
Pablo NERUDA
(Parral, 12/07/1904 – Santiago, 23/09/1973)
Poeta cileno
Biografia
Pablo Neruda e' lo pseudonimo che Neftali' Ricardo Reyes Basoalto scelse in onore del poeta cecoslovacco Jan Neruda (1834-1891) cantore della povera gente.
Egli nacque a
Parral, nell'estremo sud del Cile, il
12 luglio 1904, da famiglia modesta di pionieri.
Trascorse un'infanzia scontrosa nel piovoso, malinconico e selvaggio Cile del sud.
Da qui il fascino della '
frontiera' che dominera' tutta la sua poesia.
La pioggia, i grandi boschi, i terremoti, in un mondo primitivo destinato a scavare in profondita' nella spiritualita' nerudiana. Scrive nelle sue memorie che da quel fango, da quel silenzio egli inizio' il suo cammino ed il suo canto. Il clima intimo e continuamente operante del mondo dell'infanzia e' sottolineato gia' in 'infanzia e poesia': "incomincero' col dire, intorno ai giorni e agli anni della mia infanzia, che il mio unico personaggio indimenticabile fu la pioggia. La grande pioggia australe che cade come una cateratta dal Polo, dai cieli del Capo Horn, fino alla frontiera. In questa frontiera o Far west della mia patria nacqui alla vita, alla terra, alla poesia ed alla pioggia".
La fanciullezza del poeta si colora di tinte particolarmente emotive nel ricorrente ricordo. L'Ambiente ostile delle 'origini del mondo', sferzato da una pioggia insistente, reso insicuro dai continui terremoti e dagli incendi, dominato da un misterioso scenario verde di piante e percorso da fiumi impetuosi, rappresenta un momento mitico ed eroico incancellabile.
Frequento' le scuole fino al liceo nella cittadina di Temuco e poi l'Universita' a Santiago.
Dal 1926 al 43 giro' il mondo come rappresentante diplomatico del suo paese (fu nominato console a Rangoon, a Ceylon e poi nel 1934 a Madrid dove si schiero' con i repubblicani contro i franchisti,cio' gli costo' la revoca del mandato), nel'36-37 visse l'esperienza della guerra civile spagnola non soltanto da spettatore interessato.
L'incontro o meglio la scoperta della Spagna fu per Pablo Neruda un fatto di estrema importanza. Come scrisse su di lui Dario Puccini: "Uno di quei salti dialettici grazie ai quali la storia esterna diviene storia personale, la vita degli altri vita propria, il dolore del mondo sentimento radicato". Neruda, favorito dalle circostanze, mise un pur lieve scompiglio nella letteratura spagnola facendosi paladino della "poesia impura" opponendosi alla linea purista di Juan Ramon Ramirez. Allora la sua influenza non fu preponderante ma si fece sentire piu' tardi e ancora perdura in qualche modo presso le generazioni intermedie e recenti.
Dopo aver subito il fascino dell'incontro con la poesia spagnola, il poeta cileno venne travolto nell'appassionata vicenda della guerra civile: prese subito posizione a favore della Repubblica aggredita; fu scosso dalla tremenda fucilazione di Lorca e con Cesar Vallejo, un poeta peruviano, fondo' il Gruppo ispano-americano d'aiuto alla Spagna. La guerra civile determino' un mutamento profondo nell'animo, nelle convinzioni, nella cultura, nella poesia del poeta. La sua fu una vera e propria conversione al prossimo e la sua poesia divenne quella dell'uomo con gli uomini cioe' una poesia sociale e di lotta politica, di adesione e di repulsione rispetto al prossimo, di sostegno e di esacrazione, di speranza e di rabbia: d'azione.
E quando cessata la guerra civile e sconfitte le armi repubblicane tanti spagnoli furono costretti all'esilio o morirono fucilati o in carcere quel "legame materno" con la Spagna si fece per Pablo drammatico e fu come una goccia di sangue che rimase indelebile. Se uno dei sentimenti piu' forti dell'anima moderna e' quello di un continuo e cocente esilio di una imprecisata perdita esistenziale, la Spagna e' stata per Neruda quella perdita, quell'esilio. Un vuoto angoscioso e accorato che si ripercuote nel suo virile grido di poeta dal lontano '39 a oggi.
Lasciata la Spagna ando' a Parigi.
Nel 1944 tornato in Cile s'iscrisse al partito comunista cileno e venne eletto senatore.
Dal '48 al 52 fu perseguitato e costretto all'esilio per la sua presa di posizione contro il neodittatore Gonzalez Videla; cosi' torno' a viaggiare per il mondo.
Nel 1952, rientra in Cile, dopo che il colpo di stato del 1948 lo aveva costretto a fuggire. L' opera poetica di Neruda e' dominata dal "Canto general" (1950) che si impone come la poderosa manifestazione dei sentimenti di un uomo , che nella sua profonda aspirazione alla liberta' si sente isolato e quasi un esule nella sua stessa patria; quella patria che contempla con affetto, tristezza e nostalgia.
Nel 1971 guadagna il premio nobel per la letteratura, nel 1973 torna in Cile e in quello stesso anno, il 23 settembre, muore a Santiago subito dopo il colpo di Stato del generale Pinochet.
La poesia
Nell'area poetica Neruda arriva gia' con un buon bagaglio letterario, Leo spitzer scrisse di lui "Neruda e' in realta' una somma di Quevedo, Whitman e Rimbaud" , e vi entra con l'impeto del suo istinto sfrenato e barbaro e viene definito da Lorca un poeta piu' vicino al sangue che all'inchiostro.
Fin dall'inizio la sua azione letteraria, sebbene alcuni mezzi impiegati possono trarre in inganno, appare condotta contro la roccaforte modernista, contro le forme placate o addirittura immobili dei modernisti, contro il conformismo letterario di quella scuola.
Egli scrive: "ho un concetto drammatico della vita e romantico; non mi riguarda cio' che non giunge profondamente alla mia sensibilita'. Quest'allegria di bastare a se stessi non la possono conoscere gli imbecilli che compongono una parte della nostra vita letteraria. Come cittadino sono un uomo tranquillo, nemico delle leggi, dei governi, e delle istituzioni stabilite. Ho repulsione per il borghese, e mi piace la vita della gente inquieta e insoddisfatta".
L'attacco alle convenzioni alle banalita' della vita moderna ai sentimenti codificati, all'ordine costituito si sviluppa aperto o nascosto per tutto l'arco della produzione poetica di Neruda.
Ma forte e costante e' anche la sua opposizione alla purezza e alla freddezza formale delle poesie moderniste. Cosi' scrive il poeta stesso delle poesie pure: "chi sfugge al cattivo gusto cade nel gelo".
La poesia di Neruda e' stata definita neoromantica, il poeta si pone di fronte alla realta' e se ne autoproclama interprete completo e assoluto. Per lui anche quando negata la realta' dara' segni della sua presenza; anche quando respinta lascera' tracce della sua tiranni occulta o palese.
La realta' sara' cosi' sempre presente o sotto l'aspetto di una malinconica rinuncia, di un bene non piu' afferrabile forse definitivamente perduto, o nella constatazione della eterna rovina, dell'infinita disgregazione e della continua morte che reggono il mondo e la vita agli occhi del poeta, o nella rappresentazione realistica dell'unita' tra uomo e natura, tra vita e storia, tra essere e divenire.
Il poeta trova consolazione nella poesia, considerata l'unica possibilita' di acquisizione della realta', l'unica vita momentanea nella lenta e incessante morte. Ma con la cosiddetta conversione alla poesia sociale avviene il salto: il poeta ha raggiunto il punto estremo della creazione dei veleni, e ha bevuto fino in fondo la coppa del suo disincantato materialismo.
Le sue poesie diventano un inno alla morte: "e per chi ho cercato questo polso freddo se non per una morte ?".
Ma su un piano assoluto di risultati e di atteggiamenti un inno alla morte e' assai vicino all'inno alla vita. Soltanto tenendo conto di questo momento dialettico, di questo contrasto di luce e ombra, di vita e morte, si potra' comprendere la frase di Lautre'mont tanto cara al poeta: "non si puo' giudicare la bellezza della vita che attraverso la morte".