Steve Jobs: solo tre storie

Steve Jobs

Steve Jobs
(San Francisco, 24/02/1955 – Palo Alto, 5/10/2011)

Sono onorato di essere qui con voi oggi alle vostre lauree in una delle migliori universita’ del mondo. Io non mi sono mai laureato, anzi, a dire la verita’, questa e’ la cosa piu’ vicina ad una laurea che mi sia mai capitata. Oggi voglio raccontarvi tre storie della mia vita. Tutto qui, niente di eccezionale, solo tre storie.

La prima storia è sull’unire i puntini.

Ho lasciato il Reed College dopo il primo semestre, ma poi ho continuato a frequentare in maniera ufficiosa per altri diciotto mesi prima di lasciare veramente. Allora perche’ ho mollato tutto? E’ cominciato tutto prima che nascessi.

Mia madre biologica era una giovane studentessa universitaria non sposata, e decise di lasciarmi in adozione. Riteneva con determinazione che avrei dovuto essere adottato da laureati e fece in modo che tutto fosse organizzato per farmi adottare fin dalla nascita da un avvocato e sua moglie.

Quando arrivai io questi decisero all’ultimo minuto che avrebbero voluto adottare una bambina. Cosi’ quelli che poi sono diventati i miei genitori adottivi e che erano in lista d’attesa, vennero chiamati nel bel mezzo della notte da una voce che gli diceva: “C’e’ un bambino, un maschietto non previsto. Lo volete voi?”. Loro risposero: “Certamente”. Piu’ tardi mia madre biologica scopri che mia madre non si era mai laureata al college e che mio padre non aveva neanche finito il liceo. Rifiuto’ di firmare le ultime carte per l’adozione. Poi accetto’ di farlo, mesi dopo, solo quando i miei genitori adottivi promisero formalmente che un giorno io sarei andato all’universita’. Diciassette anni dopo andai all’universita’, ma ingenuamente scelsi un’universita’ costosa quanto Stanford, e tutti i risparmi dei miei genitori furono spesi per pagarmi la retta. Dopo sei mesi non riuscivo a vederne l’utilita’. Non avevo idea di cosa fare nella vita e nessun indizio su come l’universita’ avrebbe potuto aiutarmi a capirlo. Eppure ero la’ che spendevo tutti quei soldi che i miei genitori avevano risparmiato in un’intera vita di lavoro. Cosi’ decisi di mollare e di avere fiducia che tutto sarebbe andato bene lo stesso. Era molto difficile all’epoca, ma guardandomi indietro ritengo che sia stata una delle migliori decisioni che abbia mai preso. Nell’attimo che mollai il college, potei anche smettere di seguire i corsi che non mi interessavano e cominciai invece a capitare nelle classi che trovavo piu’ interessanti. Non e’ stato tutto rose e fiori, pero’. Non avevo piu’ una camera nel dormitorio, ero costretto a dormire sul pavimento delle camere dei miei amici. Riportavo al venditore le bottiglie della Coca Cola vuote per avere i cinque centesimi di deposito, ci compravo da mangiare, e mi facevo piu’ di dieci kilometri a piedi attraverso la citta’, la domenica notte per avere finalmente un buon pasto a settimana al tempio Hare Krishna. Che bello. Tutto quello in cui inciampai semplicemente seguendo la mia curiosita’ e il mio intuito si rivelarono in seguito di valore inestimabile. Vi faccio un esempio.

Il Reed College all’epoca offriva probabilmente il miglior corso di calligrafia del paese. In tutto il campus, ogni manifesto, ogni etichetta era scritta a mano, con calligrafie meravigliose. Dato che avevo mollato i corsi ufficiali, decisi che avrei seguito il corso di calligrafia per imparare a scrivere cosi’. Appresi la differenza tra i tipi di caratteri Serif e San Serif, della differenza tra gli spazi che dividono le differenti combinazioni di lettere, di che cosa rende grande una stampa tipografica del testo. Fu meraviglioso, in un modo che la scienza non e’ in grado di offrire, perche’ era artistico, bello, storico e io ne fui assolutamente affascinato. Nessuna di queste cose pero’ aveva alcuna speranza di trovare una applicazione pratica nella mia vita ma, dieci anni dopo, quando ci trovammo a progettare il primo Macintosh mi torno’ molto utile. E lo utilizzammo tutto per il Mac. E’ stato il primo computer dotato di una meravigliosa capacita’ tipografica. Se non avessi mai lasciato l’universita’ e non avessi poi partecipato a quel singolo corso il Mac non avrebbe probabilmente mai avuto la possibilita’ di gestire caratteri differenti o font spaziati in maniera proporzionale. E dato che Windows ha copiato il Mac, e’ probabile che non ci sarebbe stato nessun personal computer con queste capacita’. Se non avessi mollato il college, non sarei mai riuscito a frequentare il corso di calligrafia e i personal computer potrebbero non avere quelle stupende capacita’ di tipografia che invece hanno. Certamente all’epoca in cui ero all’universita’ era impossibile unire i puntini guardando il futuro. Ma e’ diventato molto, molto chiaro dieci anni dopo, quando ho potuto guardare all’indietro. Di nuovo, non e’ possibile unire i puntini guardando avanti; potete unirli solo guardandovi all’indietro.

Così dovete aver fiducia che in qualche modo, nel futuro, i puntini si potranno unire. Dovete credere in qualcosa, il vostro intuito, il destino, la vita, il karma, qualsiasi cosa. Questo tipo di approccio non mi ha mai lasciato a piedi e invece ha sempre fatto la differenza nella mia vita.

 

La mia seconda storia parla d’amore e di perdita.

Sono stato fortunato: ho trovato molto presto che cosa amo fare nella mia vita. Wos ed io fondammo la Apple nel garage dei miei genitori quando avevamo vent’anni. Abbiamo lavorato duro e in dieci anni Apple e’ diventata da una aziende da noi due e un garage in una compagnia da due miliardi di dollari con oltre 4000 dipendenti. Avevamo appena creato il nostro miglior prodotto, il Macintosh, un anno prima e io avevo appena compiuto trenta anni. E fui licenziato. Come si fa ad essere licenziati dalla compagnia che hai fondato? Beh, quando Apple era cresciuta avevamo assunto qualcuno che avesse molto talento e capacita’ per guidare l’azienda insieme a me, e per il primo anno le cose sono andate molto bene. Ma poi le nostre visioni del futuro hanno cominciato a divergere e alla fine abbiamo avuto uno scontro. Quando questo successe, i nostri dirigenti si schierarono dalla sua parte. Quindi, a trent’anni io ero fuori, e in maniera plateale. Quello che era stato il principale scopo della mia vita adulta era andato ed io ero stato devastato da questa cosa. Non ho saputo davvero cosa fare per alcuni mesi. Mi sentivo come se avessi tradito la generazione di imprenditori prima di me, come se avessi lasciato cadere la fiaccola che mi era stata passata. Incontrai David Packard e Bob Noyce (co-fondatore di Intel) e tentai di scusarmi per aver rovinato tutto cosi’ malamente. Era stato un fallimento pubblico e io presi anche in considerazione l’ipotesi di scappare via dalla Silicon Valley. Ma qualcosa lentamente comincio’ a crescere in me, ancora amavo quello che avevo fatto. L’evolvere degli eventi con Apple non aveva cambiato quello che provavo, neanche un poco. Ero stato respinto, ma ero sempre innamorato. E per questo decisi di ricominciare da capo.

Non me ne accorsi allora, ma il fatto di essere stato licenziato da Apple era stata la miglior cosa che mi potesse succedere. La pesantezza del successo era stata rimpiazzata dalla leggerezza di essere un nuovo debuttante, senza piu’ certezze su niente. Mi libero’ dagli impedimenti consentendomi di entrare in uno dei periodo piu’ creativi della mia vita. Durante i cinque anni successivi fondai una azienda chiamata NeXT, un altro dal nome Pixar, e mi innamorai di una meravigliosa donna che sarebbe diventata mia moglie. Pixar si e’ rivelata in grado di creare il primo film in animazione digitale, Toy Story, e adesso e’ lo studio di animazione piu’ di successo al mondo. In un significativo susseguirsi di eventi, Apple ha comprato NeXT, io sono ritornato ad Apple e la tecnologia sviluppata da NeXT e’ nel cuore dell’attuale rinascimento di Apple. E Laurene ed io abbiamo una meravigliosa famiglia. Sono sicuro che niente di tutto questo sarebbe successo se non fossi stato licenziato da Apple. E’ stata una medicina molto amara, ma ritengo che fosse necessaria per il paziente.

Qualche volta la vita ci colpisce come un mattone in testa, non perdete la fede pero’. Sono convinto che l’unica cosa che mi ha trattenuto dal mollare tutto sia stato l’amore per quello che ho fatto. Dovete trovare quel che amate. E questo vale sia per il vostro lavoro che per i vostri affetti. Il vostro lavoro riempira’ una buona parte della vostra vita, e l’unico modo per essere realmente soddisfatti e’ fare quello che riterrete un buon lavoro, e l’unico modo per fare un buon lavoro e’ amare quello che fate. Se ancora non l’avete trovato, continuate a cercare. Non accontentatevi. Con tutto il cuore sono sicuro che capirete quando lo troverete. E, come in tutte le grandi storie, diventera’ sempre migliore mano a mano che gli anni passano. Percio’ continuate a cercare e non vi accontentate.

 

La terza storia parla di morte.

Quando avevo diciassette anni lessi una citazione che sussurrava così: ” se vivrai ogni giorno come se fosse l’ultimo, sicuramente prima o poi avrai ragione”. Mi colpì molto e da allora, per gli ultimi trentatre’ anni, mi sono guardato ogni mattino allo specchio chiedendomi “se fosse oggi l’ultimo giorno della mia vita, vorrei fare quello che sto per fare oggi?”. E ogni qualvolta la risposta e’ “no” per troppi giorni di fila, capisco che c’e’ qualcosa che deve essere cambiato. Ricordarsi che moriro’ presto e’ il piu’ importante strumento che io abbia mai incontrato per fare le grandi scelte della mia vita. Perche’ quasi tutte le cose, tutte le aspettative, tutto l’orgoglio, tutti gli imbarazzi e i timori per fallire, semplicemente svaniscono di fronte all’idea di morte, lasciando solo quello che c’e’ di veramente importante. Ricordarsi che dobbiamo morire e’ il modo migliore che io conosca per evitare di cadere nella trappola di chi pensa che avete qualcosa da perdere. Siete gia’ nudi. Non c’e’ ragione per non seguire il vostro cuore.

Più o meno un anno fa mi è stato diagnosticato un cancro. Ho fatto la scansione alle sette e trenta del mattino e questa ha mostrato chiaramente un tumore nel mio pancreas. Non sapevo neanche cosa fosse un pancreas. I dottori mi dissero che si trattava di un cancro che era quasi sicuramente di tipo incurabile e che avrei avuto un’aspettativa di vita non superiore ai tre-sei mesi. Il mio dottore mi consiglio’ di andare a casa e di mettere ordine nei miei affari, che e’ il loro codice per dirti di prepararti a morire. Questo significa che devi provare a dire ai tuoi bambini ogni cosa che pensavi di dirgli nei prossimi dieci anni, in pochi mesi. Questo significa essere sicuri che tutto sia stato organizzato in modo tale che per la tua famiglia sia il piu’ semplice possibile. Questo significa prepararsi a dire ai tuoi addio. Ho vissuto con il responso di questa diagnosi tutto il giorno. La sera tardi e’ arrivata la biopsia, cioe’ il risultato dell’analisi effettuata infilando un endoscopio giu’ per la mia gola, attraverso il mio stomaco sino all’intestino per inserire un ago nel mio pancreas e catturare poche cellule del tumore. Ero sotto anestesia ma mia moglie, che era la’, mi ha detto che quando i medici hanno visto le cellule sotto il microscopio hanno cominciato a gridare, perche’ e’ saltato fuori che si trattava di un cancro molto raro e curabile con intervento chirurgico. Ho fatto l’intervento chirurgico e adesso sto bene. Questa e’ stata la volta in cui sono andato piu’ vicino alla morte e spero che sia anche la piu’ vicina per qualche decennio. Essendoci passato attraverso posso parlarvi adesso con un po’ piu’ di cognizione di causa di quanto la morte era per me solo un concetto astratto e dirvi: nessuno vuole morire. Anche le persone che vogliono andare in paradiso non vogliono morire per andarci. E nonostante tutto, la morte e’ la destinazione che condividiamo. Nessuno gli e’ mai sfuggito. Ed e’ cosi’ come deve essere perche’ la morte e’ con tutta probabilita’ la piu’ grande invenzione della vita. E’ l’agente di cambiamento della vita. Spazza via il vecchio per far posto al nuovo. Adesso il nuovo siete voi, ma un giorno non troppo lontano diventerete gradualmente il vecchio e sarete spazzati via. Mi dispiace essere cosi’ drammatico ma e’ la pura verita’.

Il vostro tempo e’ limitato, per cui non lo sprecate vivendo la vita di qualcun altro. Non fatevi intrappolare dai dogmi, che vuol dire vivere seguendo i risultati del pensiero di altre persone. Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui offuschi la vostra voce interiore. E, cosa piu’ importante di tutte, abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione. In qualche modo loro sanno che cosa volete realmente diventare. Tutto il resto e’ secondario.

Quando ero un ragazzo c’era un’incredibile rivista “The whole heart catalog” praticamente una delle bibbie della mia generazione. E’ stata creata da Stewart Brand non molto lontano da qui, a Menlo Park, e Stewart ci ha messo dentro tutto il suo tocco poetico. E stato alla fine degli anni Sessanta prima del personal computer e del desktop publishing, quando tutto era fatto con macchine da scrivere, forbici, e foto polaroid. E’ stato una specie di Google in formato cartaceo tascabile, trentacinque anni prima che ci fosse Google: era idealista e sconvolgente, traboccante di concetti chiari e fantastiche nozioni. Stewart e il suo gruppo pubblicarono vari numeri del “The whole heart catalog” e quando alla fine del loro percorso, pubblicarono il numero finale. Era piu’ o meno la meta’ degli anni settanta e io avevo la vostra eta’. Nell’ultima pagina del numero finale c’era la fotografia di una strada di campagna di prima mattina, il tipo di strada dove potreste ritrovarvi a fare l’autostop se siete dei tipi abbastanza avventurosi. Sotto la foto c’erano le parole: “Siate affamati. Siate folli”. Era il loro messaggio d’addio. Siate affamati, siate folli. Io me lo sono sempre augurato per me stesso, e adesso che vi laureate per cominciare una nuova vita lo auguro a tutti voi. Siate affamati, siate folli.

Grazie a tutti.

Steve Jobs
Universita’ di Stanford (Californa)
12 giugno 2005