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San Martino

San Martino

di Giosue' Carducci


La nebbia agli irti colli
piovigginando sale,
e sotto il maestrale
urla e biancheggia il mar;

Ma per le vie del borgo
dal ribollir de' tini
va l'aspro odor de i vini
l'anime a rallegrar.

Gira su' ceppi accesi
lo spiedo scoppiettando:
sta il cacciator fischiando
su l'uscio a rimirar

tra le rossastre nubi
stormi d'uccelli neri,
com'esuli pensieri,
nel vespero migrar.

(Giosue' Carducci - Rime Nuove [1861-1887])



Analisi


Una lirica che racconta in pochi versi un intero mondo. E' tutto in bianco e nero, per una giusta scelta tecnica. La metrica e' l'odicina anacreontica (quattro quartine di settenari).
Il Carducci qui mette a confronto il paesaggio malinconico di una natura grigia e tempestosa tipicamente autunnale, con la felicita' che c'e' nell'aria intorno a lui.
L'atmosfera festosa del borgo e' determinata dal giorno di San Martino in un piccolo paese maremmano (Bolgheri o Castagneto), poiche' per le strade si diffonde l'odore del vino e della carne che cuoce sullo spiedo, ma i pensieri dell'uomo sfuggono a quest'allegria e volano lontani (com'esuli pensieri nel vespero migrar). La figura del cacciatore riporta il lettore al momento malinconico dell'ora del tramonto e gli uccelli migratori, paragonati a pensieri vaganti, diventano simbolo dell'inquietudine, degli affanni e degli slanci insoddisfatti dell'uomo.
Il maestrale diventa soggetto di urla e biancheggia e da tutto il quadro pare sentirsi il silenzio dell'uomo e i soli rumori della natura.

La nostalgia del Carducci


Il rapporto con la natura, nel Carducci, e' posto sempre all'inizio di ogni sua poesia, ma questo non significa ch'esso sia il piu' sentito. In effetti, la natura, nella sua poetica, non riesce a svolgere quel ruolo mediativo o catartico ch'egli le vorrebbe assegnare. E cio' proprio in virtu' del fatto che il poeta ha consapevolezza dell'importanza di un altro rapporto: quello politico-ideale con la societa'.

L'incapacita' di vivere in modo adeguato tale rapporto ha fatto si' che nelle sue ultime poesie domini l'elemento elegiaco, anche quando si e' in presenza di una vigorosa descrizione dell'ambiente naturale. La natura, in altre parole, non viene qui usata come strumento per cantare i successi della societa' o la realizzazione degli ideali politico-sociali, ma diventa la cornice (mai comunque formale o superficiale) che racchiude il quadro di una vita disillusa.

In San Martino l'esordio e' tutto paesaggistico; il poeta traccia anche uno schizzo di vita agreste, rurale, ma il finale resta malinconico. Il cacciatore, dietro al quale si cela il poeta, fischia non lontano dallo spiedo, lasciando presagire una vita soddisfatta di se' (l'aspro odor dei vini rallegra l'anima). Tuttavia l'apparente felicita' nasconde una tristezza: i pensieri sono esuli. Cioe', perche' l'uomo possa sopravvivere, sembra che la felicita' debba pagare un prezzo esorbitante: la morte del pensiero, la fine dell'autoconsapevolezza politica, la rinuncia insomma all'ideale. Di questo il cacciatore-poeta e' cosciente e, per quanto fischi, non puo' fare a meno di rimirar gli stormi-pensieri (ovvero gli ideali irrealizzati) che se ne vanno. Soltanto la natura, in ultima istanza, o la semplicita' delle cose tradizionali, puo' attenuare lo sconforto del poeta.

29/10/2005
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