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Le macchine da guerra dei Romani: la catapulta


Catapulta Romana
Catapulta
La catapulta era una macchina da assedio che sfruttava un braccio per scagliare con tiro curvo grosse pietre anche di 45 e 90 chilogrammi e i proiettili di ferro e di piombo.

Fra due montanti verticali, era disposta orizzontalmente una matassa di materiale elastico attorcigliato (in genere corda di canapa o in alcuni casi funi realizzate con lunghi capelli umani intrecciati oppure tendini animali formanti sempre una grossa corda), in mezzo alla quale era piazzata l'estremita' di un braccio di legno.

L'altro capo del braccio era terminato da una specie di cucchiaia in cui si mettevano dei blocchi di legno o di metallo, che formavano una vera e propria mitraglia oppure dei liquidi infiammabili chiusi in un recipiente.

Per far agire la macchina, si abbassava il braccio orizzontalmente, piazzando il proiettile nella cucchiara e poi lo si liberava per mezzo dello scatto. Il braccio ritornava con forza e scagliava il proiettile, che continuando il movimento ricevuto dall'impulso, abbandonava il braccio e descriveva una parabola.

Il nome catapulta deriva dal greco kata pelta (attraverso lo scudo): il pelta era il piccolo scudo di legno e cuoio della fanteria leggera greca.

Ultimo aggiornamento: 07/03/2010
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