribuni celerum (il termine celeres [veloci] e' rapportato alla velocita' delle loro azioni), uno ogni 100 cavalieri.
Il termine legio indicava quell'insieme di cittadini-soldato che prendevano le armi al richiamo del loro re (legio deriva da lego = leva).

La legione era formata da cittadini compresi tra i 17 ed i 46 anni, era comandata dal re e veniva congedata alla fine del conflitto. Verosimilmente la nobilta' combatteva nelle prime linee dello schieramento, perche' meglio armata ed equipaggiata. L'armamento doveva essere quello tipico dell'epoca: corazza, elmo e schinieri di cuoio, scudo di legno, rinforzato da elementi di metallo, una picca (lancia), e la spada. Lo schieramento, in battaglia, avveniva con un fronte compatto, fanti al centro e cavalleria sulle ali, con i combattenti piu' capaci e meglio armati nelle prime file (principes che significa appunto i primi), e una seconda fila di rincalzo; davanti a tutti i velites (soldati armati di lance, che scagliavano contro il nemico in avvicinamento per romperne il fronte, per poi ritirarsi dietro lo schieramento).
Era il classico ordinamento a falange, secondo il modo di combattere allora prevalente dei Greci e degli Etruschi.



Legione a falange Serviana


Legione a falange o falangiticaLa prima vera riforma dell'ordinamento dell'esercito si ebbe con Servio Tullio (578-534 a.C.) contemporanea a quella sociale, la popolazione venne divisa in cinque classi a seconda del reddito (censo) ogni classe in centurie (maggiore il reddito maggiore il numero di centurie).
Nella prima classe erano inclusi i cittadini con maggior censo, aveva quindi un numero maggiore di centurie e forniva anche i contingenti di cavalleria. Il resto della milizia era fornito dalle restanti classi.

L'ordinamento della legione aveva per base la decuria e la centuria, mentre la cavalleria era divisa in turme (tre decurie). La formazione era analoga alla precedente, 3000 uomini su sei righe di profondita' e 500 file di fronte, che si muoveva all'unisono contro il nemico, con davanti sempre i velites, un corpo di giovani armati alla leggera con un fascio di giavellotti.
Le sei righe componevano le tre linee in cui si divideva lo schieramento ogni linea aveva un ruolo diverso in battaglia: nella prima vi erano gli astati (hastati), armati di una lunga lancia (hasta); nella seconda i principi (principes) (che in origine formavano la prima linea: principes = i primi); nella terza i triarii (triarii), veterani destinati a sostenere l'urto finale.
Tutti erano armati di una corta spada (gladius) e di un grande scudo rettangolare (scutum). Il combattimento era aperto dai veliti. Con la legione combattevano i fanti e i cavalieri degli alleati italici (socii).
La cavalleria occupava le ali dello schieramento (per cui era chiamata alae).



Legione a manipolo

Verso la seconda meta' del IV sec. a.C., l'esercito abbandono' il modello falangitico per assumere il piu' agile ordinamento manipolare: i manipoli, pur non essendo dotati di grande autonomia tattica, potevano essere schierati diversamente a seconda del terreno o dello schieramento avversario e, disposti a scacchiera, permettevano il passaggio delle altre unita'; i manipoli della prima linea potevano retrocedere sulla seconda linea senza comprometterne la formazione o la seconda rinforzare la prima serrando sotto in caso di bisogno.
La terza linea della Legione (quella dei TRIARI) costituiva invece la riserva dell'unita'; la linea che interveniva solo in caso di necessita' e su cui era destinato ad infrangersi l'eventuale successo nemico.
L'alternativa era di solito o la difesa ad oltranza od il ripiegamento ordinato.

Si ritiene che i Romani abbiano tratto tale originale ordinamento dai Sanniti e da altre popolazioni dell'Italia centro-meridionale che, battendosi su terreni impervi, non potevano schierarsi a falange e avevano adottato schieramenti piu' flessibili.
Questa importante innovazione, secondo la leggenda ascrivibile a Furio Camillo, fu probabilmente una conseguenza delle evoluzioni rese necessarie dalle difficili guerre con Celti e Sanniti, contro i quali la falange non dette buona prova.

Secondo tale nuovo ordinamento la Legione si componeva di quattro specialita' e di tre linee (ordines):

Veliti

i veliti (velites) (circa 1000 - 1200 per legione) erano posti davanti allo schieramento vero e proprio; erano i piu' giovani ed i meno abbienti; erano armati di una DAGA, una (o due) lancia leggera, che veniva scagliata quando il nemico era a circa 40 metri di distanza, ed un piccolo scudo rotondo del diametro di circa 1 metro (PARMA); svolgevano compiti di fanteria leggera, colpendo da lontano il fronte nemico per diminuirne la coesione e poi ritirandosi;

Astati

gli astati (hastati) (circa 1200 per legione) erano il primo ordine della fanteria pesante legionaria; erano i primi a venire a contatto con le linee avversarie. Era composta dai legionari piu' giovani, e quindi i piu' esuberanti ed impetuosi; piu' adatti quindi al primo urto anche se meno esperti nell'uso delle armi, nella manovra e meno resistenti e tenaci. Erano armati con la spada GLADIO (gladius), arma corta a doppio taglio, e con due pila (pilum), giavellotti pesanti che venivano lanciati contro il nemico quando questi era a circa 20 - 30 metri di distanza (subito dopo quelli leggeri lanciati dai veliti) prima dell'urto, erano protetti dal grande scutum repubblicano di forma semi-cilindrica, alto circa 1,50 m. e largo 0,80 m, coperto di cuoio e bordi rinforzati in ferro, dall'elmo di metallo, schinieri e pettorale (se potevano permetterselo anche una corazza) e da una o due gambiere;

Principi

i principi (principes) (circa 1200 per legione) erano il secondo ordine della fanteria pesante e costituivano la seconda ondata d'attacco; piu' maturi (sia per eta' che per esperienza bellica) e piu' abbienti degli astati, completavano in esperienza e costanza quanto mancava alla prima linea. Essi rappresentavano il fior fiore dell'Esercito romano; erano armati in modo simile agli astati, ma si proteggevano, probabilmente, con armature piu' elaborate, come, dal III sec. a.C. in poi, le cotte in ferro, ed invece dei pila (pilum) portavano lunghe aste (HASTA);

Triarii

i triarii (circa 600 per legione) erano il terzo ordine della fanteria pesante; erano costituiti dai veterani, sceltissimi di tante battaglie che attendevano, con un ginocchio a terra, l'esito della battaglia; a loro si ricorreva solo in casi di estremo bisogno; essi costituivano l'ultimo ricordo della falange perche', invece dei pila (pilum), portavano ancora una picca da urto. Erano armati e corazzati in modo simile agli astati, ma invece dei pila (pilum) portavano lunghe aste (HASTA).


Suddivisione della legione

Per ogni linea successiva a quella dei veliti vi erano 10 MANIPOLI (in totale quindi vi erano 30 Manipoli).

I Manipoli della prima (astati) e seconda (principi) linea erano composti da 120 uomini l'uno, mentre quelli della terza linea (triarii) erano composti da 60 uomini.
Ogni Manipolo venne successivamente suddiviso in 2 CENTURIE (per un totale quindi di 60 Centurie).
Ad ogni Centuria erano aggregati 20 VELITI, cioe' soldati con armamento leggero. Per un totale di 1200 VELITI (20 veliti per 60 Centurie).

Quanto abbiamo descritto si riferisce alla Fanteria presente nella Legione.
La Cavalleria completava l'unita' nella misura di un decimo della Fanteria pesante; quindi in una Legione erano inseriti 300 Cavalieri divisi in 10 TORME (turmae) di 30 uomini ciascuna, a loro volta suddivise in 3 unita' (decuriae) da dieci cavalieri. Di norma l'aliquota di Cavalleria era suddivisa in due parti (150 + 150 uomini) e dislocata sulle ali della Legione.
I CAVALIERI non avevano un armamento particolarmente curato. Di norma preferivano combattere a piedi.

Legione dispositivo a scacchieraL'articolazione assunta dalla Legione e' dovuta in particolare a Furio Camillo che volle perfezionare la formazione della compatta FALANGE macedone per delineare un'unita' maggiormente flessibile pur mantenendo la compattezza della Falange.
Con il dispositivo a scacchiera, infatti, i manipoli della prima linea potevano retrocedere sulla seconda linea senza comprometterne la formazione o la seconda rinforzare la prima serrando sotto in caso di bisogno.
La terza linea della Legione (quella dei TRIARI) costituiva invece la riserva dell'unita'; la linea che interveniva solo in caso di necessita' e su cui era destinato ad infrangersi l'eventuale successo nemico.
L'alternativa era di solito o la difesa ad oltranza od il ripiegamento ordinato.


Schieramento della legione

Legione scacchieraGli ordines si disponevano in 4 linee, uno dietro l'altro, con i veliti (velites) in testa e poi a seguire gli astati (hastati), i principi (principes) ed i triari.
I manipoli erano disposti a scacchiera, 10 per ogni ordines (linea) successivo ai veliti, con le due centurie che componevano ogni singolo manipolo disposte una dietro l'altra (quella davanti era detta centuria prior, quella dietro era detta centuria posterior); ciascun manipolo non agiva autonomamente ma nell'ambito del suo ordines (linea); a differenza della falange, tuttavia, esisteva una certa flessibilita' dello schieramento in quanto i vuoti che in tal modo si creavano servivano a permettere il passaggio, in avanzata o in ritirata, di altre truppe in modo ordinato e veloce, permettendo una certa agilita' di manovra tra le asperita' del terreno: un po' come faranno i battaglioni francesi nelle guerre napoleoniche con le loro "colonne".

Prima dell'urto contro il nemico, quando le schiere nemiche erano a non piu' di 50-60 metri, ciascuna centuria posterior di ogni manipolo avanzava e si accostava alla sua centuria prior, in modo da opporre all'avversario un fronte compatto.
Durante questo movimento, ciascuna centuria percorreva 20-25 metri impiegando piu' o meno una dozzina di secondi. E' necessario chiudere i varchi, perche' altrimenti il nemico vi si potrebbe insinuare, portando una gran confusione all'interno dello schieramento.

Considerato che ogni uomo occupa uno spazio di 3 piedi (88,8 cm), un manipolo occupa un fronte di circa 9-10 metri, ed una profondita' variabile tra gli 11 e i 22 metri circa, a seconda che la disposizione dei ranghi sia chiusa o aperta. Normalmente la disposizione dei ranghi era aperta durante la fase del lancio del pilum e chiusa durante lo svolgimento del corpo a corpo, con ogni legionario del manipolo che teneva la cinta di quello che lo precedeva, per consentire alle linee dello schieramento di rimanere unite e fornire quindi un fronte solido e compatto.

Alla destra di ogni manipolo c'e' uno spazio vuoto di circa 11 metri.

Infine, ai due lati dello schieramento della legione era disposta la cavalleria.

Intera armata Romana scacchieraUn'armata romana schierata, composta da 4 legioni (2 romane e 2 alleate), occupava un fronte di circa 1700 metri. Poco prima dello scontro i circa 18.000 legionari schierati battevano il gladius sullo scutum in un assordante suono che ammoniva il nemico che presto avrebbe assaggiato il metallo delle loro spade.




Legione coortale


Legione coortale
L'ordinamento introdotto da Furio Camillo rimase sostanzialmente immutato per molti anni.
Agli inizi del I sec. a.C. Caio Mario (e poi Cesare) riformo' profondamente l'esercito che si oriento' verso un modello professionale, abbandonando la base censuaria e, quindi, le distinzioni all'interno della legione tra le diverse specialita'; sparirono quindi le differenze nell'armamento e la distinzione in ordini tra astati, principi e triarii rimase solo a fini amministrativi; vennero anche aboliti i veliti, pertanto i legionari assunsero tutti l'aspetto di fanti pesanti, armati di gladius e pilum e protetti da scutum, elmo e corazza.
Essendo diventato l'armamento dei legionari tutto uguale, divenne necessario il doversi servire di truppe ausiliarie per compiti diversi da quelli propri della fanteria pesante legionaria.
Le legioni di Mario, assunsero, nella normalita', un organico di circa 5000 fanti.
L'esercito assunse un ordinamento coortale, nel quale la legione, come le unita' ausiliarie, era divisa in coorti (cohors); ciascuna legione, in particolare, venne divisa in 10 corti, 30 manipoli e 60 centurie di 80 uomini ciascuna; ogni coorte comprendeva quindi 3 manipoli e 6 centurie per un totale di circa 500 fanti; le unita' ausiliarie potevano essere divise in coorti di circa 500 uomini (cohors quingenaria) o di circa 1000 uomini (cohors milliaria); a differenza dei manipoli, la cohors non solo rendeva possibile la flessibilita' dello schieramento, ma era anche abbastanza forte da agire autonomamente e da poter essere spostata sul campo di battaglia con effetti decisivi. In questo periodo, probabilmente, alle legioni non era aggregato alcun contingente di cavalleria; la cavalleria, pertanto, era quasi esclusivamente ausiliaria (fornita, cioe', dalle Province) ed era suddivisa in unita' chiamate ali, che potevano anch'esse essere ala quingenaria o ala milliaria.
La disposizione in battaglia della "Legione coortale" era: di tre Manipoli, uno di ASTATI, uno di PRINCIPES ed uno di TRAIRI che operavano affiancati.
In sostanza la Legione si schierava ancora su tre linee, ma in modo diverso. Nella prima linea operavano 4 COORTI mentre nella seconda e nella terza ne venivano schierate 3. Le Coorti erano disposte a scacchiera ed in ogni Coorte i manipoli, erano affiancati.

Nel primo periodo imperiale venne forse reintrodotto un piccolo contingente di 150 cavalieri e la prima coorte venne suddivisa in 5 centurie, al posto delle consuete 6, ma di consistenza doppia, agli ordini diretti del legatus, il comandante della legione.
L'abolizione delle diverse specialita' consenti' di schierare piu' agevolmente la legione anche su due ordini di fila, per allungare il fronte, invece dei soliti tre; non cambiarono, invece, i movimenti delle centurie volti a permettere l'interpenetrazione di altre unita' in avanzata o in ritirata.



Il legionario


L'equipaggiamento


LegionarioI legionari indossavano una tunica (denominata indutus) lunga fino al ginocchio che poteva essere di lino a maniche corte (d'estate) o di lana a maniche lunghe (d'inverno); sulla base delle poche fonti a disposizione, le tinte piu' probabili sembrano essere quelle del tessuto grezzo, quindi bianco sporco o beige, e del rosso ruggine. In caso di climi freddi, il rimedio piu' adottato dai legionari era quello di indossare piu' tuniche una sopra l'altra che, in presenza di temperature estreme e se autorizzati, poteva essere integrato dall'utilizzo sotto la tunica di un paio di calzoni o brache aderenti (bracae) di lana che scendevano poco oltre il ginocchio.

Ai piedi calzavano pesanti sandali di cuoio (caligae) fatti di parecchi strati di suola e guarniti di borchie, per evitarne il rapido consumo; questi calzari erano molto comodi e, grazie alle borchie oste sulla suola, davano anche una notevole stabilita' durante il combattimento o durante la marcia, evitando di far scivolare il soldato sul terreno, specie se quest'ultimo era bagnato.
Esistevano delle caligae che avevano la parte superiore chiusa, simile ad uno stivale (tipo anfibio) ed adatte per i periodi invernali o per i legionari che operavano in zone non temperate (Nord Europa).

Sopra alla tunica mettevano una corazza a strisce e scaglie metalliche (lorica segmentata) che proteggeva la parte superiore del corpo; questa si indossa come una sorta di busto e si chiudeva con dei lacci posti anteriormente. Questa corazza risultava piu' leggera (anche se meno confortevole) della lorica hamata e manteneva liberi i movimenti di torso e braccia.

La lorica segmentata offriva una ottima protezione contro la maggior parte dei colpi di frecce e spade, soprattutto provenienti dall'alto. Tuttavia la sua struttura fatta di cuoio e cerniere di bronzo e orichalcum (una lega simile al moderno ottone) ne rendeva piu' difficilmente la manutenzione.

La lorica hamata e' un tipo di protezione a maglia che veniva usata dai guerrieri gallici e dai legionari dell'esercito romano. Era composta da una fitta trama di anelli metallici di diametro variabile dai 6 agli 8 mm e, anche se richiedeva diverse ore di lavorazione per essere prodotta, garantiva una durata di decine di anni (se ben curata). Il peso totale poteva raggiungere i 15 chili. La cinta (balteus, come vedremo piu' avanti) che indossavano i legionari, tra le altre cose, permetteva di scaricare una parte del peso di questa corazza sulle anche.

La lorica squamata era un tipo di armatura in uso soprattutto tra i centurioni, cosi' chiamata per le lamelle di metallo con le quali era realizzata che, come il nome squamata (squamae) suggerisce, poste le une accanto alle altre, ricordano vagamente le squame di un pesce.

Tra la tunica e la corazza si indossava il subarmalis, un corpetto con le spalline imbottite che costituiva una specie di seconda tunica ma piu' corta e che non copriva le braccia, utilizzato per proteggere la tunica vera e propria ed il corpo dallo strofinio e dalla sporcizia prodotta dalla lorica e dal peso della stessa, nonche' per ornamento, nato dal ritaglio di vecchie tuniche ormai rovinate o macchiate o da una stoffa spessa ricoperta da cuoio.

Alle estremita' della subarmalis venivano apposti i PTERUGES, ornamenti mobili nastriformi con frange applicate nelle punte, che si vedevano sbucare dalle spalle e dalla zona dell'inguine; si possono spesso notare nelle statue di soldati romani che indossavano una lorica hamata o una lorica squamata, molto di rado sotto quelli che indossavano la lorica segmentata. I PTERUGES erano formati da frange larghe ognuna circa 5-6 cm e lunghe poco meno o dell'orlo o delle maniche della tunica; non si conosce esattamente di che materiale fossero fatti; si desumono che potessero essere di cuoio tra i legionari o di un tessuto a strati di colore bianco, marrone, rosso, giallo, blu o anche di altro colore (forse anche volutamente contrastante rispetto a quelli indossati) tra i centurioni e gli aristocratici.

Alla vita indossava il cingulum militaris (o piu' militarmente detto balteus, per distinguerlo da quello d'uso civile) che era una cintura di cuoio con borchie di bronzo, o, in alcuni casi argentate o stagnate; una grossa fibbia formava la chiusura. A questa cinta venivano applicate verticalmente delle cinte di cuoio (dette apron), con borchiette metalliche rifinite alla punta con le piu' svariate forme di puntali.
Il cingulum, associato alla spada, era un segno distintivo dello "status" di militare in quanto veniva indossato dal soldato anche senza la corazza in quella che oggi chiameremmo "uniforme di servizio".

Legionario RomanoLegionario RomanoAgganciato al cingulum, sul lato sinistro veniva posto il pugio (pugium), una specie di piccolo coltello dalla lama non piu' lunga di 20 cm.
Il fodero del gladio (gladius), che era posto sulla destra per consentire di sguainare l'arma senza intralciarsi con il grande scudo (scutum) che era tenuto sul lato sinistro, veniva portato a tracolla, appeso a un balteo (una fine cinghia in cuoio) che si appoggiava sulla spalla sinistra e si faceva passare sotto il cingulum per tenerlo fermo, fino a fargli raggiungere il fianco destro.

In testa avevano l'elmo (galea, cassis) e legato attorno al collo un ampio fazzoletto rosso arrotolato (focale), per altro ancora in uso nelle nostre forze armate, lasciato con due estremita' pendenti: serviva ad evitare lesioni dal contatto diretto tra il collo e il metallo della corazza.

Una nota a parte occorre fare per il mantello, ovviamente non usato in battaglia, ma che rappresenta per i soldati romani l'indumento militare per eccellenza (tanto che l'imperatore Marco Aurelio cerco', per un certo periodo, di bandirlo perche' considerato eccessivamente "militaristico").
I soldati romani ne adoperavano di diversa foggia.
Il mantello militare piu' semplice era il sagum, di forma rettangolare e fermato con una spilla sopra la spalla destra.
Poi vi era la paenula, particolare per la sua forma semicircolare e abbottonato sul petto; questo mantello e' spesso rappresentato sui monumenti indosso a legionari e pretoriani, ma anche a ausiliari.
Ed infine il paludamentum che era il mantello riservato agli ufficiali; era anch'esso di forma rettangolare ma veniva fissato alla spalla sinistra e si portava elegantemente drappeggiato attorno al braccio sinistro.

La principale arma offensiva era:
per i veliti la lancia leggera, un giavellotto con punta fine in metallo tenero che si deformava all'impatto in modo da non essere riutilizzabile dal nemico; era di lunghezza variabile tra 1,2 m. e 2 m., con peso medio di 1,3-1,8 Kg; veniva scagliato quando il nemico era a circa 40 metri di distanza; ogni soldato ne aveva due;
per gli astati (la fanteria pesante) il pilum, un giavellotto pesante, lungo 2,10 m., composto per un terzo circa da un sottile e lungo gambo in ferro non temperato alla cui estremita' vi era una poco piu' grande punta in ferro temperato e per i due terzi da un pesante manico in legno, per un totale di circa 2 Kg di peso; il gambo in ferro era fermato nel manico da un tassello di legno tenero che all'impatto con il bersaglio si rompeva, facendo piegare proprio in quel punto il giavellotto, ma non consentendo alle due parti di separarsi, rendendo cosi' disagevole da parte del nemico estrarlo dagli scudi colpiti, e, ancor di piu', rilanciarlo al mittente; l'impatto di questa geniale arma sul bersaglio era impressionante e letale: spinto dal peso del manico, il lungo e sottile gambo, trovando la strada apertagli dalla sua punta in ferro temperato, penetrava lo scudo del nemico continuando la sua corsa fino al corpo dello stupito nemico; veniva lanciato quando il nemico era a circa 20 - 30 metri (subito dopo quelli lanciati dai veliti); ogni fante ne aveva due.

Per il combattimento ravvicinato c'era il gladius, spada corta usata di punta e portata sul fianco destro; era la spada romana d'ordinanza, lunga dai 60 agli 80 cm, di origine imberica che per la sua lama corta ma larga era atta agli scontri nelle mischie.
Il fianco sinistro era coperto dallo scutum rettangolare e convesso (semi-cilindrico) che offriva al corpo la massima protezione; era alto circa 1,30 m. e largo circa 0,80 m, era coperto di cuoio e aveva i bordi rinforzati in ferro.

Il pugio (pugium) era l'arma ausiliaria di ogni legionario, un coltello dalla lama non piu' lunga di 20 cm.

Ogni soldato portava tutto con se, persino il materiale per accamparsi: il suo fardello pesava dai 30 ai 40 chili.


Le insegne


SigniferI signiferi erano coloro che tenevano e avevano cura delle insegne: avevano un'armatura leggera (cotta di maglia o una lorica squamata), uno scudo tondo e una pelle di animale sopra l'elmo; questa poteva essere di lupo, orso, leone, volpe...
Tra i signiferi si distinguono l'aquilifer, il portatore dell'Aquila, il vexillifer portatore del vessillo della legione, il signifer portatore dell'insegna della coorte, del manipolo, o della centuria. La legione solitamente aveva anche un imago che portava un insegna con il volto dell'Imperatore.

I signiferi erano scelti fra soldati particolarmente dotati e meritevoli, poiche' era un grande prestigio portare l'insegna della propria unita'; a seconda del proprio grado anche l'armatura variava e cosi' passiamo dalla semplice cotta di maglia del signifer cohortis alla lorica squamata color oro dell'aquilifer.

Ogni legione aveva per insegna un'aquila d'oro ad ali spiegate, portata sulla cima di una grande asta dall'aquilifer (alfiere); vi erano anche insegne particolari per ogni corpo della legione (coorte, manipolo o turma).

Ogni legione aveva le seguenti Signa (insegne):

* l'Aquila che simboleggiava l'intera legione; emblema sacro della legione, oggetto di venerazione. Era donata dal Senato o dall'Imperatore, quando la legione veniva costituita. Era custodita dalla prima coorte ed era portata dall'aquilifer, che precedeva i legionari all'inizio della battaglia. Sull'asta venivano affissi i riconoscimenti al valor militare della legione.
* Vexillum legionis, il vessillo della legione, venerato dai soldati e portato dal vexillifer. Era composto da un drappo rosso quadrato fissato ad una traversa ad una picca. Sul drappo era ricamato in oro, il nome, il numero e l'emblema della legione.
* l'Imperatoris imago, che era l'immagine dell'imperatore al potere o dell'imperatore sotto cui era stata costituita la legione. Questa immagine, scolpita nel legno o in metallo serviva a ricordare costantemente ai soldati la loro fedelta' dovuta all'imperatore stesso. L'insegna era portata dall'immaginifer.
* 10 bandiere (vexilla) per 10 coorti; era portata dal signifer.
* 60 bandiere minori (signa) per le 60 centurie; era portata dal signifer.
* 10 simili a bandiere minori per le turmae; era portata dal signifer.

Inoltre queste bandiere servivano a trasmettere degli ordini visivi sul campo di battaglia: i soldati dovevano seguire con lo sguardo i loro stendardi. Ogni manipolo possedeva un signum affidato a un signifer che indicava il cammino da seguire nella marcia e in battaglia. La cavalleria, invece, seguiva un portatore di vexillum chiamato vexillarius.

SigniferOltre agli ordini visivi, i legionari dovevano obbedire agli ordini impartiti dai loro superiori che per il fragore della battaglia e per l'estensione dello schieramento diventavano difficili da udire; per questo era stato predisposto un preciso codice di segnali sonori; questi ordini sonori erano impartiti con squilli di tromba, di corno e di buccina rispettivamente dal Tubicen, dal Cornicen e dal Buccinator. Questi squilli segnavano la sveglia, il cambio della guardia, ma soprattutto la tattica. In battaglia venivano utilizzati tre strumenti:

la tuba (tromba dritta), strumento militare tipico della fanteria, consisteva in una canna conica lunga un metro circa o piu' fatta in bronzo o in legno ricoperta di cuoio, con bocchino separabile in corno o in bronzo. I tibicines erano orgogliosi della loro specialita', come testimonia la lapide di un pretoriano di Aquileia, sepolto presso questa citta', che ci teneva a specificare di essere stato tibicen in Roma. Questo forse perche' alla tuba erano assegnati i segnali d'attacco, come ricorda Cesare (De Bello Civili, III, 16, 4): "Tuba signum dari atque in hostes impetum fieri iussit". Essa suonava pero' anche per indicare la ritirata e la partenza dal campo. Inoltre la tuba aveva un'incombenza al di fuori dell'ambito militare, per un antico rito a sfondo guerresco che si svolgeva nell'Urbe Maxima nel mese di marzo, quando gli appartenenti al collegio dei Salii, guidati dai vates, percorrevano la citta' intonando un carme in versi saturni e percuotendo scudi sacri accompagnati dalle tube.

Il cornu (corno), strumento a fiato di bronzo a sezione conoidale, curvato a forma semicircolare e con una traversa in legno per poterlo appoggiare alla spalla, era di derivazione etrusca; ma mentre fra questo popolo era uno strumento cultuale, fra i romani era prettamente militare. I suonatori di cornu seguivano sempre il signifer per inviarne i messaggi. Il signifer era l'equivalente del piu' alto grado di sottufficiale, e aveva l'incarico di portare l'emblema della centuria (ognuna aveva il suo); a lui dovevano fare riferimento gli 80 legionari che componevano la centuria stessa. Al campo invece il cornicen missus (suonatore di corno) aveva l'incarico di suonare i cambi della guardia dietro indicazione di un milite che controllava gli orari, chiamato horologiarius.

La buccina, uno strumento a fiato praticamente identico al cornu (tanto che i due termini si usano spesso come equivalenti), di forma semicircolare era in origine un corno animale e veniva impiegata, fra l'altro, assieme al cornu per scandire, di notte, i turni di guardia, non e' chiaro se in alternativa o al posto di quest'ultimo. Nel museo romano di Istanbul si trova la lapide di Aurelius Surus, un suonatore di tuba, non di buccina come indicato dall'epigrafe, della Legio I Adiutrix Pia Fidelis, morto quarantenne a Fenicia Suria, dopo 18 anni di servizio.

Normalmente, trombe e corni suonavano insieme per avvertire che si doveva avanzare verso il nemico, ma non solo, ogni istante della battaglia era segnalato e cadenzato da particolari squilli, che organizzavano cosi' gli spostamenti e i movimenti sul campo delle truppe e l'avvicendarsi dei manipoli, lo spostamento della cavalleria, l'attacco dei veliti o dell'artiglieria etc.

Cosa curiosa, i romani, come del resto i greci e gli abitanti delle regioni mediterranee, non conoscevano il tamburo, pur conoscendo i tamburelli e i timpani, che con cimbali, sistri e crotali erano utilizzati solo per la danza. E' molto probabile che nessuno avesse pensato a sviluppare uno strumento come il tamburo, perche' sia il rullio cadenzato che il cupo rimbombo delle casse maggiori non sono validi per trasmettere segnali ad un esercito in manovra nel fragore della battaglia.




Le Macchine da guerra dei Romani



Le principali macchine da guerra dei Romani:


Ariete

Balista

Catapulta

Corvo

Muscolo

Onagro

Pluteo

Rampa d'assedio

Testuggine

Torre d'assedio







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Ultimo aggiornamento: 26/01/2009
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