Uno studio americano conferma che, quando un individuo e' felice, contagia i propri vicini, siano essi amici o amici degli amici, diffondendo cosi' la felicita', fino a tre gradi di rapporti nella rete sociale; viceversa, diminuisce con l'aumentare della distanza, e l'effetto dura fino ad un anno.
E' questo quanto emerge dallo studio "
Dynamic spread of happiness in a large social network: longitudinal analysis over 20 years in the Framingham Heart Study" (
La diffusione della felicita' in un'ampia rete sociale di individui) pubblicato sul
British Medical Journal del 4 dicembre 2008 quale risultato di una ricerca condotta sugli abitanti di
Framingham, una cittadina del
Massachusetts. La felicita' e' influenzata dalle persone con cui abbiamo relazioni (coniugi, amici, parenti, vicini): un individuo che e' felice contagia gli amici e gli amici degli amici, disperdendo la sua gioia su tre gradi di connessioni nella rete sociale. Il fatto che una persona sia piu' felice influenza direttamente le probabilita' che anche i suoi conoscenti lo siano.
Lo studio diretto da Nicholas Christakis della Harvard Medical School e dell'Universita' della California a San Diego, e' stato condotto sul campione della precedente indagine "
Framingham Heart Study" sulla salute degli americani: 5124 adulti di 21-70 anni reclutati e seguiti tra il 1971 ed il 2003.
Gli autori dello studio hanno trovato 53.228 relazioni sociali tra i 5124 partecipanti, e si sono poi concentrati nello specifico sulle 4739 persone seguite dal 1983 al 2003.
Ad essere
fondamentale in questo meccanismo di trasmissione della gioia, hanno osservato i ricercatori,
e' la distanza tra i soggetti. Se due amici vivono infatti a mezzo miglio di distanza (800 metri circa) e uno dei due vive un periodo felice, l'altro ha il 42% in piu' di chance di essere felice a sua volta.
Le chance calano all'aumentare della distanza: due miglia (3,2 km circa) equivale a una probabilita' di essere contagiati dalla felicita' dell'amico del 22%.
Fortunatamente, pero', la tristezza non riesce a diffondersi cosi' a macchia d'olio, sostengono gli autori del lavoro.
Non tutto pero' e' rose e fiori. Anche il contagio segue le sue regole, e gli autori della ricerca ne hanno individuate alcune.
La legge del contagio, per iniziare,
non sembra funzionare fra colleghi: il luogo di lavoro e' come un cuscinetto che blocca il flusso di felicita' da un individuo all'altro.
Le emozioni positive non sono capaci di viaggiare ne' in rete ne' via telefono, ma hanno bisogno, come un virus vero e proprio, del contatto fisico: il motivo dipende molto probabilmente dal meccanismo dell'
empatia e dei
neuroni specchio; quando osserviamo una persona manifestare un sentimento, nel nostro cervello si attivano le stesse aree che sono "accese" in quel momento nel cervello dell'interlocutore.
[Fonte:
British Medical Journal
http://www.bmj.com/cgi/content/full/337/dec04_2/a2338 ]
ABSTACT DELLA RICERCA
Objectives
To evaluate whether happiness can spread from person to person and whether niches of happiness form within social networks.
Design
Longitudinal social network analysis.
Setting
Framingham Heart Study social network.
Participants
4739 individuals followed from 1983 to 2003.
Main outcome measures
Happiness measured with validated four item scale; broad array of attributes of social networks and diverse social ties.
Results
Clusters of happy and unhappy people are visible in the network, and the relationship between people's happiness extends up to three degrees of separation (for example, to the friends of one's friends' friends). People who are surrounded by many happy people and those who are central in the network are more likely to become happy in the future. Longitudinal statistical models suggest that clusters of happiness result from the spread of happiness and not just a tendency for people to associate with similar individuals. A friend who lives within a mile (about 1.6 km) and who becomes happy increases the probability that a person is happy by 25% (95% confidence interval 1% to 57%). Similar effects are seen in coresident spouses (8%, 0.2% to 16%), siblings who live within a mile (14%, 1% to 28%), and next door neighbours (34%, 7% to 70%). Effects are not seen between coworkers. The effect decays with time and with geographical separation.
Conclusions
People's happiness depends on the happiness of others with whom they are connected. This provides further justification for seeing happiness, like health, as a collective phenomenon.