Teatro: L’operazione

L’operazione, una commedia scritta e diretta da Stefano Reali. Con Antonio Catania, Nicolas Vaporidis, Maurizio Mattioli e la partecipazione straordinaria di Gabriella Silvestri e con Marco Giustini.
Scene: Alessandro Chiti. Costumi: Mara Gentile. Musiche: Stefano Reali

Roma, Estate 1990. Un grande ospedale romano.

Nel luglio caldissimo di quell’anno, nelle “notti magiche” in cui infuria la passione per i mondiali di calcio, Massimo, un ragazzone sui trentacinque anni, grazie ad una raccomandazione, riesce a farsi ricoverare nel reparto Ortopedia. Massimo deve sottoporsi ad una operazione quasi “voluttuaria”, la ricostruzione dei legamenti del ginocchio, altrimenti dovrà smettere di giocare al calcio, la sua passione.
Ma la presenza del suo compagno di stanza Luigi, un lungodegente “veterano” dell’ospedale, lo induce a riflettere sulla futilità del suo caso: Luigi, profondo conoscitore delle regole del gioco del microcosmo ospedaliero, gli racconta delle sofferenze delle centinaia di pazienti che non potendo permettersi una clinica privata sono costretti ad aspettare anche degli anni, in lista d’attesa, prima che si liberi un posto letto. In più la tragica situazione dello stesso Luigi, costretto a letto da sette anni con le gambe straziate da ripetuti e vani interventi chirurgici, inocula lentamente a Massimo dei dubbi sul buon esito del suo intervento, al punto da farlo esitare sull’opportunità di operarsi.
Ma chi è Luigi, in realtà? E’ veramente malato come sembra, o è un simulatore che ha trovato vitto ed alloggio sine die a spese dello stato, come sostiene il dottor Cupreo, giovane e rampante chirurgo ortopedico, che non vede l’ora di operarlo, per scoprire la verità?
E chi è Massimo, in realtà? Com’è riuscito a farsi ricoverare in ospedale, scavalcando tutta la lista d ‘attesa, per farsi fare un ‘operazione che in clinica privata costerebbe decine di milioni di lire di allora?

In realtà, Luigi è un “venditore di letti” di professione; uno che sfrutta la sua malattia, con la complicità di un infermiere, per spaventare i neoricoverati ed indurli a rinunciare all’operazione, in maniera da poter poi “rivendere” il posto letto liberatosi ai pazienti in lista d’attesa. Ed anche stavolta, l’operazione sembra che gli stia andando bene, a Luigi: Massimo vacilla, non è più tanto sicuro di volersi operare.

Ma Luigi non sa che Massimo, in realtà, non ha affatto bisogno di essere operato al ginocchio: perché non è un paziente, è un medico mandato dalla Direzione Sanitaria con il compito di prendere con le mani nel sacco il “venditore di letti”. Laureato in medicina, ma disoccupato, a Massimo è stato offerto un lavoro in ospedale se riesce a smascherare Luigi. Anche se gli ripugna fare la spia, è la sua unica possibilità di essere assunto nella ASL dove da anni lavora come precario non pagato. Tormentato dai suoi dubbi, Massimo si accorge che i disperati con cui entra in contatto non hanno la possibilità di “sdegnarsi” per lo sfascio delle situazioni in cui vivono, per il semplice motivo che essi devono, innanzitutto, sopravvivere. A causa della sua lunghissima degenza, Luigi è diventato praticamente un boss, in grado di intimorire lo stesso personale paramedico. Luigi trova simpatico Massimo, lo crede un ingenuo, un buono, e comincia lentamente ad aprirsi, a confidargli, le regole del gioco che governano la vita interna di ogni reparto d’ospedale. Non si rende conto che sta parlando con l’unica persona che gli potrebbe usare contro tutto quello che gli sta rivelando. Ma forse il bisogno di amicizia di un uomo come Luigi, che è riuscito a tenere nascosto a tanti un tumore alle ossa che gli lascia ormai poco da vivere, è più forte anche del rischio di essere scoperto. Ma sarà poi vero, che è condannato? O anche questo fa parte dell’imbroglio? Massimo non sa più da che parte girarsi, sa solo che deve mettere nel sacco quell ‘uomo, se vuole lavorare. Il problema è che quell’uomo gli è simpatico….

Dal Teatro al Cinema, e poi ancora a Teatro.
Questo testo nasce nel 1989, come atto unico a tre personaggi, dal titolo “L’Operazione“, all’interno della rassegna: “Attori in cerca d’autore“, diretta da Ennio Coltorti, ed è stato rappresentato, nella sua versione più lunga, in due tempi, più volte dal 1991 al 1994 in Italia, e all’estero. In particolare è stato messo in scena in Inghilterra dal commediografo inglese Alan Ayckbourne, ed ha vinto il prestigioso “Be Bold Award” come miglior testo straniero nel 1993.
Dalla commedia, ho tratto un film, da me scritto e diretto, distribuito da Medusa nel 1997, dal titolo “In Barca a Vela Contromano“, interpretato da Valerio Mastandrea, Antonio Catania, Maurizio Mattioli e Emanuela Rossi. La fortuna di questo testo, semiautobiografico, forse dovuta anche al suo mix di tragedia e commedia brillante, e ai suoi continui colpi di scena, è durata negli anni, ma soprattutto nella memoria delle persone, più a lungo di quanto non ci si potesse aspettare.
È perciò con particolare soddisfazione che ho accolto l’offerta di Gianluca Ramazzotti di rimettere in scena il testo, conservando ben due protagonisti dell’operazione cinematografica di vent’anni fa. Fin da quando è stato scritto, In Barca a Vela Contromano non voleva essere solo un testo, peraltro profetico, sui problemi della malasanità. È piuttosto una storia di amicizia, di tradimenti, di slealtà, ma anche di generosità inaspettate.
E di un certo modo di fare italico, che può essere riassunto sul motto che Longanesi sosteneva essere impresso sulla bandiera italiana: “Tengo Famiglia”.
Un motto che sembra governare il modo di fare italico da sempre. Ma che però, a volte, può generare delle sorprese inaspettate…

 

 

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