La persuasione dell’acido

Survivors
Donna sfigurata
Donna sfigurata

In Pakistan ed in Bangladesh, rifiutare una proposta di matrimonio, scegliere un marito contro il volere dei genitori, il portare una dote non soddisfacente, chiedere il divorzio sono solo alcuni dei motivi che espongono le donne alla vendetta di mariti, familiari, partner o spasimanti delusi; il mezzo: l’acido solforico, una sostanza di facile reperibilita’, in vendita a poco prezzo in tutti i villaggi o estraibile dalle batterie. Si utilizza l’acido anche per risolvere le controversie tra le famiglie, per ottenere un terreno o una proprieta’ e per contrasti politici ed economici.

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DiCo e… non DiCo

Alberto Sordi nel film il Marchese del Grillo
Dal film Il Marchese del Grillo - Gasperino il carbonaro ed il Marchese Onofrio del Grillo
Dal film Il Marchese del Grillo
Alberto Sorni nelle parti di:
Gasperino il carbonaro ed il Marchese Onofrio del Grillo

Nel 2006-2007 impazza il dibattito sui DI.CO. e sui PA.C.S. Giornali, telegiornali, trasmissioni televisive, partiti politici, chiesa e cittadini si danno battaglia verbale su quello che era (ed e’) una questione sociale. Ovunque ci si girasse intorno non si parlava d’altro che di DICO e di PACS… poi, improvvisamente, tutto e’ tornato nel silenzio… cio’ che ha diviso e scaldato animi e coscienze e’ andato nel dimenticatoio.

Ma cosa significano i termini DICO, PACS e MORE UXORIO?

DICO e’ l’acronimo di DIritti e doveri delle persone stabilmente COnviventi e viene riferito comunemente al disegno di legge, presentato dal secondo Governo Prodi (2006-2007), finalizzato al riconoscimento nell’ordinamento giuridico italiano di taluni diritti e doveri discendenti dai rapporti di convivenza registrati all’anagrafe.

Per conviventi si intendono due persone maggiorenni, anche dello stesso sesso, unite da reciproci vincoli affettivi, che convivono stabilmente e si prestano assistenza e solidarieta’ materiale e morale, non legate da vincoli di matrimonio, parentela, affinita’, adozione, affiliazione e tutela.

PACS e’ l’acronimo di PAtti Civili di Solidarieta’, una specie di unione civile per tutte quelle forme di convivenza fra due persone legate da vincoli affettivi ed economici che non accedono volontariamente all’istituto giuridico del matrimonio, o che sono impossibilitate a farlo, alle quali gli ordinamenti giuridici abbiano dato rilevanza o alle quali abbiano riconosciuto uno status giuridico.

MORE UXORIO, come da dizionario, indica la condizione di due persone che vivono matrimonialmente pur non essendo sposate: convivere.

A distanza di oltre un anno piu’ nulla, tutto tace… come dire… “Prima Dico e… poi non Dico piu’!”.

Il fatto che non se ne parli non significa che il problema non continui ad esistere: forse e’ solo servito a qualcuno che, per farsi propaganda nel dire si o no, aveva deciso di cavalcare quest’onda per poi trovarne un’altra e un’altra ancora. Ma qui non si tratta di praticare “serf”, ma di risolvere bisogni concreti di persone.
Attenzione, che non si parla di matrimoni tra gay ma dei piu’ elementari diritti civili tra persone che convivono, dove non importa se queste siano dello stesso sesso o di sesso diverso…

Quello che ha tanto diviso le coscienze delle persone, in realta’, era ed e’ un qualcosa gia’ in uso nel nostro paese, proprio tra quelle categorie di persone che ne hanno invece infiammato la polemica e gli animi quando anche gli altri comuni cittadini hanno avvertito la necessita’ sociale di adeguare le regole del convivere alle nuove realta’.
Prima categoria quella dei nostri onorevoli parlamentari, che gia’ dal 1990 usufruiscono di una specie di PACS, quando fu inaugurato il loro Fondo di Solidarieta’ istituito con una delibera dell’Ufficio di Presidenza della Camera.

Il Fondo di solidarieta’ fra gli onorevoli deputati (al Senato vi e’ quello fra gli onorevoli senatori) e’ la cassa che si occupa del vitalizio e dell’assistenza sanitaria integrativa degli inquilini di Montecitorio e Palazzo Madama. Funziona in maniera semplicissima anche perche’ non e’ regolata ne’ da una legge dello stato, ne’ dal regolamento di Montecitorio.

Le regole che disciplinano l’assistenza sanitaria parlano chiaro: i servigi sono estendibili ai conviventi more uxorio dello stesso sesso e agli eventuali figli avuti dai parlamentari fuori dal matrimonio.

Accedere al Fondo di solidarieta’ e’ molto semplice; nei primi giorni di legislatura, il parlamentare, contestualmente allo scatto della foto di rito, compila un apposito modulo in cui puo’ indicare nomi e cognomi di conviventi ed eventuali figli a carico: a questi verra’ poi estesa l’assistenza sanitaria gratuita.

Ma come e’ possibile che il legislatore neghi ai cittadini dei diritti che il parlamento si e’ gia’ dato?!

Ma invero i parlamentari non sono i soli cittadini italiani che usufruiscono di questo civile privilegio: anche la categoria dei giornalisti ha i suoi PACS.
Era il 19 febbraio 1997 quando, con un voto all’unanimita’ (con un solo astenuto), il Consiglio di Amministrazione della CASAGIT, la Cassa autonoma di assistenza dei giornalisti italiani, decise, infatti, di estendere le prestazioni in materia di assistenza sanitaria al convivente more uxorio dell’iscritto, anche se dello stesso sesso (articolo 18 lettera “d” dell’attuale Regolamento).

E chissa’ se, andando a scartabellare nei vari regolamenti di categoria, se ne possa trovare qualche altro… e allora, se gia’ si e’ creduto giusto tutelare le convivenze, perche’ ci si scalda tanto se le si vogliono definitivamente regolamentare in modo che siano uguali per tutti e non esistano cittadini piu’ uguali di altri?!

Beh, che dire… pardon, che “dico”… mentre c’e’ un’Italia che gia’ usufruisce di una specie di PACS, ce n’e’ un’altra che attende speranzosa che chi ne gode inizi ad affrontare la questione anche per tutti gli altri…

Ritornano tanto in mente due famose frasi tratte da altrettanti film di Alberto Sordi: “Visto che la Giustizia non e’ uguale per tutti… speriamo che lo sia almeno l’ingiustizia” (dal film “Tutti dentro”) e “Mi dispiace, ma io sono io e voi non siete un c..zo!” (dal film “Il Marchese del Grillo).

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FONTI:

Arezzo Notizie 02/03/2007
LE IENE 05/03/2007