Non esistono più le mezze stagioni

Le stagioni giuste per le verdure
Le stagioni giuste per le verdure

Dopo aver girato per supermercati in una fredda giornata di gennaio, si torna a casa e dalla busta della spesa si tira fuori di tutto: pomodori, zucchine, melanzane, peperoni, asparagi, fagiolini verdi, fragole, e in confezione, prezzemolo e carote; tutti prodotti fuori stagione, sembra di essere in piena estate.

Ormai quasi senza accorgercene, nei supermercati c’e’ una sola stagione, che dura tutto l’anno.

Ma da dove vengono tutti questi prodotti? E perche’ invadono i nostri supermercati?

A rispondere al primo quesito e’ l’etichetta stessa, che oltre ad indicare la scadenza dei prodotti, che in genere e’ l’informazione che monopolizza l’attenzione, fornisce tante altre notizie, tra le quali la provenienza.

Allora ci si accorge, per esempio, che gli asparagi acquistati provengono dal Peru’, i fagiolini verdi dal Marocco, e i pomodori dalla Spagna. E non solo…

Anche in Italia si producono tanti prodotti fuori stagione sia per il mercato interno che per quello estero.

Le serre che si vedono in campagna sono tantissime, e il cibo fuori stagione che si trova in vendita e’ li’ dentro, perche’ le serre non proteggono piu’ solamente i prodotti invernali piu’ delicati dalle gelate, ma aiutano a produrre al di la’ delle stagioni, perche’ al loro interno, ci sono le primizie.

Perche’ si importano e/o producono tanti prodotti fuori stagione?

Le risposte piu’ immediate possono essere: “per dare maggiore scelta al consumatore”, oppure “per avere sempre a disposizione i prodotti che si desiderano”, oppure “d’altronde il benessere e il grado di sviluppo di un paese si vede anche in questo”. Ma e’ proprio cosi’?

Se, per esempio, a gennaio (fuori stagione e quindi primizie) si coltivassero nelle serre cavoli rapa da inviare sulle tavole dei tedeschi, quest’ultimi li pagherebbero 5/6 euro al chilo; se si attendessero poche settimane, invece, quando il clima permettera’ ai tedeschi di poter produrre da soli i cavoli rapa, questi, non piu’ primizia, verrebbero pagati solo 3 euro.
In questo caso non converra’ piu’ produrre i cavoli rapa e occorrera’ sostituire, per esempio, questi con colture di pomodori, anche questi a gennaio fuori stagione e quindi primizie.
Anche i pomodori, poi, quando arrivera’ la stagione dei pomodori di campo, quelli cioe’ che naturalmente maturano rossi sulla pianta, e percio’ ricchi di sostanze nutrienti dai benefici effetti che si conoscono, non converra’ piu’ produrli perche’ il mercato abbassa il prezzo, e verranno sostituiti da altre primizie e cosi’ via, in un altalenarsi di primizie.

Produrre prodotti solo fuori stagione e’ quindi piu’ conveniente. La non stagionalita’ aiuta a tenere alti i prezzi e quindi i guadagni.

Ma allora, ritornando alla domanda iniziale, veramente il consumatore vuole acquistare il fuori stagione o e’ un falso bisogno indotto solo dalla convenienza di chi vende per mantenere alti i prezzi?
E se i consumatori cominciassero ad acquistare facendo piu’ attenzione alle stagioni? Beh, non potendo piu’ continuare questa pratica commerciale si avrebbero prezzi piu’ bassi e comunque non nascosti dalla scusante della “primizia”…

E purtroppo non finisce qui. Ritornando ai prodotti che si erano acquistati inizialmente nell’ipotetica spesa fatta al supermercato, nell’osservare con piu’ attenzione anche i prezzi dei prodotti gia’ confezionati e pronti all’uso si notano curiose anomalie.

Una confezione da 50 grammi di prezzemolo tritato in busta, e’ costata 1 euro: cio’ vale a dire ben 20 euro al chilo.

Lo stesso vale per una confezione di carote tagliate che si paga 8 euro al chilo, e per ogni altro prodotto confezionato.

Eppure quando si chiede al fruttivendolo un mazzetto di odori, questi mette insieme una costa di sedano, una carota, un ciuffetto di prezzemolo e li aggiunge “gratis” nella busta.

Quando si acquista un prodotto cosi’ confezionato, dove il prodotto stesso e’ gia’ stato pulito, tagliato e potra’ essere usato e cotto immediatamente senza ulteriore processo di affinamento, si paga insito il servizio, il costo di imballo e di trasporto, ed il tempo che non si impiega nel lavaggio e nel taglio. E si sa, il tempo e’ tiranno e si preferisce spendere piu’ per il servizio che non per il prodotto.

Per noi, la differenza tra le carote sfuse e quelle in scatola confezionate e grattugiate, o tra il prezzemolo sfuso e quello confezionato gia’ lavato e tritato, sta in un gesto: il gesto di lavare e grattugiare che ci ruba qualche minuto.
Invece, quello che c’e’ dietro la scatola di carote gia’ grattugiate o quella del prezzemolo gia tritato prodotte industrialmente sono trasporti, plastica, energia e infine pure lo smaltimento della confezione nel termovalorizzatore.

Qual’e’ la logica economica di tutto questo? Spendere cosi’ tanto per un prodotto dal valore quasi irrisorio, solo per non lavarlo e tritarlo, distruggendo risorse e ambiente? … Sembra quasi una follia! Perche’ allora nessuno fa qualcosa?

Perche’ gli unici che ne trarrebbero benefici, cioe’ i consumatori e l’ambiente, non hanno la forza per farsi sentire (e qualche volta la volonta’ di cambiare piccole abitudini), mentre a tutti gli altri conviene, compresi gli Stati, in nome del PIL (Prodotto Interno Lordo) che e’ una misura basilare usata in macroeconomia e che dovrebbe misurare Il benessere di una nazione: ogni volta che si spendono dei soldi, questi vanno ad aumentare il valore del PIL, presumendo benessere.

E si, perche’ queste carote in scatola fanno aumentare il PIL, proprio perche’ producono un costo ambientale.

Paradossalmente, anche una petroliera che si spacca in due in mare o vicino le coste fa aumentare il PIL, perche’ se ne dovra’ ricostruire un’altra e si dovranno ripulire le coste, i pesci e curare gli uccelli imbrattati: tutte cose che fanno spendere soldi e che quindi fanno alzare il PIL.
Ma anche quando si e’ in coda sull’autostrada il PIL aumenta perche’ si brucia carburante, che inquina, e se l’inquinamento fa venire malattie, beh, anche questo fa aumentare il PIL, perche’ malati e ospedali sono spese. Anche un incidente fa aumentare il PIL…

I prodotti fuori stagione fanno alzare il PIL perche’ costa di piu’ produrli, perche’ si usano piu’ fertilizzanti, erbicidi e pesticidi.
E pazienza se l’aereo che porta asparagi dal Peru’ e fagiolini dall’Africa produce Co2, perche’ cosi’ facendo si alza il numeretto magico del benessere, il PIL.

E poi i prodotti fuori stagione si possono vendere ad un prezzo piu’ alto di uno di stagione. E’ meglio vendere un chilo di fagiolini a gennaio a 4 e 90 al chilo, che un cavolfiore a 1 euro, perche’ anche questo fa aumentare il PIL.

E tutto questo costa caro alle nostre tasche e alla nostra salute. Si mangiano prodotti di serra che vengono colti ancora non maturi, privi quindi delle loro benefiche proprieta’ nutrizionali, oppure fatti venire dall’estero con un impatto ambientale terrificante.

Secondo il Millennium Ecosystem Assessment (Valutazione degli Ecosistemi del Millennio) una ricerca dell’Onu iniziata nel 2001 a cui hanno lavorato 2000 scienziati di tutto il mondo per 4 anni, se la terra si sta riscaldando e i ghiacci si sciolgono e i deserti avanzano, questo e’ dovuto alle attivita’ umane che producono gas serra. E la causa maggiore e’ legata, incredibile a dirsi, al cibo. Il 30% dei gas serra sono direttamente collegati a come si produce, distribuisce e consuma il cibo.

Perche’ il cibo non e’ solo cibo, ma e’ un insieme di produzioni industriali correlate fra loro, quali, fertilizzanti, pesticidi, erbicidi, carburanti per i trattori, trasformazioni, refrigerazioni e trasporti.

Il mazzetto di asparagi che viene in aereo dal Peru’, quanto avra’ contribuito al riscaldamento globale?

E la busta di plastica che racchiude 50 grammi di prezzemolo che costa di piu’ del prezzemolo stesso?

Basterebbe partire dalle nostre piccole abitudini quotidiane per migliorare le cose, per esempio, mangiare come si faceva anni fa (e neanche tanti), ogni frutto alla sua stagione: si mangerebbero prodotti di miglior qualita’ a prezzi decisamente piu’ bassi e con un impatto ambientale sostenibile, cosi’ da poter lasciare ai nostri figli un mondo piu’ sano e, perche’ no, piu’ sensato…

(Tabella frutta e verdura di stagione).

Articoli correlati: