Le macchine da guerra dei Romani: l'Onagro (Onager) o Scorpione


L'onagro o Scorpione era una macchina d'assedio che rientrava nella categoria dell'artiglieria a braccio unico a torsione.

Molto semplice da realizzare, fu nel tempo preferito alle baliste.

Il nome deriva dal movimento che la macchina faceva all'istante del tiro, una sorta di rinculo che provocava l'alzarsi della parte posteriore, molto simile allo scalciare di un asino selvatico, da qui la denominazione in latino onager.
Era formato da un massiccio telaio in legno nella cui parte centrale era disposto orizzontalmente l'organo di propulsione formato da un unico e grosso fascio di materiale elastico (in genere corda di canapa o in alcuni casi funi realizzate con lunghi capelli umani intrecciati oppure tendini animali formanti sempre una grossa corda).
Fra questa matassa, al centro, vi era un braccio, costituito da un robusto palo, munito all'estremita' superiore di una fionda nella quale veniva inserita la massa da lanciare costituente il proiettile.


Onagro (Onager) o Scorpione
Era sprovvisto di ruote permanenti (ma potevano essere montate all'occorrenza), per il trasporto si preferiva utilizzare un carro trainato da quattro buoi. Una volta scaricato e montato veniva posizionato in una piazzola, per evitare affossamenti nel terreno causati dal rinculo della macchina al momento del lancio.

Ad ogni onagro vi erano posizionati quaterni iuvenes per lato, che mettendo in trazione la matassa facevano ruotare il braccio tramite un argano posizionato nella parte posteriore della macchina, provvisto di piccoli fori all'estremita' per farvi alloggiare delle leve.

Dopo che il braccio aveva raggiunto l'assetto orizzontale e bloccato con dei perni, si procedeva al caricamento della fionda con proietta di pietra, sferici. Con una mazzola veniva azionata la maniglia di sgancio.

Per evitare incidenti causati dal sobbalzare della macchina, l'addetto a tale operazione si posizionava su di un rialzo messo di fianco.

Rimosso il perno della maniglia di sgancio, la matassa agiva sul braccio trascinandolo verso una superficie inclinata (piu' o meno reclinabile e quindi in grado di correggere la parabola del tiro e la conseguente gittata) postagli di fronte, fino a farvelo sbattere violentemente contro (sul punto di impatto era posto un cuscino caprino imbottito di paglia per attutire il colpo) arrestandone improvvisamente la corsa, mentre la fionda presente alla sua estremita' continuava la sua corsa fino a sganciare la terza catena rilasciando il micidiale proiettile, tracciando cosi' una traiettoria parabolica.

Erano utilizzati proiettili sferici in pietra in modo d'avere una sequenza di tiri simili tra loro che permettessero cosi' di aggiustare la mira e colpire un bersaglio.
I proiettili che potevano essere utilizzati erano di varie dimensioni, sempre sferici; l'unico vincolo a cui dovevano attenersi era il peso ma non le dimensioni, cosa che succedeva con gli altri tormenta che avevano dei parametri fissi da rispettare.

L'inconveniente dell'onagro era che non poteva essere spostato velocemente per cambiare bersaglio.

L'onagro continuo' ad essere utilizzato per tutto il medioevo, dove e' meglio conosciuto come catapulta, per poi cadere in disuso nel XII secolo.
Il proiettile espulso dall'arma andava a disegnare una parabola molto arcuata, rallentando fino ad arrestarsi al suo massimo apice. Da li iniziava la sua ricaduta, incrementando la velocita' quasi di pari potenza alla spinta iniziale se non fosse per l'attrito provocato dall'aria. Questo avveniva quando la macchina era situata alla stessa altezza del bersaglio.

Se invece, veniva posizionata piu' in alti rispetto al bersaglio, ad esempio su di una torretta, la potenza di ricaduta era maggiore di quella iniziale.

L'impatto avveniva quasi perpendicolarmente al bersaglio alla massima velocita', cosi' d'avere una potenza che permetteva la distruzione dello stesso.

In media un proiettile che piombava da un'altezza di un centinaio di metri impattava alla velocita' di circa 50 m/sec.

I proiettili di un peso intorno ai quattro kilogrammi potevano raggiungere anche i 500 metri di distanza.

Ultimo aggiornamento: 03/03/2010
Copyright 2000-2014 Parlandosparlando