
Secondo uno studio pubblicato ad ottobre del 2008, condotto dagli psicologi americani
John A. Bargh della
Yale University e
Lawrence E. Williams dell'
Universita' del Colorado,
una tazza calda in mano aiuta le relazioni interpersonali e ci fa sentire piu' aperti verso gli altri: riscaldando i polpastrelli delle dita di una persona possiamo renderla piu' socievole e accendere la scintilla di un comportamento piu' umano e solidaristico.
E' questo quanto e' emerso dallo studio condotto su 41 volontari dove gli e' stato chiesto di leggere alcuni dati sul carattere di una persona e poi di giudicarla. Ad alcuni di loro e' stato chiesto di tenere in mano una tazza di caffe' caldo, ad altri una di caffe' ghiacciato.
Il risultato?! I volontari giudicavano piu' cordiale una persona quando avevano tenuto in mano qualcosa di caldo rispetto a quando avevano tenuto in mano qualcosa di freddo. Per quanto riguardava invece altri tratti caratteriali diversi dalla cordialita', il giudizio sull'altra persona non cambiava.
In un secondo studio ai partecipanti veniva detto che avrebbero potuto ricevere o un buono premio per un amico oppure per se'; anche in questo caso gli e' stato prima chiesto di tenere in mano o un oggetto caldo o un oggetto freddo.
Con l'oggetto caldo in mano, i partecipanti allo studio sceglievano di preferenza il buono premio per un amico, con l'oggetto freddo in mano, invece, il buono premio per se'.
Come ha commentato
John Bargh dell'Universita' di Yale, l'effetto della temperatura fisica non riguarda soltanto come vediamo gli altri, ma influenza anche il nostro comportamento; il calore fisico ci puo' far vedere gli altri come piu' caldi e quindi piu' ottimisti nei loro confronti, ma ci induce anche a essere piu' caldi, piu' generosi e fiduciosi e piu' disponibili verso il prossimo.
Noi ci formiamo un'opinione basata sul
fattore caldo-freddo automaticamente e questo giudizio ci fornisce una serie di altri indizi sulla personalita' come la socievolezza, l'affidabilita' e la disponibilita': cosi', quindi, dire che qualcuno e' una persona calda o che ci si sente distanti da un amico o un parente e' qualcosa di piu' che una semplice metafora e che
questi termini implicitamente si ricollegano alla primitiva esperienza dell'essere caldi o freddi.
L'importanza della temperatura sulla disposizione d'animo e su quella caratteriale trova anche conferma in alcuni studi di
brain imaging, studi cioe' che valutano la funzionalita' del cervello grazie a particolari metodiche diagnostiche, che hanno mostrato come l'esperienza di uno stimolo caldo o freddo innesca una forte attivita' nella corteccia insulare. Questa stessa area cerebrale sembra implicata nel disturbo da personalita'
borderline, in cui spesso si ha una forte difficolta' a cooperare con gli altri in maniera stabile e di capire in chi credere.
C'e' da chiedersi allora quanto una
calda carezza puo' diventare addirittura
terapeutica per qualcuno.
E siccome il nostro cervello fa fronte a complicati concetti psicologici creando delle metafore che si basano su solide esperienze fisiche, chissa' se quella bellissima e irripetibile sensazione di calore, amore e sicurezza che ci ispira un bebe' stretto tra le braccia di una madre non sia il ricordo inconscio rimasto in fondo al nostro cuore dell'esperienza della nostra prima infanzia, quando le braccia dei nostri genitori ci scaldavano e comunicavano affetto e sicurezza.
Una percezione che, da quel momento in poi, ci fa collegare la sensazione fisica di calore a quella emotiva, cosi' che, ancora oggi,
quando stringiamo una tazza calda tra le mani, come per incanto riaffiorano le nostre esperienze infantili e, in quel momento,
riviviamo un'altra volta il caldo abbraccio dei nostri genitori che, comunicandoci affetto e sicurezza, ci rende percio' piu' aperti, disponibili e fiduciosi verso gli altri.