Scrittura privata: disconoscimento e querela di falso di documento firmato totalmente o parzialmente in bianco. Sentenza Corte di Cassazione n. 13101/2008 del 22 maggio 2008


SCRITTURA PRIVATA. SOTTOSCRIZIONE DI UN DOCUMENTO FIRMATO TOTALMENTE O PARZIALMENTE IN BIANCO. DISCONOSCIMENTO E QUERELA DI FALSO. CONTESTAZIONE DELL'AUTENTICITA' DELLA SOTTOSCRIZIONE. DENUNCIA PER LA VIOLAZIONE DI UN PATTO DI RIEMPIMENTO. RIEMPIMENTO ABUSIVO DELLA SCRITTURA. VOLONTA' NEGOZIALE. VIOLAZIONE LIMITI DEL MANDATO. COSA E COME CONTESTARE. ONERE DELLA PROVA.


Secondo una corretta interpretazione giurisprudenziale dell'art. 2702 c.c., la scrittura privata riconosciuta fa piena prova fino a querela di falso della provenienza del documento, non della provenienza dell'atto documentato (Cass. sez. 3, 2 gennaio 1998, n. 5, m. 511291, Cass. sez. 2, 9 settembre 1999, n. 9567, m. 529787).

Al sottoscrittore di un foglio firmato totalmente o parzialmente in bianco si prospettano tre possibilita' di tutela:

a) ove intenda contestare l'autenticita' della sottoscrizione, deve farlo con un tempestivo e specifico atto di disconoscimento che compete al giudice del merito ritenere o meno sussistente (Cass. sez. L, 26 ottobre 2000, n. 14091, m. 541227);

b) ove intenda denunciare la violazione (contra pacta) di un pur esistente patto di riempimento della scrittura riconosciuta, puo' proporre qualsiasi mezzo di prova idoneo a dimostrare la violazione del mandato ad scribendum; quindi essendo stata la sottoscrizione in qualche modo preventivamente autorizzata, se pur con difformita' del contenuto rispetto a quanto voluto, l'atto e' esistente e al soggetto danneggiato si prospetta unicamente la possibilita' di un'azione contrattuale (di nullita' o di annullamento) mirante ad una pronuncia inter partes (Cass. sez. 2, 12 giugno 2000, n. 7975, m. 537506) (anche Cass. Civ. Sez. II, sent. n. 1259 del 02 Febbraio 1995);

c) ove intenda denunciare che il riempimento abusivo della scrittura, pur riconosciuta nella sottoscrizione, e' avvenuto senza la sua preventiva autorizzazione ("absque pactis" o "sine pactis"), deve proporre la querela di falso ai sensi dell'art. 2702 c.c., al fine ottenere una rimozione degli effetti con efficacia erga omnes (Cass. sez. 3, 10 marzo 2006, n. 5245, m. 588253) (anche Cass. Civ., Sez. III, sent. n. 23501 del 17 Dicembre 2004, e Cass. Civ., Sez. II, sent. n. 308 del 11 Gennaio 2002).

In ogni caso, quando risulti accertata l'autenticita' della sottoscrizione, il sottoscrittore, ove voglia negare la paternita' dell'atto documentato, ha l'onere di provare sia che la firma era stata apposta su foglio non ancora riempito sia che il riempimento e' poi avvenuto in violazione (falsita' ideologica) o addirittura in assenza (falsita' materiale) di un patto di riempimento (Cass. sez. 3, 18 febbraio 2004, n. 3155, m. 570241).

Tuttavia, secondo la giurisprudenza di questa Corte correttamente richiamata dai giudici del merito, la denuncia del riempimento "absque pactis" o "sine pactis" di un foglio firmato in bianco, che richiede la proposizione della querela di falso, ricorre "anche quando la difformita' della dichiarazione rispetto alla convenzione sia tale da travolgere qualsiasi collegamento tra la dichiarazione stessa e la sottoscrizione", mentre non e' necessaria la querela solo "nell'ipotesi del riempimento "contra pacta", ossia in caso di mancata corrispondenza tra quanto dichiarato e quanto s'intendeva, invece, dichiarare" (Cass. sez. 2, 11 gennaio 2002, n. 308, m. 551497, Cass. sez. 2, 27 agosto 2007, n. 18059, m. 599360).

Il disconoscimento della scrittura privata e' un'eccezione che attiene alla prova e quindi all'esistenza stessa del contratto dedotto in giudizio.
La deduzione di abusivo riempimento del foglio firmato in bianco, per violazione del mandato ad scribendum, e' invece un'eccezione che non esclude l'esistenza del contratto dedotto in giudizio, ma fa valere un vizio della VOLONTA' negoziale, per VIOLAZIONE dei LIMITI del MANDATO da parte del mandatario.



NOTE:
riempimento del documento absque pactis, cioe' non autorizzato dal sottoscrittore con preventivo patto di riempimento;
riempimento del documento contra pacta, cioe' difforme da quello consentito dall'accordo precedentemente intervenuto;
riempimento del documento ex pacto, cioe' in modo conforme a quanto stabilito nell'accordo preventivo con il sottoscrittore.


(Sentenza Cassazione civile, sezione I, 22 maggio 2008, n. 13101)



Corte di Cassazione - Sentenza n. 13101/2008



FATTO

Con la sentenza impugnata la Corte d'appello di Napoli ha confermato il rigetto dell'opposizione proposta da M.M.L. avverso il decreto ingiuntivo notificatole dalla Banca di Roma s.p.a, cui e' poi succeduta Capitalia s.p.a., per il pagamento della somma di L. 25.009.990, dovuta quale garante personale del coniuge P. A., mutuatario della banca.

I giudici del merito, accertata l'autografia della scrittura di fideiussione a firma dell'opponente, che l'aveva inizialmente disconosciuta, hanno dichiarato inammissibili sia la nuova eccezione di abusivo riempimento di un modulo di fideiussione firmato in bianco, con le connesse istanze istruttorie, in quanto proposta tardivamente solo con le memorie autorizzate a norma dell'art. 184 c.p.c., sia lei querela di falso proposta in appello da M.M.L., in quanto destinata a contestare la violazione e non l'inesistenza del mandato di riempimento del foglio sottoscritto in bianco. Sicche', ritenuto che incombesse comunque all'opponente la prova del dedotto riempimento abusivo della scrittura di fideiussione, hanno ribadito il rigetto della sua opposizione.

Contro la sentenza d'appello ricorre ora per cassazione M.M.L. e propone due motivi d'impugnazione, cui resiste con controricorso Capitalia s.p.a., che ha depositato anche memoria.

DIRITTO

1. Con il primo motivo la ricorrente deduce erronea interpretazione e applicazione degli art. 2702 e 2697 c.c..

Sostiene che i giudici del merito abbiano erroneamente desunto la prova dell'effettiva volonta' fideiussoria solo dalla consulenza grafica, attestante esclusivamente l'autenticita' della sottoscrizione, e abbiano altrettanto erroneamente onerato l'opponente di provare la mancanza di corrispondenza tra la scrittura e la dichiarazione documentata. Incombeva infatti alla banca attrice la prova del rapporto obbligatorio dedotto in giudizio, perche' la ricorrente non aveva dedotto un fatto impeditivo o estintivo del diritto postulato dall'attrice, ma s'era limitata a negare il rapporto fideiussorio dedotto in giudizio.

Con il secondo motivo la ricorrente deduce violazione dell'art. 184 c.p.c., e vizio di motivazione della decisione impugnata.

Sostiene che la deduzione di abusivo riempimento del modulo di fideiussione sottoscritto in bianco non modificava l'originaria eccezione di disconoscimento dell'autografia della fideiussione.

Sicche' e' erronea la dichiarazione di inammissibilita' dell'eccezione e delle connesse richieste istruttorie.

2. Il ricorso e' infondato.

Occorre premettere che, come gia' chiarito in giurisprudenza, "la sottoscrizione di un documento integrante gli estremi della scrittura privata vale, "ex se", ai sensi dell'art. 2702 c.c., a ingenerare una presunzione "iuris tantum" di consenso del sottoscrittore al contenuto dell'atto e di assunzione della paternita' dello scritto, indipendentemente dal fatto che la dichiarazione non sia stata vergata o redatta dal sottoscrittore" (Cass. sez. 3, 24 ottobre 2003, n. 16007, m. 567651).

Infatti, secondo una corretta interpretazione giurisprudenziale dell'art. 2702 c.c., la scrittura privata riconosciuta fa piena prova fino a querela di falso della provenienza del documento, non della provenienza dell'atto documentato (Cass. sez. 3, 2 gennaio 1998, n. 5, m. 511291, Cass. sez. 2, 9 settembre 1999, n. 9567, m. 529787).

Sicche' la provenienza del documento puo' essere contestata solo con il disconoscimento ovvero con la querela di falso, se si tratta di scrittura riconosciuta; la provenienza dell'atto documentato in una scrittura privata, pur riconosciuta, puo' essere contestata senza proporre querela di falso.

Piu' precisamente, al sottoscrittore di un foglio firmato totalmente o parzialmente in bianco si prospettano tre possibilita' di tutela:

a) ove intenda contestare l'autenticita' della sottoscrizione, deve farlo con un tempestivo e specifico atto di disconoscimento che compete al giudice del merito ritenere o meno sussistente (Cass. sez. L, 26 ottobre 2000, n. 14091, m. 541227);

b) ove intenda denunciare la violazione di un pur esistente patto di riempimento della scrittura riconosciuta, puo' proporre qualsiasi mezzo di prova idoneo a dimostrare la violazione del mandato ad scribendum (Cass. sez. 2, 12 giugno 2000, n. 7975, m. 537506);

c) ove intenda denunciare che il riempimento abusivo della scrittura, pur riconosciuta nella sottoscrizione, e' avvenuto senza la sua preventiva autorizzazione ("absque pactis" o "sine pactis"), deve proporre la querela di falso ai sensi dell'art. 2702 c.c., (Cass. sez. 3, 10 marzo 2006, n. 5245, m. 588253).

E la diversa disciplina tra le due ipotesi di contestazione della provenienza dell'atto documentato nella scrittura, pur riconosciuta quanto alla sottoscrizione; "si spiega perche' nella prima ipotesi l'abuso incide sulla provenienza e sulla riferibilita' della dichiarazione al sottoscrittore, mentre nella seconda si traduce in una mera disfunzione interna del procedimento di formazione della dichiarazione medesima, in relazione allo strumento adottato (mandato "ad scribendum"), la quale implica solo la non corrispondenza tra cio' che risulta dichiarato e cio' che si intendeva dichiarare" (Cass. sez. 3, 7 febbraio 2006, n. 2524, m. 586909). Nella prima ipotesi in realta' viene denunciata la falsita' (materiale) dello stesso documento (art. 488 c.p.). Nella seconda ipotesi viene denunciata la difformita' dell'atto documentato dall'atto pattuito; e la legge considera come ideologica tale falsita' (art. 486 e 487 c.p.).

In ogni caso, quando risulti accertata l'autenticita' della sottoscrizione, il sottoscrittore, ove voglia negare la paternita' dell'atto documentato, ha l'onere di provare sia che la firma era stata apposta su foglio non ancora riempito sia che il riempimento e' poi avvenuto in violazione (falsita' ideologica) o addirittura in assenza (falsita' materiale) di un patto di riempimento (Cass. sez. 3, 18 febbraio 2004, n. 3155, m. 570241).

Tuttavia, secondo la giurisprudenza di questa Corte correttamente richiamata dai giudici del merito, la denuncia del riempimento "absque pactis" o "sine pactis" di un foglio firmato in bianco, che richiede la proposizione della querela di falso, ricorre "anche quando la difformita' della dichiarazione rispetto alla convenzione sia tale da travolgere qualsiasi collegamento tra la dichiarazione stessa e la sottoscrizione", mentre non e' necessaria la querela solo "nell'ipotesi del riempimento "contra pacta", ossia in caso di mancata corrispondenza tra quanto dichiarato e quanto s'intendeva, invece, dichiarare" (Cass. sez. 2, 11 gennaio 2002, n. 308, m. 551497, Cass. sez. 2, 27 agosto 2007, n. 18059, m. 599360).

Nel caso in esame, pero', la ricorrente non censura la dichiarazione d'inammissibilita' della querela di falso da lei proposta nel giudizio d'appello per contestare l'abusivo riempimento di un modulo di fideiussione sottoscritto in bianco. Sicche' risulta definitivamente accertato che la ricorrente aveva inteso, e intende tuttora, contestare solo la violazione, e non l'esistenza stessa, di un patto di riempimento del foglio firmato in bianco.

Escluso pertanto che si versi in ipotesi di querela di falso, proponibile in ogni stato e grado del giudizio (art. 221 c.p.c., comma 1), ne consegue che correttamente i giudici del merito hanno ritenuto nuova e tardiva la deduzione di abusivo riempimento di foglio in bianco, proposta da M. M.L. in sostituzione dell'iniziale disconoscimento della stessa sua sottoscrizione della scrittura di fideiussione.

Il disconoscimento della scrittura privata e' infatti un'eccezione (in senso proprio: Cass. sez. L, 7 agosto 2003, n. 11911, m. 565731, Cass. sez. 3, 27 agosto 1990, n. 8755, m. 469067) che attiene alla prova e quindi all'esistenza stessa del contratto dedotto in giudizio. La deduzione di abusivo riempimento del foglio firmato in bianco, per violazione del mandato ad scribendum, e' invece un'eccezione (anch'essa in senso proprio) che non esclude l'esistenza del contratto dedotto in giudizio, ma fa valere un "vizio della volonta' negoziale" (Cass. sez. 1, 17 ottobre 1986, n. 6093, m. 448407), per violazione dei limiti del mandato da parte del mandatario (Cass. sez. L, 2 febbraio 1988, n. 961, m. 457306).

Le due eccezioni in senso proprio successivamente spiegate sono pertanto radicalmente diverse per gli stessi fatti allegati da M.M.L. a propria difesa. E secondo la giurisprudenza di questa Corte, finanche quando non siano in discussione eccezioni in senso proprio, il giudice non puo' fondare la propria decisione su fatti che non siano stati tempestivamente allegati dalle parti (Cass. sez. 3, 22 giugno 2007, n. 14581, m. 597903), "nel rispetto dei tempi processuali fissati dalla legge" (Cass. sez. L, 12 febbraio 2008, n. 3322, m. 601657).

Si deve dunque concludere con il rigetto del ricorso.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al rimborso delle spese in favore del resistente, liquidandole in complessivi Euro 1.600,00, di cui Euro 1.500,00, per onorari, oltre spese generali e accessori come per legge.

Udienza del 09 aprile 2008

Deposito del 22 maggio 2008

Ultimo aggiornamento: 18/07/2009
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