Pianto antico - Antonio Possenti

Giosuè Carducci: Pianto antico

L’albero a cui tendevi
La pargoletta mano,
Il verde melograno
Da’ bei vermigli fior,

Nel muto orto solingo
Rinverdí tutto or ora
E giugno lo ristora
Di luce e di calor.

Tu fior de la mia pianta
Percossa e inaridita,
Tu de l’inutil vita
Estremo unico fior,

Sei ne la terra fredda,
Sei ne la terra negra;
Né il sol piú ti rallegra
Né ti risveglia amor.

 [Giosuè Carducci]

Analisi del Pianto antico

Nel testo il poeta contrappone al piccolo defunto l’albero di melograno che nell’orto ha prodotto da poco nuovi germogli e a cui l’estate ridà nuova vita con il calore e la luce. Dante, figlio di un povero corpo invecchiato e sciupato dal tempo, unico dono di una vita sentita ormai inutile, giace nella fredda terra di un camposanto, non potrà più vedere la luce del sole, né godere dell’amore.

La forma della poesia è quella di una breve ode anacreontica in quartine di settenari, secondo lo schema abbc (il quarto verso sempre C, è sempre tronco).

Il componimento è ritenuto uno dei primi esempi di stile nominale per l’abbondanza di nomi (aggettivi e sostantivi) e la scarsa presenza di verbi. Questi ultimi, infatti, si rilevano nel testo ma o in funzione di aggettivo, espressa con dei participi passati (percossa e inaridita) o in forma di verbo metaforico come “rinverdì”.

 

Il pianto del padre è antico come il dolore che gli uomini di tutti i tempi hanno provato di fronte alla morte. Emerge dal passato anche la figura del melograno, antico simbolo di fertilità, di rinascita e resurrezione. Nell’antichità la melagrana era anche simbolo di fertilità, di nuova vita ma anche, specie nell’arte rinascimentale italiana, in Donatello, Michelozzo, Verrocchio, Rossellino ed altri, il simbolo della melagrana, motivo ornamentale diffuso anche nella scultura, soprattutto sepolcrale e nell’architettura classica, era anche simbolo di morte.

Quest’albero, che al termine dell’inverno appare secco e arido, tale da sembrare ormai morto, ecco che invece ricomincia a nascere al calore del sole primaverile e a mettere quei bei piccoli fiori, di un rosso intenso come quello del sangue vitale, che la giovane vita del piccolo Dante invano ha cercato di afferrare. Il melograno resusciterà a nuova vita; non così il bambino, ormai per sempre nella terra fredda e nera.

Il gioco dei termini usati nella poesia esprimono il netto contrasto tra la vita (“luce”, “calor”) e la morte (“pianta… inaridita”, “terra fredda”, “terra negra”) tanto più dolorosa quando coglie una “pargoletta mano” non più capace di trattenere nelle sue mani la vita.

Dante era stato l’ultimo, unico frutto, di una pianta, di quella ormai inutile vita che Carducci sente non più scorrere in lui: ormai non piange neppure più, è completamente inaridito perché la sua vita è stata spezzata dalle radici.

Quel piccolo orto, prima luminoso e sonoro dei rossi colori del melograno e dei giochi del bimbo ora appare al poeta troppo silenzioso e solitario ed ormai né il sole, né l’amore potranno farvi ritornare la vita.

Lo stesso ritmo infine della poesia sembra suggerire quelle nenie che si recitano ai bambini per farli addormentare ma qui non c’è gioco fantastico, vi è tristezza, rassegnazione profonda: questa è una nenia per un sonno di morte.

[Fonte: wikipedia]