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Analfabetismo in Italia


L'UNESCO definisce dal 1958 l'analfabetismo come la condizione di "una persona che non sa ne' leggere ne' scrivere, capendolo, un brano semplice in rapporto con la sua vita giornaliera".


All'indomani dell'unificazione, nel 1861, l'Italia contava una media del 78% di analfabeti con punte massime del 91% in Sardegna e del 90% in Calabria e Sicilia, bilanciata dai valori minimi del 57% in Piemonte e del 60% in Lombardia. (Sandra Chistolini, Comparazione e sperimentazione in pedagogia, Franco Angeli, Milano, 2001, pag. 46)


Nello stesso periodo, 1850, le percentuali di analfabeti in Europa erano del 10% in Svezia, del 20% in Prussia e Scozia, del 75% in Spagna e del 90% in Russia. (Paolo Russo, L' educazione permanente nell'era della globalizzazione, Franco Angeli, Milano, 2001, pag. 17)


Per il censimento generale del secondo dopoguerra, nel 1951, la "qualifica" di analfabeta venne collegata non piu' a coloro che non sapevano scrivere il proprio nome, ma a coloro che NON SAPEVANO LEGGERE E SCRIVERE.
Gli analfabeti risultarono cosi' suddivisi per regione: Piemonte 3%, Valle d'Aosta 3%, Liguria 4%, Lombardia 2%, Veneto 7%, Trentino Alto Adige 1%, Friuli Venezia Giulia 4%, Emilia Romagna 8%, Toscana 11%, Marche 13%, Umbria 14%, Lazio 10%, Abruzzo e Molise 19%, Campania 23%, Puglia 24%, Basilicata 29%, Calabria 32%, Sicilia 24% e Sardegna 22%. (Roberto Sani, Maestri e istruzione popolare in Italia tra Otto e Novecento, Vita e Pensiero, Milano, 2003, pagg. 81-84)



Com'e' la situazione italiana all'inizio del terzo millennio?


Oggi la definizione dell'UNESCO e' diventata piu' complessa e si basa fondamentalmente sulla capacita' dell'individuo di decifrare l'ambiente e partecipare alla societa' in cui vive.



Secondo studi specialistici internazionali, soltanto il 20 per cento della popolazione adulta italiana possiede gli strumenti minimi indispensabili di lettura, scrittura e calcolo necessari per orientarsi in una societa' contemporanea.

Questi dati risultano da due diverse indagini comparative svolte nel 1999-2000 e nel 2004-2005 in diversi paesi, dove, ad accurati campioni di popolazione in eta' lavorativa e' stato chiesto di rispondere a questionari: uno, elementare, di accesso, e cinque di difficolta' crescente. Si sono cosi' potute osservare le effettive capacita' di lettura, comprensione e calcolo degli intervistati, e nella seconda indagine anche le capacita' di problem solving.

Il risultato e' stato inquietante: sacche di popolazione a rischio di analfabetismo (persone ferme ai questionari uno e due) si trovano anche in societa' progredite. Ma non nelle dimensioni italiane (circa l'80 per cento in entrambe le prove).

Tra i paesi partecipanti all'indagine, infatti, l'Italia batte in negativo quasi tutti.

Solo lo stato del Nuevo Le'on, in Messico, ha risultati peggiori. I dati sono stati resi pubblici in Italia nel 2001 e nel 2006, senza reazioni apprezzabili da parte dei mezzi di informazione e dei leader politici.

(Tullio De Mauro, Analfabeti d'Italia, Internazionale)




Non va tanto meglio con i DATI pubblicati nel 2005 dal rapporto dell'UNLA (Unione Nazionale per la Lotta contro l'Analfabetismo) dal nome La Croce del Sud - arretratezza e squilibri educativi nell'Italia di oggi.

Tra il 20 e il 25% degli studenti che escono dalla scuola media inferiore non sa leggere o scrivere.

Il 33% della popolazione (7,5% di laureati e 25,85% di diplomati) e' in grado di affrontare le sfide della societa' contemporanea in quanto ha la formazione di base necessaria.

Il 66% (30,12% con licenza media, 36,52% con semplice licenza elementare) dispone di una formazione insufficiente per partecipare informata allo sviluppo della societa' della conoscenza.
Si tratta di 36 milioni di italiani da considerare analfabeti totali, semi-analfabeti o analfabeti di ritorno, comunque non in grado di affacciarsi sul mondo del lavoro e difendersi di fronte ai continui cambiamenti che lo hanno investito.

Il 12% della popolazione e' analfabeta e senza alcun titolo di studio, si tratta di circa sei milioni di cittadini.

Questa situazione e' stazionaria da 10 anni.

I dati dell'UNLA trovano sostanziale conferma nei dati ISTAT del 2003.
Secondo l'istituto di statistica nazionale su circa 57 milioni di italiani censiti nel 2001 i laureati erano poco piu' di 3.500.000 (6.14%), i diplomati 14.500.000 (24,5%), i licenziati di scuola media 16.500.000 (28,9%), i cittadini con la licenza media o senza alcun titolo di studio 22.500.000 (39,4%).

(Gilda degli Insegnanti della Provincia di Venezia)




Altri dati sono stati forniti dal progetto ALL (Adult Literacy and Lifeskills - Letteratismo e abilita' per la vita), dedicato specificamente all'analfabetismo funzionale, nell'ambito di una ricerca comparativa internazionale promossa dall'OCSE.

Le indagini svolte sulla situazione italiana nel 2003-2004 su un campione della popolazione compresa tra 16 e 65 anni hanno denunciato un quadro non brillante: su tre livelli di competenza alfabetica funzionale (inferiore, basilare e superiore) il 46,1% degli Italiani e' al primo livello, il 35,1% e' al secondo livello e solo il 18,8% e' a un livello di piu' alta competenza.

Ultimo aggiornamento: 23/06/2010
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