Solstizio

I solstizi individuano i due momenti dell’anno, intermedi tra l’equinozio, in cui l’asse di rotazione della terra presenta la massima inclinazione rispetto al Sole.

Solstizio inclinazione della Terra
Solstizio
inclinazione della Terra

Proprio perché l’asse di rotazione della terra presenta la massima inclinazione rispetto al Sole, è in questo periodo che i raggi del Sole avranno in un emisfero della terra la massima perpendicolarità, determinando così l’estate, e nell’altro la massima obliquità, determinando così l’inverno.

Solstizio illuminazione solare
Illuminazione solare

Questo perché il fascio di luce solare che giunge a terra perpendicolarmente, a parità di larghezza di uno obbliquo, illumina una superficie minore e quindi la sua energia e’ piu’ concentrata.

Il solstizio corrisponde anche al giorno più lungo dell’anno se è estate (è il giorno in cui il sole a mezzogiorno raggiunge la massima altezza in cielo), ed al più corto se è inverno (in Italia solo circa 8 ore e 55 minuti di sole).
Cosa succede ai poli, il giorno del solstizio? Dall’immagine in alto si può capire che un polo sarà illuminato tutto il giorno, mentre l’altro vivrà 24 ore di buio!

Il solstizio d’estate si verifica il 21 o 22 giugno nell’emisfero nord della terra, e il 21 o 22 dicembre nell’emisfero sud.
In questo solstizio il polo nord della terra è rivolto verso il Sole, e segna l’inizio dell’estate nell’emisfero boreale (detto anche emisfero nord o settentrionale) che è per intenderci l’emisfero dell’Italia, e l’inizio dell’inverno nell’emisfero australe (detto anche emisfero sud o meridionale).

Solstizio e Equinozio
Alternanza di solstizi ed equinozi

La data del solstizio d’estate coincide col giorno più lungo dell’anno e, di conseguenza, della notte più corta.

Questo è anche il momento dell’anno in cui la terra avrà la maggiore distanza dal Sole.

Il solstizio d’inverno si verifica il 21 o 22 dicembre nell’emisfero nord della terra, e il 21 o 22 giugno nell’emisfero sud.
In questo solstizio il polo sud della terra è rivolto verso il sole, e segna l’inizio dell’inverno nell’emisfero boreale (detto anche emisfeto nord o settentrionale) che è per intenderci l’emisfero dell’Italia, e segna l’inizio dell’estate nell’emisfero australe (detto anche emisfeto sud o meridionale).

La data del solstizio d’inverno coincide col giorno più corto dell’anno (e, di conseguenza, della notte più lunga) e col l’altezza del sole a mezzogiorno più bassa dell’anno.

Questo è anche il momento dell’anno in cui la terra avrà la maggiore distanza dal Sole.

Nei giorni intorno al solstizio d’inverno il Sole sembra smettere di calare rispetto all’equatore celeste, quasi come se si “fermasse” nel cielo per poi invertire il suo cammino e iniziare il moto di avvicinamento all’equatore celeste (che porterà le giornate ad allungarsi): da questo, appunto, il termine solstizio (che deriva dal latino Solstitium parola composta da “sol“, sole e “sistere“, stare fermo).

Proprio questo non cedere del sole alla notte con il suo ritornare vitale rinascendo (riallungando le giornate di luce rubandole alla notte), ha portato molte popolazioni antiche a festeggiare questo giorno.

Gli antichi romani, ad esempio, celebravano nei giorni attorno al solstizio invernale la festa del “Sol invictus“, una celebrazione della rinascita che secondo alcuni rappresenterebbe l’origine pagana del Natale e con i Saturnali (dal 17 al 23 dicembre), le feste dedicate al dio dell’agricoltura Saturno con banchetti e sacrifici, con lo scambio dei ruoli sociali: lo schiavo, nominato princeps, assumeva tutti i poteri e indossava la maschera. Le classi sociali erano temporaneamente abolite: ci si vestiva tutti allo stesso modo e per gli schiavi era l’unica occasione di assaporare il gusto della libertà, prendendo fittiziamente il posto dei loro padroni. In questa occasione i Romani si scambiavano regali economici come dadi, candele di cera colorata, abiti, libri, una moneta, piccoli animali domestici.

Nella tradizione germanica e celtica, il solstizio d’inverno coincideva con la festa di Yule, dove si banchettava intorno al fuoco. Sembra che proprio queste celebrazioni abbiano introdotto gli alberi sempreverdi come simbolo della vita che resiste all’inverno e alle avversità: una tradizione che è poi entrata di diritto nelle celebrazioni del Natale.

Perché il solstizio non cade sempre nello stesso giorno?
Questo è dovuto al nostro calendario che è composto di 365 giorni, quando invece la Terra nella sua orbita intorno al Sole impiega 365 giorni, 6 ore, 9 minuti e 10 secondi (detto anno siderale). Questo disallineamento del nostro calendario di 6 ore, 9 minuti e 10 secondi viene recuperato ogni 4 anni, con l’aggiunta di un giorno a febbraio (anno bisestile), ripercuotendosi anche sulle date di equinozi e solstizi: ecco perché il solstizio cade a volte il 21 e a volte il 22.

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