Gustave Courbet: L’origine del mondo

Quadro l'origine del mondo di Gustave Courbet L’origine del mondo di Gustave Courbet, 1866
Olio su tela di cm 46 x 55
Opera conservata al Museo d’Orsay di Parigi

L’Origine del mondo di Gustave Courbet (titolo originale: L’origine du Monde), una clamorosa raffigurazione in primo piano dell’organo sessuale femminile dipinto nell’800 senza veli o pudori, sconvolgente ancora oggi per il realismo con cui è trattato un soggetto già di per sé motivo di scandalosi giudizi.

Il primo proprietario del quadro di Courbet L’Origine del mondo, con ogni probabilità il committente stesso della tela, fu il diplomatico turco-egiziano Khalil-Bey (1831-1879) (al secolo Halil Şerif Pasha). Personalità eccentrica della Parigi bene degli anni sessanta del XIX secolo, mette insieme, prima di essere rovinato dai debiti di gioco, un’effimera ma sorprendente collezione, dedicata alla celebrazione del corpo femminile. Khalil Bey teneva il quadro all’interno di un camerino, dietro una tenda verde, e lo mostrava agli ospiti delle cene e delle feste che organizzava a casa sua.

In seguito, si hanno poche notizie certe sulla sorte e sui proprietari del quadro. Il dipinto durante la seconda guerra mondiale scomparve per ricomparire nella villa di campagna del celebre psicanalista Andre’ Lacan. Soltanto nel 1995 la tela è stata acquisita dal Museo d’Orsay di Parigi e la sua esposizione desta quotidianamente tra i visitatori grande scalpore.

Fino al suo ingresso nelle collezioni del Museo d’Orsay di Parigi nel 1995, L’Origine del mondo rappresenta il paradosso di un’opera famosa ma poco vista.

Per diversi anni si pensò che la donna ritratta fosse la modella irlandese Joanna Hiffernan, amante di Courbet; ma è nel 2018 che lo scrittore e studioso Claude Schopp, studiando alcune lettere intercorse tra due scrittori dell’epoca, George Sand e il figlio di Alexandre Dumas, ha scoperto che la donna ritratta in “L’Origine du Monde” era Constance Queniaux, nota ballerina dell’Opera di Parigi ed una delle amanti del diplomatico ottomano Khalil Bey. Nel 1866, quando fu dipinta L’origine del mondo, Constance Queniaux aveva 34 anni.

La storia dell’origine del mondo di Gustave Courbet è interessante, ma va precisata la giusta prospettiva di lettura: per l’artista il soggetto era, in sostanza, da un lato semplicemente naturale, realistico, e dall’altro, allo stesso tempo per la sua pregnanza originaria, metaforico (in tal senso il titolo è un elemento costitutivo).
E dunque anche a proposito di questo piccolo dipinto, nascosto per tanto tempo, si può parlare di una allegoria reale, come nel caso dell’immensa tela L’atelier du peintre, rifiutata dal Salon ufficiale e esposta nel 1855, con grande clamore polemico, nel Padiglione del Realismo allestito dallo stesso Courbet, che segna l’inizio della nuova arte indipendente. Si può dire che intorno a queste due opere (una di interesse attuale, anche se non per motivi artistici, e l’altra un caposaldo della pittura dell’800) si è scatenata l’attenzione del pubblico.

Courbet non ha mai smesso di rivisitare il nudo femminile, talvolta con una vena piuttosto libertina. Tuttavia, in questo quadro, l’artista si abbandona ad un’audacia e a un realismo che conferiscono all’opera un grande potere seduttivo. La descrizione quasi anatomica di un organo genitale femminile non è attenuata da alcun artificio storico o letterario. Grazie al grande virtuosismo di Courbet, alla raffinatezza della gamma delle tonalità ambrate, L’Origine del mondo sfugge allo statuto d’immagine pornografica.

La schiettezza e l’audacia di questo nuovo linguaggio non escludono un legame con la tradizione: difatti, la pennellata ampia e sensuale e il ricorso al colore ricordano la pittura veneziana. Del resto, lo stesso Courbet faceva appello a Tiziano e al Veronese, al Correggio e alla tradizione di una pittura carnale e lirica.

L’origine del mondo di Gustave Courbet, finalmente esposto senza veli posti a coprire le parti intime, torna ad occupare il posto che gli spetta nella storia della pittura moderna. Tuttavia, esso continua a porre, in modo inquietante, il problema dello sguardo.

[Fonte: Museo d’Orsay – Parigi]

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