Le macchine da guerra dei Romani



Le macchine da guerra dei Romani
Lo studio della complessa macchina bellica romana evidenzia come la tipologia e le caratteristiche delle armi destinate ad offendere, come pure di quelle destinate alla difesa passiva, abbiano subito significative variazioni a seconda delle epoche, delle contingenze politico-militari e della tattica di volta in volta impiegata.

La genialita' del pensiero militare Romano ha saputo far fronte nei vari periodi storici ad avversari sempre diversi, adattando il bagaglio di conoscenze teoriche e tecniche acquisite dal passato, ma anche di volta in volta riformulate, sfruttando tale duttilita' in rapporto al nemico da combattere ed al teatro operativo contingente.


In proposito Cassio Dione scrive nella Storia di Roma (39,4,2-3):
"Cesare assali' la fortezza per molti giorni, ma venne respinto. Penso' allora di costruire delle macchine belliche. I barbari, vedendo i Romani intenti a tagliare legna e a costruire le macchine, ridevano perche' non capivano cio' che essi facessero. Quando pero' le macchine furono fatte ed i soldati armati pesantemente si mossero su due di esse da ogni parte contemporaneamente contro di loro, si spaventarono perche' non avevano mai visto una cosa del genere. Allora intavolarono trattative e a questo scopo rifornirono di vettovaglie i Romani e gettarono alcune delle loro armi dalle mura".

L'invulnerabilita' dell'esercito Romano fu in buona parte favorita anche dal fatto di avere a disposizione strumenti e mezzi meccanici di geniale ideazione e potenza, frutto di conoscenze che attinsero dalla scienza alessandrina e dalle loro esperienze. In proposito vi e' abbondante letteratura.


Apollodoro di Damasco nella sua Poliorcetica fornisce precise direttive per l'assemblaggio delle varie macchine. Per esempio, in relazione all'aries pensilis (l'Ariete) dice che nel caso si avesse avuto a disposizione solo una trave di modeste dimensioni:
"questa sia appesa in modo tale che il baricentro non sia perfettamente al centro, ma che sia piu' lunga la parte che infligge il colpo [] cosi' avra' la forza e la potenza di un ariete lungo" (158, 5).

Nel campo dell'ingegneria militare grande importanza ebbero le macchine belliche, comprendenti sia i meccanismi usati per il lancio di proiettili, dardi o pietre, sia l'insieme di quegli strumenti destinati ad agevolare l'approccio e l'assalto alle difese fisse nemiche.

Da non sottovalutare anche l'aspetto logistico e delle telecomunicazioni; in merito Polibio realizzo' un codice luminoso adattabile ad ogni circostanza: escogito', infatti, il modo di inviare vere e proprie frasi basate sull'uso dell'alfabeto, utilizzando torce accese la cui posizione, insieme al numero di volta in volta impiegato, indicava delle lettere. Le torri di segnalazione servivano a moltiplicare ed a trasmettere le informazioni.

Tutte le macchine usate per il lancio di proiettili erano conosciute con il nome di tormenta. La loro forza di propulsione era data dalla torsione di un fascio di nervi, tendini o crini di animali.

I Romani facevano anche largo impiego di macchine obsidionali (d'assedio), tra le quali le piu' conosciute sono vari tipi di arieti e le torri.

Le principali macchine da guerra dei Romani: Ariete, Balista, Catapulta, Corvo, Muscolo, Onagro, Pluteo, Rampa d'assedio, Testuggine, Torre d'assedio.



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Ultimo aggiornamento: 28/02/2010
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