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Inno di Garibaldi


La spigolatrice di Sapri e' una struggente rievocazione romantica della spedizione, repubblicana e mazziniana, di Carlo Pisacane. Fu composta alla fine del 1857 e narra la sfortunata spedizione di Carlo Pisacane nel Regno delle Due Sicilie. Il poeta adotta il punto di vista di una lavoratrice dei campi, intenta alla spigolatura e presente allo sbarco, che incontra Pisacane e se ne invaghisce; la donna parteggia per i trecento ma assiste impotente al loro massacro da parte delle truppe borboniche.
Particolarmente conosciuto e citato e' il ritornello Eran trecento, eran giovani e forti, e sono morti.
L'Inno di Garibaldi e' un famoso inno patriottico del Risorgimento italiano.

Autore del testo fu, per richiesta dello stesso eroe dei due mondi (Giuseppe Garibaldi), il poeta Luigi Mercantini (1821-1872), noto anche per La spigolatrice di Sapri.

L'inno fu musicato da Alessio Olivieri.

Esso fu eseguito per la prima volta il 31 dicembre 1858 (risalendo dunque agli anni decisivi del processo che porto' all'unita' d'Italia) alla presenza di Garibaldi e Nino Bixio.


Spartito dell'Inno di Garibaldi



ALL'ARMI! ALL'ARMI!

Si scopron le tombe, si levano i morti
i martiri nostri son tutti risorti!
Le spade nel pugno, gli allori alle chiome,
la fiamma ed il nome d'Italia nel cor:
corriamo, corriamo! Su', giovani schiere,
su' al vento per tutto le nostre bandiere
Su' tutti col ferro, su' tutti col foco,
su' tutti col nome d'Italia nel cor.

Refrain:
Va' fuori d'Italia,
va' fuori ch'e' l'ora!
Va' fuori d'Italia,
va' fuori o stranier!

La terra dei fiori, dei suoni e dei carmi
ritorni qual'era la terra dell'armi!
Di cento catene le avvinser la mano,
ma ancor di Legnano sa i ferri brandir.
Bastone tedesco l'Italia non doma,
non crescono al giogo le stirpi di Roma:
piu' Italia non vuole stranieri e tiranni,
gia' troppi son gli anni che dura il servir.

Refrain.

Le case d'Italia son fatte per noi,
e' la' sul Danubio la casa de' tuoi;
tu i campi ci guasti, tu il pane c'involi,
i nostri figlioli per noi li vogliam.
Son l'Alpi e tre mari d'Italia i confini,
col carro di fuoco rompiam gli Appennini:
distrutto ogni segno di vecchia frontiera,
la nostra bandiera per tutto innalziam.

Refrain.

Se ancora dell'Alpi tentasser gli spaldi,
il grido d'allarmi dara' Garibaldi,
e s'arma -allo squillo che vien da Caprera-
dei Mille la schiera che l'Etna assalto'.
E dietro alla rossa avanguardia dei bravi
si muovon d'Italia le tende e le navi:
gia' ratto sull'arma del fido guerriero,
l'ardito destriero Vittorio sprono'.

Refrain.

Per sempre e' caduto degli empi l'orgoglio
a dir: Viva l'Italia, va il Re in Campidoglio!
La Senna e il Tamigi saluta ed onora
l'antica signora che torna a regnar.
Contenta del regno, fra l'isole e i monti,
soltanto ai tiranni minaccia le fronti:
dovunque le genti percota un tiranno,
suoi figli usciranno per terra e per mar!

Refrain.



Inno di Garibaldi




Ultimo aggiornamento: 02/06/2010
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