«
Quando arriva la conoscenza, arriva anche la memoria » (
Gustav Meyrink)
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Se comprendere e' impossibile, conoscere e' necessario » (
Primo Levi)
Shoah e' una voce biblica che significa "desolazione, catastrofe, disastro".
Questo vocabolo venne adottato per la prima volta nella comunita' ebraica di Palestina, nel 1938, in riferimento al pogrom (termine storico di derivazione russa, letteralmente "distruzione", con cui vengono indicate le sommosse popolari antisemite e i conseguenti massacri e saccheggi) della cosiddetta "Notte dei Cristalli" (9-10 novembre 1938) durante la quale si scateno' in tutta la Germania la furia antisemita contro i loro negozi e sinagoghe. Da allora definisce nella sua interezza il genocidio della popolazione ebraica d'Europa, perpetrato durante la Seconda guerra mondiale.
Il
Giorno della Memoria e' una ricorrenza istituita con la
legge n. 211 del 20 luglio 2000 dal
Parlamento italiano che ha in tal modo aderito alla proposta internazionale di dichiarare il
27 gennaio come giornata in commemorazione delle vittime della
Shoah e in
onore di coloro che a rischio della propria vita hanno protetto i perseguitati.
La
legge n. 211 del 20 luglio 2000 (
Istituzione del "Giorno della Memoria" in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti) fu pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 177 del 31 luglio 2000.
Gli articolo 1 e 2 cosi' definiscono le finalita' del
Giorno della Memoria:
« La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell'abbattimento dei cancelli di Auschwitz, "Giorno della Memoria", al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subito la deportazione, la prigionia, la morte, nonche' coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati. »
« In occasione del "Giorno della Memoria" di cui all'articolo 1, sono organizzati cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, su quanto e' accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti in modo da conservare nel futuro dell'Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinche' simili eventi non possano mai piu' accadere. »
Olocausto, dal latino tardo holocaustum derivante dal greco holokauston, neutro sostantivo dell'aggettivo holokaustos, composto di holo "tutto" e kaustos, agg. verb. di kaio "io brucio". Per estensione, "sacrificio supremo", nell'ambito di una dedizione totale a motivi sacri o superiori, offerta sacrificale. Questa parola e' stata impropriamente adottata per definire lo sterminio degli ebrei europei durante la seconda guerra mondiale. Come si evince dall'etimo, infatti, il termine non definisce correttamente l'evento. Implicherebbe cioe' una volonta' delle vittime nell'offrirsi in sacrificio per un ideale, cosa che non e' accaduta. Ecco perche' si preferisce l'uso della parola ebraica Shoah.
Il
27 gennaio come
Giorno della memoria della
Shoah e' celebrato anche da molte altre nazioni, tra le quali la Germania e la Gran Bretagna, cosi' come dall'ONU, in seguito alla
risoluzione 60/7 del 1º novembre 2005 (
Resolution adopted by the General Assembly on the Holocaust Remembrance (A/RES/60/7, 1 November 2005)).
La scelta della data del
27 gennaio 1945 per il Giorno della Memoria e' riferita all'ingresso nella citta' polacca di
Oswiecim (nota con il nome tedesco di
Auschwitz) da parte delle truppe sovietiche dell'Armata Rossa (comandate dal maresciallo
Koniev), nel corso dell'offensiva che li stava portando verso Berlino, dove furono aperte le porte del campo di concentramento di Auschwitz liberandone i pochi superstiti. La scoperta di Auschwitz e le testimonianze dei sopravvissuti rivelarono pienamente al mondo per la prima volta l'orrore del genocidio nazista.
SS era l'abbreviazione del tedesco Schutzstaffeln ("reparti di difesa"), unita' paramilitare d'elite del Partito Nazista che vennero formate reclutando appartenenti delle SA, nel 1925, per essere la guardia personale di Adolf Hitler e per sorvegliare i raduni del partito; a loro capo il 6 gennaio 1929 Hitler nomino' Heinrich Himmler.
Le SS ricevettero nel 1936 anche il controllo della Gestapo (abbreviazione di Geheime Staatspolizei letteralmente "Polizia segreta di Stato") che era la polizia politica del Terzo Reich.
SA era l'abbreviazione di Sturmabteilungen, letteralmente "battaglioni d'assalto", anche se si affermo' nell'uso comune e nella letteratura l'espressione "squadre d'assalto"; sono state il primo gruppo paramilitare del Partito Nazista. Erano conosciute anche come camicie brune a causa del colore della loro divisa.
Si tratta comunque di una data simbolo, in quanto i sovietici erano gia' arrivati precedentemente a liberare i "
campi di annientamento" di
Chelmno e
Belzec, chiamati cosi' perche' erano delle vere e proprie fabbriche di morte dove i prigionieri e i deportati venivano
immediatamente gasati mediante
monossido di carbonio o
Zyclon B (nome commerciale dell'acido cianidrico); proprio per la loro natura di campi di annientamento, al loro interno i russi trovarono solo pochi "
sonderkommandos" (al singolare,
sonderkommando - in italiano: "
unita' speciale"), ossia speciali gruppi di deportati (per la maggior parte di origine ebraica) obbligati a collaborare con le
SS nel processo di sterminio dei loro stessi compagni, durante le operazioni di rimozione dei corpi dalle camere a gas e quelle successive di cremazione.
Fu quindi l'apertura dei cancelli del campo di concentramento di Auschwitz, da dove solo 10-15 giorni prima i nazisti si erano precipitosamente ritirati portando con se' in una "marcia della morte" tutti i prigionieri abili (molti dei quali morirono durante la marcia stessa), che mostro' al mondo gli orrori del genocidio, grazie ai molti testimoni della tragedia e agli strumenti di tortura e di annientamento presenti nel lager.
Auschwitz era un complesso di campi nella Polonia occupata dai tedeschi a pochi chilometri da Cracovia, costituito da un "
campo di concentramento" (
Auschwitz 1), un "
campo di lavoro" (
Buna-Monowitz o Auschwitz 3) ed il piu' grande "
campo di sterminio" nazista (
Auschwitz-Birkenau o Auschwitz 2). Ad Auschwitz furono uccise tra 1,1 e 1,3 milioni di persone, delle quali il 90% erano ebrei.
Secondo la tradizione ebraica "Si racconta che in qualsiasi momento della storia dell'umanita' ci siano sempre 36 Giusti al mondo. Nessuno sa chi siano, nemmeno loro stessi, ma sanno riconoscere le sofferenze e se ne fanno carico, perche' sono nati Giusti e non possono ammettere l'ingiustizia. E' per amor loro che Dio non distrugge il mondo."
Per indicare i non-ebrei che hanno agito in modo eroico a rischio della propria vita per salvare la vita anche di un solo ebreo dal genocidio conosciuto come
Shoah e' stato utilizzato il termine
Giusti tra le nazioni (
Chasidei Umot HaOlam che e' il traslitterato del termine ebraico
חסידי אומות העולם ).
Yad Vashem ha sede a Gerusalemme; e' stato fondato nel 1953 grazie alla Legge del memoriale approvata dalla Knesset, il parlamento Israeliano.
Nel 2009 risultano 468 cittadini italiani non ebrei ufficialmente riconosciuti come
Giusti tra le Nazioni dall'
Istituto Yad Vashem per la memoria della Shoah per il loro impegno a favore degli ebrei perseguitati durante la
Shoah.
Tra questi 468 Giusti italiani troviamo:
• pastori protestanti (il pastore valdese Tullio Vinay a Firenze, e il pastore avventista Daniele Cupertino a Roma);
• medici (Carlo Angela a San Maurizio Canavese, Giovanni Borromeo e Giuseppe Caronia a Roma, Luca Canelli a Arona, Enzo Casini a Siena, Giuseppe Moreali a Nonantola);
• funzionari dello Stato, impiegati comunali, carabinieri, imprenditori (Giacomo Avenia a Calestano, Giacomo Bassi a San Giorgio su Legnano, Osman Carugno a Bellaria, Roberto Castracane a Villa Santa Maria, Angelo De Fiore a Roma, Francesco Garofano a Grognardo, Antonio Lorenzini a Lama Mocogno, Giovanni Palatucci a Fiume, Giorgio Perlasca a Budapest, Ercole Piana a Bard, Carlo Ravera ad Alba, Pellegrino Riccardi a Fornovo di Taro, Enrico Sibona a Maccagno, Guelfo Zamboni a Salonicco, Vittorio Zanzi a Cotignola);
• membri della Resistenza, partigiani e antifascisti (Rinaldo Arnaldi, Giuseppe Brusasca, Giacinto Domenico Lazzarini, Fortunato Sonno, Lorenzo Spada).
• il vescovo cattolico monsignor Giuseppe Placido Nicolini ad Assisi, il nunzio apostolico Angelo Rotta a Budapest, futuri vescovi e cardinali (don Vincenzo Fagiolo e don Pietro Palazzini a Roma);
• sacerdoti cattolici e suore (don Angelo Bassi, don Arrigo Beccari, don Enzo Boni Baldoni, don Guido Bartolameotti, don Alfredo Braccagni, don Francesco Brondello, don Eugenio Bussa, don Michele Carlotto, don Leto Casini, don Alessandro Daelli, don Angelo Dalla Torre, don Giuseppe De Zotti, don Giulio Facibeni, don Alfredo Melani, don Alessandro Di Pietro, don Giulio Gradassi, don Vivaldo Mecacci, don Ernesto Ollari, don Arturo Paoli, don Ferdinando Pasin, don Francesco Repetto, don Benedetto Richeldi, don Luigi Rosadini, don Dante Sala, don Carlo Salvi, don Beniamino Schivo, don Giovanni Simioni, don Gaetalo Tantalo, don Raimondo Viale), (padre Armando Alessandrini, padre Pasquale Amerio, padre Francesco Antonioli, padre Benedetto Maria, padre Aldo Brunacci, padre Antonio Dressino, padre Mario Leone Ehrhard, padre Giuseppe Girotti, padre Rufino Nicacci, padre Francesco Raspino, padre Cipriano Ricotti, padre Emanuele Stablum), (madre Maria Antoniazzi, madre Virginia Badetti, madre Emilia Benedetti, madre Anna Bolledi, madre Ester Busnelli, madre Maria Corsetti, madre Maria Maddalena Cei, madre Maria Angelica Ferrari, madre Marta Folcia, madre Elisabetta Maria Hesselblad, madre Barbara Lavizzari, madre Marie Marteau, madre Emma Talamonti, madre Benedetta Vespigiani).
Tra questi "Giusti" italiani alcuni come Giovanni Palatucci, Giorgio Perlasca e monsignor Angelo Rotta, si distinsero per aver portato in salvo migliaia di ebrei;
DELASEM era l'acronimo di Delegazione per l'Assistenza degli Emigranti Ebrei, un'organizzazione di resistenza ebraica che opero' in Italia tra il 1939 e il 1947 per la distribuzione di aiuti economici agli ebrei internati o perseguitati, che si avvalse anche del supporto di numerosi non ebrei.
altri, come don Francesco Repetto e don Carlo Salvi a Genova, don Leto Casini e padre Cipriano Ricotti a Firenze, padre Aldo Brunacci e padre Rufino Nicacci ad Assisi, don Arturo Paoli a Lucca, padre Maria Benedetto a Roma, don Arrigo Beccari a Nonantola, don Raimondo Viale a Borgo San Dalmazzo, etc... invece si trovarono a gestire complesse reti di assistenza clandestina in collaborazione con la
DELASEM.
Numerosi dei questi "Giusti" italiani subirono l'esperienza del carcere, degli interrogatori e delle percosse, come don Arrigo Beccari, don Alfredo Braccagni, Alfonso Canova, don Leto Casini, Leonilda Barsotti Pancani, Ferdinando Natoni, don Dante Sala, Vincenzo Tambini, etc...
Sei furono deportati in Germania (Lina Crippa-Leoni e Torquato Fraccon a Mauthausen, padre Giuseppe Girotti e Giovanni Palatucci a Dachau, Odoardo Focherini a Hersbruck, Enrico Sigona). Quattro di essi (Odoardo Focherini, Torquato Fraccon, padre Giuseppe Girotti, e Giovanni Palatucci) non fecero ritorno dalla loro prigionia.
Altri morirono nella lotta partigiana, come Rinaldo Arnaldi, perito in combattimento sull'altopiano di Asiago, e Lorenzo Spada, catturato e impiccato nella piazza di Demonte (Cuneo).
La solidarieta' italiana si estese ben oltre i confini nazionali: Giovanni Palatucci e Arturo Gatti in Croazia; Giorgio Perlasca, monsignor Angelo Rotta e i Cicutti in Ungheria; Guelfo Zamboni e i Citterich in Grecia; Gino Signori in Germania; Lorenzo Perone in Polonia; Fosco Annoni in Ucraina.
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