Katsushika Hokusai

Katsushika Hokusai e' il piu' celebre pittore e xilografo giapponese, considerato il piu' grande artista della scuola denominata Ukiyo-e, e, con Hiroshige, il massimo interprete della stagione piu' alta dell'incisione giapponese. E' forse l'artista non solo giapponese, ma asiatico piu' conosciuto nel mondo: Edmond de Goncourt gli dedico' un'ampia e dettagliata monografia gia' nel 1896.

L'onda presso la costa di Kanagawa (conosciuta anche come La grande onda oppure anche come In the Hollow of a Wave off the Coast at Kanagawa) e' certamente l'opera piu' universalmente nota di Katsushika Hokusai, anche se alcuni studiosi sostengono che questa straordinaria xilografia policroma non e' delle piu' tipiche perche', appartenendo al periodo Iitsu, risente degli influssi europei (e forse, proprio per questa ragione, e' piu' apprezzata anche fuori dal Giappone).

Hokusai nacque nel 1760 in un sobborgo di Edo, l'antica Tokyo, che, con oltre un milione di abitanti, era allora probabilmente la piu' popolosa citta' del mondo. Quando, verso i diciannove anni, poteva considerarsi concluso il suo apprendistato artistico, era fiorente in Giappone l'ukiyo, una cultura subalterna a quella ufficiale, che dava i suoi frutti contemporaneamente nel teatro, nella letteratura e nelle arti visive, e che aveva la singolare peculiarita' d'essere destinata a una particolare classe sociale.

La rigida struttura gerarchica della societa' giapponese era composta di cinque classi che, in ordine decrescente di dignita', erano quelle dell'aristocrazia, dei guerrieri, degli agricoltori, degli artigiani e dei mercanti.
Male tollerata era l'ambizione dell'individuo di passare da una classe all'altra. In fondo alla scala gerarchica del loro mondo, i mercanti si trovarono pero', gia' agli albori del XVIII secolo, a detenere complessivamente un reddito incomparabilmente maggiore rispetto a quello delle classi piu' elevate.

Tra gli svaghi prediletti della classe dei mercanti, oltre alle case chiuse del quartiere Yoshiwara e al kabuki (un particolare tipo di teatro che univa recitazione, danza e canto), si aggiunse presto anche l'ukiyoe (immagine del mondo che fluttua), che aveva il compito principale di trasporre in figura quel mondo privo forse di alti ideali, e teso alla gioia e al godimento piu' effimero.
Hokusai e' stato forse il punto piu' alto dell'ukiyoe.

Ukiyoe era nato gia' nel '600, ed era stata la forma di autorappresentazione della piu' elevata societa' giapponese durante la dinastia Edo, trovando nella letteratura e nel teatro i suoi originari campi d'applicazione. La natura e i sentimenti umani, anche quelli piu' drammatici e scabrosi, trovarono nell'arte ukiyoe una forma di catarsi simile a quella del teatro kabuki, concedendo di trattare anche cio' che le rigide convenzioni morali della societa' giapponese non avrebbero altrimenti permesso.
Inoltre, l'arte della xilografia, importata tempo addietro dalla Cina e dalla Corea, consentiva tirature altissime di ciascuna immagine disponibili dunque per un elevato numero di potenziali clienti.
Col passaggio poi dal bianco e nero al colore, essa da un canto assunse un'importanza e una dignita' pari e fin superiore alla pittura, dall'altro impegno' un numero crescente di specialisti (il disegnatore, l'intagliatore, l'inchiostratore, lo stampatore, infine l'editore, che si dedicava a diffondere quanto piu' poteva le immagini prodotte).


In questo mondo nacque e si formo' Hokusai. Da solo studio' la pittura delle scuole nazionali Kano e Tosa, gli stili cinesi e occidentali.
Dal primo maestro, Katsukawa Shunshou, uno dei principali interpreti della tradizione ukiyoe, ricevette il nome di Katsukawa Shunrou, primo d'una lunga serie di nomi d'arte che Hokusai si diede, nomi sotto i quali egli lavorava per un certo numero di anni, e che infine, ogni volta che si determinava a cambiare direzione di ricerca, lasciava in eredita' ad un allievo meritevole.

Quando Shunshou mori', Hokusai seguito' per un poco il genere delle stampe ukiyoe dei suoi esordi, raffigurando soprattutto attori e scene di teatro; poi raccolse l'eredita' ed il nome dell'ultimo grande maestro dello studio di pittura Tawaraya, Sori, e divenne Sori II. Come tale, immagino' personaggi che, memori di Utamaro, si allungano e si flettono in pose improbabili eppure straordinariamente aggraziate, insieme malinconiche e distanti dal mondo, spesso distribuite sul foglio come note su un pentagramma, in cadenze lievi e astratte.

Nel 1798 egli lascio' ad un allievo il suo rango di caposcuola nello studio Tawaraya ed il nome (l'allievo divenne prese cosi' il nome di Sori III) e prese il nome di Hokusai, che significa studio della stella Polare e che egli serbera' fino al 1810, quand'esso passera' al migliore dei suoi allievi, che assunse il nome di Hokusai II.

Hokusai prende quindi a firmarsi Taito, poi Iitsu, in ultimo Manji, qualche volta pero' aggiungendo ai nuovi nomi la specificazione il gia' Hokusai, come sapesse gia' che quel nome con il quale egli aveva attinto la piena maturita' sarebbe rimasto il suo per sempre.
Questi anni vedono, nell'arte di Hokusai, la nascita di una nuova figura umana, in special modo femminile, ormai lontana da quella serpentina e leggera, elegantissima, di Utamaro: una figura falcata ma possente, quasi monumentale, delineata da un segno talora sommariamente geometrizzante.
Si affacciano di frequente immagini di animali (l'anatra e la carpa, la tartaruga e il leone) in bilico fra un acuminato realismo e una straniante intenzione metamorfica, che poco piu' tardi sfocera' in una ironia a mezzo fra divertita e grottesca.

Dopo essere stato Taito, a sessant'anni Hokusai prese poi il nome di Iitsu, e come tale penso' al paesaggio riservando ad esso un ruolo nuovo, ora del tutto autonomo, nell'economia dell'immagine: e' il momento, questo, dello strappo definitivo operato da Hokusai rispetto alla tradizione iconografica e formale della stampa giapponese.
Nacquero allora alcune delle sue serie piu' famose, come le Trentasei vedute del monte Fuji, le Mille immagini del mare, o le Vedute insolite di famosi ponti giapponesi, nelle quali l'ambiguita' fra spazio narrato e evocato, prospettico e di superficie; la figura umana ostinatamente presente ma come riassorbita e dispersa nel ritmo piu' vasto della natura; e le forme di quella natura ridotte a sagome, eppur ancora pregne di vita, nelle quali tutto, infine, sembra poter essere una cosa e il suo contrario, in una dialettica infinita che, forse, allude all'eterno.

Come Manji, Hokusai firmo', nel 1834, il primo volume delle Cento vedute del monte Fuji. In calce alle Cento vedute, egli detto' alcune righe che oggi Gian Carlo Calza, professore d'arte dell'Estremo Oriente all'Universita' di Venezia e uno dei maggiori conoscitori della cultura e dell'arte giapponese, definisce una sorta di telegrafico testamento spirituale, ma anche programma di ricerca pittorica.
La nota biografica recita:

Gia' all'eta' di sei anni ho cominciato a disegnare ogni sorta di cose.
A cinquant'anni avevo gia' disegnato parecchio, ma niente di tutto quello che ho fatto prima dei miei settant'anni merita veramente che se ne parli.
E' stato all'eta' di settantatre che ho cominciato a capire la vera forma degli animali, degli insetti e dei pesci e la natura delle piante e degli alberi..
E' evidente percio' che a ottantasei anni avro' fatto via via sempre piu' progressi e che, a novant'anni, saro' entrato piu' a fondo nell'essenza dell'arte.
A cento avro' definitivamente raggiunto un livello meraviglioso e, a cento e dieci anni, ogni punto e ogni linea dei miei disegni avra' una sua propria vita.
Vorrei chiedere a coloro che mi sopravviveranno di prendere atto che non ho parlato senza ragione.
Scritto all'eta' di settantacinque anni da me, un tempo Hokusai, oggi Gokyorojin, il vecchio pazzo per il disegno.


Era tanto maniacalmente impegnato nella comprensione del proprio mestiere che, in punto di morte, avrebbe confidato alla figlia: Se avessi ancora cinque anni a disposizione, potrei diventare finalmente un pittore. Hokusai sapeva dove voleva arrivare. A noi rimane, dopo la sua morte nel 1849, solo il dubbio di poter leggere, senza tradirlo, il senso delle sue immagini.




Una discreta raccolta delle opere di Hokusai Katsushika e' disponibile sul sito di Jim Breen's Ukiyo-E Gallery - Hokusai
(www.csse.monash.edu.au/jwb/ukiyoe/hokusai.html)

Ultimo aggiornamento: 30/10/2005
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