Umberto Eco: parola a legioni di imbecilli

Il fenomeno twitter permette a certa gente, in fondo, di essere in contatto con gli altri, benché abbia una natura leggermente onanistica ed escluda la gente da tanti contatti faccia a faccia. Crea però da un lato un fenomeno anche positivo, pensiamo a cose che succedono in Cina o a Erdogan in Turchia. È stato anche un movimento di opinioni. Qualcuno ha detto se ci fosse stato internet ai tempi di Hitler, i campi di sterminio non sarebbero stati possibili perché la notizia si sarebbe diffusa viralmente. Ma d’altro canto fa si che dà diritto di parola a legioni di imbecilli, i quali prima parlavano solo al bar dopo due o tre bicchieri di rosso e quindi non danneggiavano la società. Certe volte basta vedere quando passa in basso i pezzi di cose di twitter di vari utenti, si vedono cose in contraddizione reciproca. Sono della gente che di solito veniva messa a tacere dai compagni […] e che adesso invece ha lo stesso diritto di parola di un premio Nobel. E, ecco il filtraggio, uno non sa se sta parlando un premio Nobel o… Quanto all’invasione degli imbecilli, io credo che dopo un poco si crei una sindrome di scetticismo, la gente non crederà più a quello che gli dice Twitter. All’inizio è tutto un grande entusiasmo, a poco poco a poco dice: chi l’ha detto? Twitter. Allora tutte balle.

[Umberto Eco, Dall’incontro con i giornalisti in occasione della laurea honoris causa in Comunicazione e cultura dei media conferitagli dall’Università di Torino, 10 giugno 2015; video visibile su Umberto Eco e i social: “Danno diritto di parola a legioni di imbecilli”, Video.Repubblica.it, 11 giugno 2015.]

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