[1] La cultura di Mameli e' classica ed e' forte il richiamo alla romanita'. E' infatti di Publio Cornelio Scipione detto l'Africano (253-183 a.C.), generale e uomo politico romano vincitore dei Cartaginesi e di Annibale nel 202 a.C. a Zama (nell'attuale Algeria) nella battaglia che decreto' la fine della seconda guerra punica con la vittoria dei Romani, l'elmo che figurativamente indossa l'Italia pronta alla guerra d'indipendenza dall'Austria, richiamando inequivocabilmente le gesta eroiche e valorose degli antichi Romani.
[2] Era uso nell'antichita' tagliare i capelli alle schiave per distinguerle dalle donne libere che, per sottolineare il loro stato, erano solite tenere lunghi.
La dea Vittoria, rappresentata come una donna dai capelli lunghi, si offre alla nuova Italia e a Roma, porgendo, appunto, la chioma perche' le venga tagliata in segno di sottomissione, dea resa schiava per volere divino.
[3] La Patria chiama alle armi: la coorte, infatti, era la decima parte della legione Romana, e l'esortazione "stringiamoci a coorte" chiama a rimanere uniti e compatti, disposti a morire per la liberazione dall'oppressione straniera.
[4] Una bandiera e una speranza (speme) comuni per l'Italia, nel 1848 ancora divisa in sette Stati (Regno delle due Sicilie, Stato Pontificio, Regno di Sardegna, Granducato di Toscana, Regno Lombardo-Veneto, Ducato di Parma, Ducato di Modena).
[5] Mazziniano e repubblicano, Mameli traduce qui il disegno politico del creatore della "Giovine Italia" e della "Giovine Europa" (ossia all'unione di tutti gli stati italiani in una sola repubblica). "Per Dio" e' un francesismo (e non una imprecazione), che vale come "attraverso Dio", "da Dio" (sostenitore dei popoli oppressi).
[6] In questa strofa, Mameli ripercorre sette secoli di lotta contro il dominio straniero.
Anzitutto, la battaglia di Legnano del 1176, in cui la Lega Lombarda, comandata da Alberto da Giussano, sconfisse Federico I di Svezia detto Federico Barbarossa.
Poi, l'estrema difesa della Repubblica di Firenze, che tra il 12 ottobre 1529 e il 12 agosto 1530 venne assediata dall'esercito imperiale di Carlo V d'Asburgo, di cui fu simbolo il capitano Francesco Ferrucci. Il 2 agosto, dieci giorni prima della capitolazione della citta', egli sconfisse le truppe nemiche a Gavinana; ferito e catturato, viene finito da Fabrizio Maramaldo, un italiano al soldo straniero, al quale rivolge le parole d'infamia divenute celebri "Tu uccidi un uomo morto".
[7] Sebbene non accertata storicamente, la figura di Balilla rappresenta il simbolo della rivolta popolare di Genova contro la coalizione austro-piemontese. Dopo cinque giorni di lotta, il 10 dicembre 1746 la citta' e' finalmente libera dalle truppe austriache che l'avevano occupata e vessata per diversi mesi. (La leggenda vuole che Balilla fosse il soprannome del fanciullo, forse al secolo Giambattista Perasso, che il 5 dicembre 1746 scaglio' una pietra contro un ufficiale, dando l'avvio alla rivolta).
[8] Ogni squilla significa "ogni campana". L'evento cui Mameli fa riferimento e' quello dei "Vespri Siciliani": nome dato al moto di insurrezione dei siciliani contro il dominio angioino. E' la sera del 30 marzo 1282 (l'ora dei vespri), quando tutte le campane chiamarono il popolo di Palermo all'insurrezione contro i Francesi di Carlo d'Angio'.
[9] L'Austria degli Asburgo (di cui un'aquila bicipite ne era il simbolo imperiale) era in declino (le spade vendute sono le truppe mercenarie, deboli come giunchi) e Mameli lo sottolinea fortemente: questa strofa, infatti, fu in origine censurata dal governo piemontese. Tra il 1772 e il 1795 insieme con la Russia (il cosacco), l'Austria aveva crudelmente smembrato la Polonia. Ma il sangue dei due popoli oppressi si fa veleno, che dilania il cuore della nera aquila d'Asburgo.
Ultimo aggiornamento: 16/03/2009
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