Scuola di Atene di Raffaello Sanzio

Raffaello Sanzio: La scuola di Atene

La scuola di Atene di Raffaello Sanzio
La scuola di Atene di Raffaello Sanzio
Affresco 770×500 cm
Musei Vaticani di Roma – Stanza della Segnatura

La Scuola di Atene di Raffaello Sanzio è un affresco (770×500 cm circa) databile al 1509-1510 e situato nella Stanza della Segnatura, una delle quattro Stanze dei Musei Vaticani di Roma, poste all’interno dei Palazzi Apostolici. La Stanza della Segnatura contiene i più famosi affreschi di Raffaello: essi costituiscono l’esordio del grande artista in Vaticano e segnano l’inizio del pieno Rinascimento. L’ambiente prende il nome dal più alto tribunale della Santa Sede, la “Segnatura Gratiae et Iustitiae”, presieduto dal pontefice e che usava riunirsi in questa sala intorno alla metà del XVI secolo. Originariamente la stanza fu adibita da Giulio II (pontefice dal 1503 al 1513) a biblioteca e studio privato: il programma iconografico degli affreschi, eseguiti tra il 1508 e il 1511, si lega a questa funzione. Esso fu certamente stabilito da un teologo e si propone di rappresentare le tre massime categorie dello spirito umano: il Vero, il Bene e il Bello. Il Vero soprannaturale è illustrato nella Disputa del SS. Sacramento (o la teologia), quello razionale nella Scuola di Atene (o la filosofia); il Bene è espresso nelle raffigurazione delle Virtù Cardinali e Teologali e della Legge mentre il Bello nel Parnaso con Apollo e le Muse.

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La Stanza della Segnatura contiene i più famosi affreschi di Raffaello: essi costituiscono l’esordio del grande artista in Vaticano e segnano l’inizio del pieno Rinascimento. L’ambiente prende il nome dal più alto tribunale della Santa Sede, la “Segnatura Gratiae et Iustitiae”, presieduto dal pontefice e che usava riunirsi in questa sala intorno alla metà del XVI secolo. Originariamente la stanza fu adibita da Giulio II (pontefice dal 1503 al 1513) a biblioteca e studio privato: il programma iconografico degli affreschi, eseguiti tra il 1508 e il 1511, si lega a questa funzione. Esso fu certamente stabilito da un teologo e si propone di rappresentare le tre massime categorie dello spirito umano: il Vero, il Bene e il Bello. Il Vero soprannaturale è illustrato nella Disputa del SS. Sacramento (o la teologia), quello razionale nella Scuola di Atene (o la filosofia); il Bene è espresso nelle raffigurazione delle Virtù Cardinali e Teologali e della Legge mentre il Bello nel Parnaso con Apollo e le Muse. Gli affreschi della volta si legano alle scene sottostanti: le figure allegoriche della Teologia, Filosofia, Giustizia e Poesia alludono infatti alle facoltà dello spirito dipinte sulle corrispettive pareti. Sotto Leone X (pontefice dal 1513 al 1521) l’ambiente fu adibito a studiolo e stanza da musica, nella quale il pontefice custodiva anche la sua collezione di strumenti musicali. L’arredo originale del tempo di Giulio II venne rimosso e sostituito con un nuovo rivestimento ligneo, opera di Fra Giovanni da Verona, che si estendeva su tutte le pareti ad eccezione di quella del Parnaso, dove la stessa decorazione, ancor oggi visibile, per motivi di spazio venne eseguita in affresco. Il rivestimento ligneo, invece, andò probabilmente distrutto a seguito del Sacco di Roma del 1527 e al suo posto durante il pontificato di Paolo III (pontefice dal 1534 al 1549) fu dipinto uno zoccolo a chiaroscuri da Perin del Vaga.

[Fonte: Musei Vaticani]

 

La Scuola di Atene di Raffaello, inquadrato da un arco dipinto, rappresenta i più celebri filosofi e matematici dell’antichità intenti nel dialogare tra loro, all’interno di un immaginario edificio classico, rappresentato in perfetta prospettiva.

Le figure sono disposte sostanzialmente su due piani definiti da una larga scalinata che taglia l’intera scena. Un primo e più numeroso gruppo è disposto ai lati di una coppia centrale di figure che conversano, identificate in Platone e Aristotele. Un secondo gruppo autonomo, in cui sono stati individuati i pensatori interessati alla conoscenza della natura e dei fenomeni celesti, è disposto in primo piano sulla sinistra, mentre di un terzo, anch’esso indipendente, ristretto e disposto simmetricamente al secondo, è di difficile l’identificazione dell’ambito intellettuale, nonostante gli sforzi degli studiosi; indizio è la presenza di una figura identificata in Euclide intento a tracciare una dimostrazione geometrica.

La solenne architettura dello sfondo, priva di copertura e che lascia intravedere un cielo limpido, ha proporzioni che richiamano l’architettura tardoantica (come la Basilica di Massenzio), con le volte cassettonate e l’innesto di un tamburo di una cupola. Probabilmente si ispira ai progetti della nuova Basilica di San Pietro di Bramante, con i grandiosi bracci di una croce greca, di cui di fatto ne sono visibili solo due, ispirato probabilmente alla pianta centrale originariamente prevista.

Nei pilastroni che fanno da sfondo alla gradinata su cui si trovano i filosofi, sono collocate due statue, entrambe riprese da modelli classici: Apollo con la lira a sinistra e Minerva a destra, con l’elmo, la lancia e lo scudo con la testa di Medusa. L’identificazione delle divinità è chiarita dai bassorilievi sottostanti. Sotto Apollo si trovano una Lotta di ignudi (simboleggiante la violenza della guerra) e un Tritone che rapisce una nereide (le brame sensuali), che raffigurano impulsi negativi dell’animo umano dai quali si può elevarsi con la guida della ragione, rappresentata dal dio.

Nei medaglioni sotto l’imposta della cupola si vedono due bassorilievi con un uomo nell’atto di alzare gli occhi da un libro e una donna con le braccia su un globo terrestre: i loro gesti sono da mettere in relazione con quelli di Platone e Aristotele al centro.

Cinquattotto sono i personaggi raffigurati nell’affresco e alcuni di questi sono stati ritratti con le sembianze di personaggi dell’epoca. I due principali filosofi dell’antichità, Platone e Aristotele si trovano al centro della composizione, vicino al punto di fuga, situato tra i due quasi a volere indicare che il vero abbia caratteristiche sintetiche, di conciliazione tra quelle già intuite dall’uno e l’altro, quali figure fondamentali per lo sviluppo del pensiero occidentale. L’occhio dello spettatore è inevitabilmente direzionato su queste figure per le linee del pavimento e la fuga dell’edificio, nonché per l’isolamento offerto dalla cornice di cielo racchiusa dall’arco sullo sfondo. Platone regge il Timeo e solleva il dito verso l’alto a indicare l’iperuranio e sottintendere la sua filosofia basata sul mondo delle idee trascendenti (che risiedono appunto nella sfera celeste) e sull’induzione; Aristotele regge l’Etica Nicomachea e distende il braccio destro tenendolo sospeso a mezz’aria, a sottolineare l’attenzione all’uomo alla sua interiorità, in linea con il libro che ha con lui.

Mentre il centro della scena è interessato dalla fuga prospettica, i lati, sullo sfondo dell’architettura in primo piano, mostrano un rallentamento del movimento, anche grazie alla scansione orizzontale dei quattro gradini. Ciò permette di individuare più chiaramente i gruppi.

A sinistra di Platone, girato verso un gruppo di giovani e con una tunica verde bottiglia, si trova Socrate, la cui identificazione è resa sicura dai tratti fisiognomici ripresi dai busti marmorei del filosofo giunti dall’epoca classica. Tra i giovani davanti a lui si sono riconosciuti Alcibiade o Alessandro Magno, armato, Senofonte ed Eschine (o Alcibiade). Attorno alla base di una colonna, Zenone di Cizio vicino a un fanciullo, che regge il libro letto secondo alcuni da Epicuro incoronato di pampini di vite.

Pitagora è seduto più avanti, in primo piano, mentre legge un grosso libro e forse Telauge gli regge una tavoletta. Nella tavoletta si leggono segni simbolici, riprodotti anche dallo Zarlino, che sono stati visti come schemi delle concordanze musicali, cioè la suddivisione tipicamente pitagorica dell’ottava musicale e la forma simbolica della Tetraktys. Dietro di lui Averroè col turbante, che si china verso di lui, e un vecchio che prende appunti, identificato con Boezio o Anassimandro o Senocrate o Aristosseno o ancora Empedocle.

Davanti si trovano un giovane in piedi di controversa identificazione e Parmenide o Aristosseno. Verso il centro Eraclito, isolato, poggia il gomito su un grande blocco.

Il gruppo a destra di Aristotele è di difficile interpretazione. L’uomo stante, vestito di rosso, dovrebbe essere Plotino, in silenzioso isolamento. Al centro sta sdraiato sui gradini Diogene, con i chiari elementi iconografici (l’abito lacero e l’atteggiamento di ostentato disprezzo del decoro e la ciotola).

In primo piano si trova un gruppo centrato su Euclide (secondo alcuni studiosi Archimede), che traccia figure geometriche, attorniato da allievi; alcuni decori sulla sua tunica sono stati interpretati come la firma di Raffaello (“RVSM”: “Raphaël Urbinas Sua Manu”) e forse la data MDVIIII.

Dietro di lui, l’uomo coronato che dà le spalle allo spettatore e regge un globo terracque in mano è Claudio Tolomeo. Davanti a lui si trova un uomo barbuto, forse Zoroastro, e dietro due personaggi di profilo, in vesti contemporanee, in cui si è voluto vedere la raffigurazione ad autoritratto di Raffaello stesso e quella, più improbabile, dell’amico e collega Sodoma, che ha lavorato al dipinto sulla volta ed a cui alcuni hanno attribuito un ruolo anche nell’esecuzione dell’affresco stesso (altre ipotesi: il Perugino o di Timoteo Viti).

La scuola di Atene di Raffaello Sanzio
Schema dell’affresco

[Fonte: wikipedia]


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