Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura,
che' la diritta via era smarrita. [...]
Per me si va ne la citta' dolente,
per me si va ne l'etterno dolore,
per me si va tra la perduta gente. [...]
Per correr miglior acque alza le vele
omai la navicella del mio ingegno,
che lascia dietro a se' mar si' crudele;
e cantero' di quel secondo regno
dove l'umano spirito si purga
e di salire al ciel diventa degno. [...]
La gloria di colui che tutto move
per l'universo penetra, e risplende
in una parte piu' e meno altrove. [...]
La Divina Commedia di
Dante Alighieri consta di 14.223
endecasillabi, distribuiti in
cento canti di oscillante ampiezza (da un minimo di 115 a un massimo di 160 versi), raggruppati in
tre cantiche quantitativamente prossime:
- l'
Inferno composto di 34 canti (il primo e' introduttivo all'intero poema), in totale 4720 versi;
- il
Purgatorio di 33 canti per una somma di 4755 versi;
- il
Paradiso di 33 canti con 4758 versi in tutto.
La concezione scientifico-fantastica del mondo dell'oltretomba e dell'ordinamento etico obbediente a leggi precise e coerenti, ha come risultato un ordine formale che si concretizza nella terzina a rima incatenata, strumento basilare dell'orchestrazione espressiva delle tre cantiche.
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