
Torre d'assedio o Torre ossidionale mobile
La
Torre d'assedio (
Torre ossidionale mobile -
Turris ambulatoria vel curulis vel oppugnatoria) colpiva sicuramente per la sua altezza, superiore a quella delle mura della citta' assediata. D'importanza fondamentale, per i costruttori delle torri mobili, era conoscere l'altezza delle fortificazioni nemiche nella maniera piu' accurata possibile.
Queste
torri erano in legno variamente protetto, montate su enormi carrelli quadrati (dai 9 ai 15 metri per lato), e trainate da buoi. Per fare in modo che fossero sufficientemente stabili, non solo si restringevano in altezza, ma l'area della piattaforma superiore era pari ad 1/5 della base.
La
torre d'assedio (
torre ossidionale mobile) era costituita da travi e assi di legno per il telaio; corde e pulegge per azionare l'ariete e il ponte d'assalto; assi di legno e stuoie per la parte piu' interna del rivestimento esterno, ferro o cuoio fresco e sacchi bagnati per lo strato piu' esterno del rivestimento cosi' da renderlo ignifugo, peli di pecora o setole di cavalli per la difesa dalle frecce. Il rivestimento doveva garantire l'invulnerabilita' dal fuoco e dai colpi di artiglieria degli assediati.
Un metodo alternativo, noto come
sifone, prevedeva una serie di intestini di bue e sacche di pelle riempite d'acqua che, strizzate, avrebbero spento un eventuale principio d'incendio.
La tecnica di rivestire le assi esterne con argilla non risultava efficace in quanto era sufficiente dell'acqua per sciogliere l'argilla e mettere in evidenza il sottostante legno; una copertura con pelli umide non conciate appese in modo piuttosto allentato, risultava utile contro frecce, dardi e simili. In rari casi, soprattutto per il costo elevato, si creava un piccolo rivestimento con lamine di ferro.
All'interno delle torri vi erano diversi piani collegati tra loro con delle scale (che tagliavano la costruzione da un lato di un piano al alto opposto di quello superiore), una per la salita e una per la discesa, per non intralciare i movimenti. Ad ogni piano c'era un ponte d'assalto che poteva accostarsi alle mura abbassandosi.
Normalmente erano costituite da tre piani, che all'occorrenza, per poter raggiungere altezze considerevoli, potevano diventare anche di piu': si sa che a
Masada nel 743 d.C. ne fu costruita una di 60 cubiti, pari a circa 26,6 metri, munita anche di catapulte, baliste ed un grande ariete.
Al piano inferiore era alloggiato un
ariete formato da una lunga trave di circa 30 piedi (
9 metri), la cui punta era rinforzata da un cappellotto di ferro o, piu' spesso, da una protome di ariete incastrata sempre di ferro oppure di bronzo. La trave era agganciata tramite due corde al solaio del piano superiore o a una o piu' travi solidali ad esso. Risultando cosi' sospesa, quindi piu' efficace nella sua azione di percussione.
Al secondo piano, quello intermedio, era alloggiato il
ponte d'assalto (
exostra) che doveva consentire alle truppe che stavano dentro la torre di passare sulle mura da conquistare. Era fissato tramite una sorta di perno al lato della torre che guardava il nemico e veniva inizialmente tenuto alto. L'altezza del perno del ponte non poteva essere inferiore a quella del muro per evitare agli assedianti gli svantaggi di un percorso in salita dalla torre alle mura. Il ponte d'assalto era lungo circa 20 piedi (
6 metri). Doveva tuttavia essere solido e pienamente sicuro solo per il primo quarto della sua lunghezza; per questo motivo, appena calato, veniva ricoperto da una stuoia di vimini rinforzata con traverse nelle parti non coperte da assi.
Al terzo piano, comunque all'ultimo, erano alloggiati
arcieri e artiglierie destinati a fornire fuoco di copertura alle attivita' dei piani inferiori. Questo piano rimaneva aperto superiormente, limitandosi nella protezione a un parapetto fornito di feritoie da cui era possibile scoccare proiettili e frecce.
Come narra
Vegezio, per ingannare e cogliere di sorpresa il nemico, si potevano costruire torri apparentemente basse, contenenti all'interno un'altra torre, la quale, quando la macchina era a contatto con le mura, veniva innalzata improvvisamente a mezzo di funi e carrucole.
Apollodoro narra invece di una torre provvista di un asse orizzontale girevole all'ultimo suo piano. Questo lungo asse, attaccato ad un perno, doveva poter passare oltre le mura con una sua estremita'. L'altre estremita' invece, decisamente piu' vicina al perno, era manovrabile dai soldati che operavano nella torre e, data appunto la minor distanza di questa estremita' dal perno, ad ogni spostamento di questa corrispondeva uno spostamento dell'altre pari quanto ad ampiezza angolare, ma decisamente superiore quanto a lunghezza dell'arco percorsa. Scopo dell'asse era di falciare tutti quelli che erano sulle mura e che si trovavano nel raggio raggiunto dal giro.
Perche' la torre fosse efficace, doveva essere portata a stretta distanza dal muro perimetrale del luogo fortificato da espugnare. Oltretutto, il percorso dal luogo di assemblaggio della torre alle mura non doveva presentare irregolarita' morfologiche o di altra natura che ostacolassero il movimento della macchina. Per questo motivo si rendevano necessarie tutta una serie di macchine ausiliarie quali le
testuggini, le
vigne e i plutei, i quali permettevano ai soldati di lavorare in sicurezza, al riparo dai colpi dell'artiglieria nemica, mentre creavano il miglior corridoio possibile per l'avanzata della torre.