ParlandoSparlando




Lavoro, meno stress se in coppia


Stress lavorativoLavorare in due fa bene. E se si guardano i risultati, spesso ci si guadagna. Ma perche' il potere condiviso e' meglio di quello singolo? In primis per stemperare la nevrosi, che la crisi economica nell'ultimo anno ha acuito. In secondo luogo per avere orari meglio suddivisi, quindi disporre di maggiore liberta' e flessibilita'. Secondo una ricerca, condotta dall'associazione donne e qualita' della vita, che ha intercettato 300 "coppie al lavoro" i progetti a due hanno un rendimento lavorativo maggiore del 30%. Per il 36% degli intervistati, lavorare in coppia e' sinonimo di meno nervosismo e maggiore rilassatezza nel prendere le decisioni. Per il 17% il tandem aiuta perche' la comunicazione e' piu' diretta e sincera. Il 12% dichiara che l'attivita' di coppia e' salutare perche' l'interesse economico comune fa si' che l'impegno sia unanime, infine per l'11% l'immagine di squadra e' vista in modo migliore dai clienti.

[Fonte: quotidiano gratuito City del 25 febbraio 2010]



Due studi condotti in tutti i paesi dell'UE hanno confermato che un'elevata percentuale dei 147 milioni di lavoratori che operano sul mercato del lavoro dell'UE sono sottoposti ad una serie di richieste e condizioni (fattori di stress), il cui effetto stressante e patogeno e' stato confermato o ipotizzato.

Lo stress e' dovuto alla disarmonia fra se' stessi e il proprio lavoro, a conflitti fra il ruolo svolto al lavoro e al di fuori di esso e da un grado insufficiente di controllo sul proprio lavoro e sulla propria vita. Lo stress legato all'attivita' lavorativa puo' essere determinato da una serie di fattori. Fra i piu' comuni figurano:
Quantita' di lavoro assegnata eccessiva o insufficiente.

Tempo insufficiente per portare a termine il proprio lavoro in modo soddisfacente sia per gli altri che per se' stessi.

Mancanza di una chiara descrizione del lavoro da svolgere o di una linea gerarchica.

Mancanza di apprezzamento o ricompensa per una buona prestazione professionale.

Impossibilita' di esprimere lamentele.

Responsabilita' gravose non accompagnate da un grado di autorita' o di potere decisionale adeguati.

Superiori, colleghi o subordinati non disponibili a collaborare o a fornire sostegno.

Mancanza di controllo o di giusto orgoglio per il prodotto finito del proprio lavoro.

Precarieta' del posto di lavoro, incertezza della posizione occupata.

Essere oggetto di pregiudizi riguardo all'eta', al sesso, alla razza, all'appartenenza etnica o religiosa.

Essere oggetto di violenza, minacce o vessazioni.

Condizioni di lavoro spiacevoli o lavoro fisico pericoloso.

Impossibilita' di esprimere effettivamente talenti o capacita' personali.

Possibilita' che un piccolo errore o una disattenzione momentanea possano avere conseguenze gravi o persino disastrose.

Qualunque combinazione dei fattori summenzionati.

[Fonte: Commissione Europea; Direzione Generale Occupazione e Affari Sociali (Guida allo stress legato all'attivita' lavorativa: "Sale della vita o veleno mortale?", 1999, pagina IV)]

Ultimo aggiornamento: 22/05/2010
Copyright © 2000-2012 Parlandosparlando