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Articolo 3 della Costituzione Italiana: tutti i cittadini hanno pari dignita' sociale e sono uguali davanti alla legge


Tradizionalmente i caratteri essenziali di una legge sono la generalita' e l'astrattezza.

Con il carattere della generalita' si intende sottolineare che la legge non deve essere dettata per singoli individui, ma o per tutti o per classi generiche di soggetti (per esempio, i commercianti, gli studenti, le famiglie, etc...).

Con il carattere della astrattezza si intende sottolineare che la legge non deve essere dettata per specifiche situazioni concrete, bensi' per fattispecie astratte, ossia per situazioni individuate ipoteticamente (unica eccezione le cosiddette leggi-provvedimento: costituzione di un ente pubblico, assunzione a carico dello Stato delle spese per il funerale di un famoso personaggio, etc...).

Fondamentale, quindi, per una legge e' il rispetto del principio di eguaglianza sancito dall'articolo 3 della Costituzione Italiana.


L'articolo 3 della Costituzione Italiana recita:
Tutti i cittadini hanno pari dignita' sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

E' compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la liberta' e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.


L'eguaglianza di fronte alla legge vieta discriminazioni e privilegi, senza possibilita' di deroga; questo principio di eguaglianza sta anche alla base di tutte le altre democrazie costituzionali.

La Costituzione Francese del 1791 stabiliva: non c'e' piu' "per nessun individuo, privilegio, ne' eccezione al diritto comune di tutti i francesi".


Il primo comma dell'articolo 3 della nostra Carta Costituzionale tutela la persona e la sua dignita', e stabilisce il principio generale di eguaglianza dei cittadini di fronte all'ordinamento e, nel contempo, pone un divieto: quello di dar rilievo a determinate situazioni o caratteristiche, quali il sesso, la razza, la lingua, la religione, le opinioni politiche, le condizioni personali e sociali.

L'unica eccezione a questa regola la pone la stessa Costituzione dove, all'articolo 6, dispone "la Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche".

Al di fuori di questa eccezione, l'articolo 3 pone un vincolo inderogabile al legislatore ordinario.

Questo vincolo, pero', non deve essere inteso nel senso che tutte le norme di legge debbano sempre indirizzarsi in modo eguale a tutti i cittadini, ma nel senso che l'individuazione delle "categorie" di soggetti cui ciascuna norma e' destinata (per esempio, i lavoratori dipendenti, gli imprenditori, le famiglie con figli, gli affittuari, etc...) deve avvenire con criteri che evitino di trattare situazioni omogenee in modo differenziato, ovvero situazioni disomogenee in modo eguale.

In pratica, a parita' di condizioni deve corrispondere un trattamento eguale ed a condizioni diverse un trattamento differenziato.

Quindi, per esempio, un provvedimento che riguardasse le sole famiglie con figli, non sara' un privilegio, e chi non ha figli non potra' pretendere di usufruirne; tutte le famiglie con figli, invece, avranno lo stesso diritto di poterne usufruire.

Vietate sono solo le differenze "ingiustificate", in tutti i settori dell'ordinamento.


Il secondo comma dell'articolo 3 della nostra Carta Costituzionale e' la base dei diritti sociali, imponendo allo Stato il compito, da un lato, di assicurare le condizioni necessarie per il pieno sviluppo della persona e per una partecipazione effettiva all'organizzazione politica, economica e sociale dell'Italia, dall'altro di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscano cio'.

Senza questo comma anche gli altri diritti di liberta' sanciti dalla stessa Carta Costituzionale sarebbero privi di ogni reale valore: cosa se ne potrebbe fare, per esempio, un analfabeta o una persona senza alcun reddito, della liberta' di stampa?!

Si tratta di un programma per il legislatore ordinario, sollecitato ad assumere misure idonee ad attenuare le differenze di fatto, economiche e sociali, che discriminano le condizioni di vita dei singoli.


Questo articolo della Costituzione ha assunto il valore di norma fondamentale della Carta Costituzionale e di efficace riassunto dei compiti piu' importanti cui la comunita' deve dedicarsi.

Il principio di eguaglianza evocato dall'articolo 3 della Costituzione va tenuto distinto, benche' spesso si ingeneri confusione tra i due, dal principio di imparzialita' evocato dall'articolo 97 della Costituzione, ossia l'obbligo di applicare le leggi in modo eguale, senza arbitrarie differenziazioni di trattamento a favore o a danno dei singoli interessati.

A quest'ultimo significato va riportata la solenne affermazione che si legge sui frontoni dei nostri Tribunali: "La legge e' uguale per tutti".

Ultimo aggiornamento: 14/10/2009
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