“Negri” si nasce o si diventa?

“Negri” si nasce o si diventa?

Appena siamo arrivati ci hanno fatto sedere a terra, poi ci hanno chiesto i documenti (molti di noi non li avevano e sono stati duramente interrogati), uomini armati si sono piazzati davanti a noi, ci controllavano per evitare che qualcuno di noi tentasse la fuga. Poi ci hanno fatto alzare e, uno ad uno, ci hanno sottoposto a delle visite mediche. Alcuni di noi sono rimasti nella stanza del dottore troppo a lungo, erano debilitati, ed è stato come se dentro di me sentissi che alcune di queste persone in realtà quell’infermeria non l’avrebbero mai più abbandonata. Nei miei incubi sento ancora le loro voci. Per giorni sono stato chiuso in questo centro di permanenza su un isolotto in mezzo all’acqua.

Immagini e frasi familiari che televisione e telegiornali propongono quasi quotidianamente… storie lontane, che riguardano persone e popoli lontani, che cercano quella speranza di vita dignitosa… Peccato che queste sono le parole scritte alla propria madre da un italiano emigrato in America…

1953 due minatori miniera zolfo Caltanissetta
Due minatori in una miniera di zolfo Caltanissetta, 1953

 

Noi comunque ci sentiamo tranquilli, con la consapevolezza di non essere “emigranti” e di non essere “negri”, condizioni entrambe che rendono la vita più difficile.

D’altronde è improponibile ad un italiano da generazioni dirgli “negro” senza che questi sbotti a ridere e prenda per pazzo chi l’addita con questo epiteto.

Ma vediamo se è proprio così, anche perché le condizioni (gli status) dettate dai pregiudizi hanno un confine molto labile, determinato da chi le pratica… così che, come niente, è facile trovarsi dall’altra parte…

 

Essere “negro” è veramente una questione di colore?

Dal romanzo “Babbitt” [1] di Sinclair Lewis [2] del 1922:
Un’altra cosa che dobbiamo fare (…) è tenere questi dannati stranieri fuori dal Paese. Grazie a Dio stiamo mettendo un limite all’immigrazione. Questi dagoes e questi hunkies devono imparare che questo è il paese dell’uomo BIANCO e che non sono desiderati qui“…

Un’altra cosa che dobbiamo fare (…) è tenere questi dannati stranieri fuori dal Paese.“, “Grazie a Dio stiamo mettendo un limite all’immigrazione“; sembrano frasi attuali nonostante abbiano quasi 100 anni. Questo, in fondo, perché l’emigrazione è sempre esistita e da chi l’ha subita è stata sempre vista come un problema, soprattutto quando gestita male dagli stati…

Ah, dimenticavo: “dagoes” è il plurare di “dago” che è uno dei tanti soprannomi dati agli ITALIANI (tra i quali spiccava anche “guinea“)… e visto che gli italiani andavano nel Paese dell’uomo bianco, voleva dire che questi li vedevano e consideravano come NEGRI.

Ma come!… Il colore della pelle non lascerebbe dubbi: gli italiani sono bianchi, lo sono sempre stati e naturalmente lo erano anche allora; eppure scienziati sociali, uffici pubblici e autorità di polizia ebbero più di una perplessità sulla loro classificazione.

vietato ingresso italiani, Saarbrucken 1958, finestra club
Finestra di un pub Saarbrucken, 1958

Anche il nostro italiano da più di sette generazioni sarebbe stato visto come un “negro” pur se di pelle bianchissima (e…voilà, si è già dall’altra parte!)… e questa volta non si sarebbe messo a ridere… perché il tutto era sancito da conseguenti comportamenti, diritti, leggi e… SENTENZE: nel 1922 un Tribunale dell’Alabama (U.S.A.) assolse in appello Jim Rollins, un nero condannato in primo grado per il reato di “miscegenation” (mescolanza di razze) con l’imputazione di avere avuto rapporti con una donna bianca. “Ma non era bianca, era ITALIANA!“, aveva affermato Jim Rollins nel ricorso proposto.

Tesi ACCOLTA dal giudice che lo prosciolse, sentenziando che il procuratore “non aveva potuto fornire la prova che la femmina in questione, Edith Labue, fosse BIANCA“, come ricorda la studiosa Benedicte Deschamps nel suo saggio sul razzismo anti-italiano negli Usa, che dalla nazionalità della ragazza italiananon si poteva assolutamente dedurre che ella fosse bianca, né che fosse lei stessa negra o discendente da un negro“.

 

Basti poi leggere le vignette pubblicate sul libro “Wop!: A Documentary History of Anti-Italian Discrimination” di Salvatore J. LaGumina, dove i nostri nonni venivano visti come scimmioni negroidi [3].

…O rileggere il libro edito dal Saggiatore con gli studi statunitensi sul razzismo anti-italiano dal titolo: “Gli italiani sono bianchi?“; dove si indaga su come, quando e perché l’essere considerati BIANCHI divenne importante per gli ITALIANI emigrati negli Stati Uniti.
Nessun emigrante arrivò in America con un’idea precisa del colore della propria pelle, ma ben presto tutti impararono che essere bianchi significava avere la possibilità di evitare molte forme di violenze e umiliazioni, assicurava una via preferenziale per ottenere la cittadinanza e un lavoro soddisfacente che fosse decentemente pagato. Potere politico, status sociale e una migliore educazione erano privilegi riservati ai bianchi, e riuscire ad essere considerati tali era l’unico modo di sfuggire alla vita di miserie e umiliazioni cui erano destinati gli afroamericani.

…O ricordare che uno dei soprannomi dati per decenni agli ITALIANI in America, soprattutto negli Stati razzisti del Sud, fu “Guinea“. E ricordarsi che per lungo tempo il quartiere degli ITALIANI a Londra fu soprannominato “Abissinia“.

 

A volte è una semplice questione geografica o di latitudine geografica…

45esimo parallelo, sopra ariani sotto negroidi

Il rapporto della Commissione sull’immigrazione americana, nel Dictionary of Races and Peoples, stabilì a cavallo degli Anni Venti del Novecento, con rigore scientifico, che: “tutti gli abitanti della penisola propriamente detta così come le isole della Sicilia e della Sardegna […] sono italiani del Sud. Anche Genova fa parte dell’Italia del Sud“.

La frontiera tra i due mondi, per gli xenofobi più estremi, era il 45° parallelo nord, che sta a metà strada tra il Polo Nord e l’Equatore, e che taglia esattamente in due la Pianura Padana.

 

Altre volte, invece, dipende più semplicemente dal conto in banca…

Nell’Egitto meridionale, verso il Sudan, hanno trovato un cippo di confine risalente al XIX secolo a.C.:

Frontiera sud. Questo confine è stato posto nell’anno VIII del Regno di Sesostris III, Re dell’Alto e Basso Egitto, che vive da sempre e per l’eternità. L’attraversamento di questa frontiera via terra o via fiume, in barca o con mandrie, è proibita a qualsiasi negro, con la sola eccezione di coloro che desiderano oltrepassarla per vendere o acquistare in qualche magazzino“. In poche parole: il “negro” stia alla larga, ma se viene per affari è bene accetto…

Ruud Gullit, il celebre giocatore nero del Milan, un giorno disse: “Se sei miliardario e giochi nel Milan sei anche un po’ meno negro“.

Karl Lueger [4] (leader del partito cristiano sociale e borgomastro di Vienna a cavallo tra il 1800 e il 1900 che arrivò a conquistare il 70% dei voti dei concittadini con una grande efficienza gestionale unita a una demagogia antisemita), diceva ridendo: “Sono io a decidere chi è ebreo e chi no“. In sostanza: l’etnia, quando fa comodo, non conta…

 

In conclusione

Abbiamo visto che anche chi ha il colore della pelle bianca può essere visto come “negro”, in barba ad ogni oggettiva evidenza somatica; e allora bianco, nero, giallo, nord, sud, sono tutte etichette che vengono attaccate per catalogare e accomunare con accezioni spesso negative e vuote di un reale significato, perché sovente frutto di ignoranza, pregiudizio, ma soprattuto di convenienza, di strategie socialmente costruite e relative al punto di osservazione dell’interlocutore.

Perché ciò non accada, occorrono Stati forti, che si ottengono solo con cittadini preparati ed informati… e ce ne sono in tutti i settori della nostra società, ma hanno poca visibilità al contrario di quelli insignificanti che invece ne godono di molta.

Jameson Timba [4] diceva: “Una nazione non informata è una nazione povera. Se i cittadini non sono informati, sono disinformati o hanno una informazione limitata, sono costretti a fare scelte disinformate in ogni aspetto della loro vita, dall’economia alla politica, e il risultato sarà che danneggeranno lo sviluppo degli individui e dell’intero paese.

No, non sono solo belle e utopistiche parole. La società non è un concetto astratto, ma è composta da singoli individui; ogni persona con il suo comportamento (anche suo malgrado) contribuisce a formarla, perché egli stesso è la società. Diventare più esigenti e pretendere il meglio è un diritto per una terra dalla millenaria storia, che per secoli e secoli è stata culla e punto di riferimento per il mondo intero, ora in balia della demagogia.

Parafrasando una frase di George Santayana “un paese che non sa ricordare il proprio passato, è condannato a ripeterlo”, e a non avere un degno futuro…

 

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Note

[1] Babbitt: e’ un romanzo di Harry Sinclair Lewis, pubblicato nel 1922; il personaggio, un agente immobiliare, e’ il ritratto dell’americano medio, con i suoi mutevoli umori, il conformismo, la sua noia, i vani tentativi di evasione, tutto affari e efficenza, chiesa presbiteriana e famiglia, sorti della nazione e evasioni extradomestiche, vocabolario prefabbricato e goffo arrampicamento sociale.

[2] Harry Sinclair Lewis: nato a Sauk Centre (Minnesota – USA) il 7 febbraio 1885 e morto a Roma il 10 gennaio 1951, e’ stato un romanziere e drammaturgo statunitense. Fu il primo statunitense a vincere il Premio Nobel per la letteratura nel 1930, “per la sua arte descrittiva vigorosa e grafica e per la sua abilita’ nel creare, con arguzia e spirito, nuove tipologie di personaggi”. I suoi lavori sono conosciuti per le loro visioni sagaci e critiche della societa’ statunitense e dei valori capitalistici.

[3] Negroide: l’affermazione circa il carattere “negroide” degli italiani dimostra come l’evidenza somatica (essere bianchi o neri di pelle) è, in larga misura, il prodotto di strategie socialmente costruite.
Un esempio tipico della costruzione dell’evidenza è il cosiddetto “naso adunco” che dovrebbe caratterizzare le razze semite. Gli ebrei sono, dal punto di vista fisico, indistinguibili dai cosiddetti “ariani“: eppure gli antisemiti vedevano il naso adunco in ogni ebreo.
Spiega Annamaria Rivera (antropologa e professore di Etnologia e Antropologia sociale dell’Università di Bari, nonché autrice di saggi): «Se l’altro dominato, inferiorizzato, discriminato (o inferiorizzabile e discriminabile) è del tutto simile al “noi”, gli si attribuisce il naso adunco come tratto somatico che accomunerebbe l’intero gruppo cui appartiene o a cui è ascritto. Da allora in poi tutti vedranno il naso adunco in ogni individuo appartenente o ascritto a quel gruppo. La stessa percezione delle differenze somatiche è infatti influenzata dalla cultura, dall’ideologia e dal pregiudizio».
[Annamaria Rivera, Estranei e nemici. Discriminazione e violenza razzista in Italia, DeriveApprodi, Roma 2003, pagg. 16-17].

[4] Karl Lueger: nato a Vienna (Austria) il 24 ottobre 1844 e morto il 10 marzo 1910, fu un politico Austriaco e sindaco di Vienna, conosciuto per le sue politiche antisemite e razziste.
Leader del partito cristiano sociale, deputato al consiglio municipale di Vienna e al parlamento austriaco. Divenne poi borgomastro di Vienna. Ha influenzato molto la politica nazionale della citta’ e di tutta la nazione austriaca.
Conosciuto per il suo antisemitismo, Adolf Hitler attribui’ a Lueger l’ispirazione per la forma piu’ tarda e virulenta di antisemitismo. Sostenne inoltre la causa delle politiche razziste contro tutte le minoranze non di lingua tedesca.

[4] Jameson Timba: Ministro dell’informazione e della propaganda dello Zimbabwe.

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