Libro I
Musa, quell'uom di multiforme ingegno
Dimmi, che molto erro', poich'ebbe a terra
Gittate d'Ilion le sacre torri;
Che citta' vide molte, e delle genti
L'indol conobbe; che sovr'esso il mare ... [
continua Libro 01°]
Libro II
Come la figlia del mattin, la bella
Dalle dita di rose Aurora surse,
Surse di letto anche il figliuol d'Ulisse,
I suoi panni vesti', sospese il brando ... [
continua Libro 02°]
Libro III
Uscito delle salse acque vermiglie,
Montava il sole per l'eterea volta
Di bronzo tutta, e in cielo ai de'i recava
Ed agli uomini il di' su l'alma terra:
Quando alla forte Pilo, alla cittade ... [
continua Libro 03°]
Libro IV
Giunsero all'ampia, che tra i monti giace,
Nobile Sparta, e le regali case
Del glorïoso Menelao trovaro.
Questi del figlio e della figlia insieme
Festeggiava quel di' le doppie nozze,
E molti amici banchettava ... [
continua Libro 04°]
Libro V
Gia' l'Aurora, levandosi a Titone
D'allato, abbandonava il croceo letto,
E ai de'i portava ed ai mortali il giorno;
E gia' tutti a concilio i de'i beati
Sedean con Giove altitonante in mezzo,
Cui di possanza cede ogni altro nume.
Memore Palla dell'egregio Ulisse ... [
continua Libro 05°]
Libro VI
Mentre sepolto in un profondo sonno
Cola' posava il travagliato Ulisse,
Minerva al popol de' Feaci e all'alta
Lor citta' s'avvio. Questi da prima
Ne' vasti d'Iperea fecondi piani
Far dimora solean, presso i Ciclopi ... [
continua Libro 06°]
Libro VII
Mentre cosi' pregava il pazïente
Divino Ulisse, dal vigor de' muli
Portata era Nausica alla cittade.
Giunta d'Alcinoo alla magion sublime,
S'arresto' nel vestibolo; e i germani,
Belli al par degli Eterni, intorno a lei ... [
continua Libro 07°]
Libro VIII
Ma tosto che rosata ambo le palme,
Comparve in ciel l'aggiornatrice Aurora,
Surse di letto la sacrata possa
Del magnanimo Alcinoo, e il divin surse
Rovesciator delle cittadi Ulisse.
La possanza d'Alcinoo al parlamento,
Che i Feaci tenean presso le navi ... [
continua Libro 08°]
Libro IX
Alcinoo Rege, che ai mortali tutti
Di grandezza e di gloria innanzi vai,
Bello e' l'udir, gli replicava Ulisse,
Cantor, come Demodoco, di cui
Pari a quella d'un dio suona la voce:
Ne' spettacol piu' grato havvi, che quando
Tutta una gente si dissolve in gioia ... [
continua Libro 09°]
Libro X
Giungemmo nell'Eolia, ove il diletto
Agl'immortali dei d'Ippota figlio,
Eolo, abitava in isola natante,
Cui tutta un muro d'infrangibil rame
E una liscia circonda eccelsa rupe.
Dodici, sei d'un sesso e sei dell'altro,
Gli nacquer figli in casa; ed ei congiunse ... [
continua Libro 10°]
Libro XI
Giunti al divino mare, il negro legno
Prima varammo, albero ergemmo e vele,
E prendemmo le vittime, e nel cavo
Legno le introducemmo: indi con molto
Terrore e pianto v'entravam noi stessi.
La dal crin crespo e dal canoro labbro ... [
continua Libro 11°]
Libro XII
Poiche' la nave usci' dalle correnti
Del gran fiume Ocea'no, ed all'Eea
Isola giunse nell'immenso mare,
La' 've gli alberghi dell'Aurora e i balli
Sono, e del sole i lucidi Levanti,
Noi dalla nave, che fu in secco tratta,
Scesi, e corcati su la muta spiaggia,
Aspettammo dell'alba il sacro lume.
Ma come del mattin la bella figlia
Coloro' il ciel con le rosate dita,
Di Circe andaro alla magione alcuni ... [
continua Libro 12°]
Libro XIII
Stavansi tutti per l'oscura sala
Taciti, immoti, e nel diletto assorti.
Cosi' al fine il silenzio Alcinoo ruppe:
Poiche' alla mia venisti alta e di rame
Solido e liscio edificata casa,
No, Ulisse, non cred'io che al tuo ritorno
L'onde t'agiteran, comunque afflitto
T'abbia sin qui co' suoi decreti il fato ... [
continua Libro 13°]
Libro XIV
Ei, la riva lasciata, entro' in un'aspra
Strada, e per gioghi e per silvestri lochi
La' si rivolse, dove Palla mostro
Gli avea l'inclito Eumeo, di cui fra tutti
D'Ulisse i miglior servi alcun non era,
Che i beni del padron meglio guardasse.
Trovollo assiso nella prima entrata
D'un ampio e bello ed altamente estrutto
Recinto, a un colle solitario in cima ... [
continua Libro 14°]
Libro XV
Nell'ampia Lacedemone Minerva
Entrava intanto ad ammonir d'Ulisse
L'inclita prole, che di far ritorno
Alle patrie contrade era gia' tempo.
Trovollo che giacea di Menelao
Nell'atrio con Pisistrato. Ingombrava
Un molle sonno di Nestorre il figlio:
Ma l'Ulisside, cui l'incerta sorte ... [
continua Libro 15°]
Libro XVI
L'inclito Eumeo nel padiglione e Ulisse,
Racceso il foco in su la prima luce,
Leggier pasto allesti'ano; e fuori al campo
Co' neri porci usci'an gli altri custodi.
Ma i cani latrator, non che a Telemaco
Non abbaiar, festa gli feano intorno.
S'avvide Ulisse del blandir de' cani,
E d'uomo un calpesti'o raccolse e queste
Voci drizzo' al pastor ... [
continua Libro 16°]
Libro XVII
Tosto che aperse del mattin la figlia
Con rosea man l'eteree porte al Sole,
Telemaco, d'Ulisse il caro germe,
Che inurbarsi volea, sotto le piante
S'avvinse i bei calzari, e la nodosa
Lancia che in man ben gli s'attava, tolse,
E queste al suo pastor drizzo' parole ... [
continua Libro 17°]
Libro XVIII
Un accattante pubblico sorvenne,
Di mendicar per la cittade usato,
Famoso vorator, che mai non disse
Per molto cibo, e per vin molto: Basta!
E gigante a vederlo, ancor che poco
Di forza e cuore in si' gran corpo fosse.
Egli avea nome Arne'o: cosi' chiamollo,
Nel di' che nacque, la diletta madre ... [
continua Libro 18°]
Libro XIX
Nell'ampia sala rimanea l'eroe,
Strage con Palla macchinando ai proci.
Subito al figlio si converse, e disse:
Telemaco, levar di questi luoghi
L'armi conviene, e trasportarle in alto.
Se le bell'armi chiederanno i proci,
Con parolette a lusingarli volto:
Io, lor dirai, dal fumo atro le tolsi,
Perche' non eran piu' quali lasciolle
Ulisse il giorno che per Troia sciolse:
Ma deturpate, scolorate, ovunque
Il bruno le tocco' vapor del foco ... [
continua Libro 19°]
Libro XX
Il magnanimo figlio di Laerte
Giacea nell'atrio. Una recente pelle
Steso aveasi di bue con altre molte
Di pingui agnelle, dagl'ingordi Achei
Sacrificate; e d'un velloso manto
Lui gia' corcato Eurinome coverse.
Qui co' pensieri suoi l'eroe vegliava,
Sventure ai proci divisando ... [
continua Libro 20°]
Libro XXI
Ma Palla, occhio azzurrino, alla prudente
Figlia d'Icario entro lo spirto mise
Di propor l'arco ai proci e i ferrei anelli,
Nella casa d'Ulisse: acerbo gioco,
E di strage principio e di vendetta.
La donna salse alla magion piu' alta,
E dell'abil sua man la bella e ad arte
Curvata chiave di metallo prese
Pel manubrio di candido elefante ... [
continua Libro 21°]
Libro XXII
Surse e spogliossi de' suoi cenci Ulisse,
E sul gran limitare ando' d'un salto,
L'arco tenendo e la faretra. I ratti
Strali, onde gravida era, ivi gittossi
Davante ai piedi, e ai proci disse: A fine
Questa difficil prova e' gia' condotta.
Ora io vedro', se altro bersaglio, in cui
Nessun diede sin qui, toccar m'avviene,
E se me tanto privilegia Apollo ... [
continua Libro 22°]
Libro XXIII
La buona vecchia gongolando ascese
Nelle stanze superne, alla padrona
Per nunziar, ch'era il marito in casa.
Non le tremavan piu' gl'invigoriti
Ginocchi sotto; ed ella a salti giva.
Quindi le stette sovra il capo, e: Sorgi,
Disse, Penelopea, figlia diletta,
Se il desi'o rimirar de' giorni tutti
Vuoi co' propri occhi. Ulisse venne, Ulisse ... [
continua Libro 23°]
Libro XXIV
Mercurio intanto, di Cillene il dio
L'alme de' proci estinti a se' chiamava.
Tenea la bella in man verga dell'oro,
Onde i mortali dolcemente assonna,
Sempre che il vuole, e li dissonna ancora.
Con questa conducea l'alme chiamate,
Che stridendo il segui'ano. E come appunto ... [
continua Libro 24°]
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