Moratoria contro la pena di morte

Il 18 dicembre 2007 l’Assemblea generale dell’Onu ha approvato con 104 voti favorevoli, 54 contrari e 29 astenuti, la risoluzione per la moratoria contro la pena di morte nel mondo promossa dall’Italia.

A favore della risoluzione sono stati, in ordine alfabetico:
Albania, Algeria, Andorra, Angola, Argentina, Armenia, Australia, Austria, Azerbaijan, Belgium, Benin, Bolivia, Bosnia and Herzegovina, Brazil, Bulgaria, Burkina Faso, Burundi, Cambodia, Canada, Cape Verde, Chile, Colombia, Congo, Costa Rica, Cote d’Ivoire, Croatia, Cyprus, Czech Republic, Denmark, Dominican Republic, Ecuador, El Salvador, Estonia, Finland, France, Gabon, Georgia, Germany, Greece, Guatemala, Haiti, Honduras, Hungary, Iceland, Ireland, Israel, Italy, Kazakhstan, Kiribati, Kyrgyzstan, Latvia, Liechtenstein, Lithuania, Luxembourg, Madagascar, Mali, Malta, Marshall Islands, Mauritius, Mexico, Micronesia (Federated States of), Moldova, Monaco, Montenegro, Mozambique, Namibia, Nauru, Nepal, Netherlands, New Zealand, Nicaragua, Norway, Palau, Panama, Paraguay, Philippines, Poland, Portugal, Romania, Russian Federation, Rwanda, Samoa, San Marino, Sao Tome and Principe, Serbia, Slovakia, Slovenia, South Africa, Spain, Sri Lanka, Sweden, Switzerland, Tajikistan, The former Yugoslav Republic of Macedonia, Timor-Leste, Turkey, Turkmenistan, Tuvalu, Ukraine, United Kingdom, Uruguay, Uzbekistan, Vanuatu, Venezuela.

Hanno votato no, e quindi si sono dichiarati favorevoli alla pratica della pena capitale:
Afghanistan, Antigua and Barbuda, Bahamas, Bahrain, Bangladesh, Barbados, Belize, Botswana, Brunei Darussalam, Chad, China, Comoros, Democratic People’s Republic of Korea, Dominica, Egypt, Ethiopia, Grenada, Guyana, India, Indonesia, Iran, Iraq, Jamaica, Japan, Jordan, Kuwait, Libya, Malaysia, Maldives, Mauritania, Mongolia, Myanmar, Nigeria, Oman, Pakistan, Papua New Guinea, Qatar, Saint Kitts and Nevis, Saint Lucia, Saint Vincent and the Grenadines, Saudi Arabia, Singapore, Solomon Islands, Somalia, Sudan, Suriname, Syria, Thailand, Tonga, Trinidad and Tobago, Uganda, United States, Yemen, Zimbabwe.

Astenuti all’appello al voto, invece, sono stati:
Belarus, Bhutan, Cameroon, Central African Republic, Cuba, Democratic Republic of the Congo, Djibouti, Equatorial Guinea, Eritrea, Fiji, Gambia, Ghana, Guinea, Kenya, Lao People’s Democratic Republic, Lebanon, Lesotho, Liberia, Malawi, Morocco, Niger, Republic of Korea, Sierra Leone, Swaziland, Togo, United Arab Emirates, United Republic of Tanzania, Vietnam, Zambia.

Infine ci sono le nazioni che, assenti all’assemblea delle Nazioni Unite, non hanno votato:
Guinea-Bissau, Peru, Senegal, Seychelles, Tunisia.

La risoluzione, che stabilisce una moratoria sulle esecuzioni con uno sguardo all’abolizione della pena di morte, ha avuto piu’ sostenitori di quando e’ stata approvata dalla commissione per i diritti umani dell’Onu del novembre del 2007 con 99 voti favorevoli, 52 contrari e 33 astenuti.

Due tentativi analoghi negli anni Novanta fallirono in seno all’Assemblea Generale dell’ONU e precisamente nel 1994 e nel 1999; l’Italia e’ tuttavia riuscita ad ottenere, dal 1999 fino al 2005, l’approvazione ogni anno, sempre per iniziativa dell’Unione Europea, di una risoluzione su questo tema da parte della Commissione dei Diritti dell’Uomo delle Nazioni Unite.

Il testo votato dall’Assemblea generale dell’Onu, gia’ approvato il 15 novembre alla Terza Commissione al Palazzo di Vetro, esorta tutti gli stati che hanno ancora la pena di morte a stabilire una moratoria delle esecuzioni in vista dall’abolizione della pena capitale. E intanto invita a ridurne progressivamente l’uso e il numero dei reati per i quali puo’ essere comminata, rispettando gli standard internazionale a garanzia dei diritti dei condannati.

 

Testo della moratoria (A/c.3/62/L.29)

L’Assemblea generale, guidata dagli obiettivi e dai principi contenuti nella Carta delle Nazioni Unite;

Richiamando la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’uomo, la Convenzione Internazionale sui diritti civili e politici e alla Convenzione per i diritti del bambino;

Richiamando le risoluzioni sulla “questione della pena di morte” adottate nel corso degli ultimi dieci anni dalla Commissione per i diritti umani in tutte le sue sessioni consecutive, la piu’ recente essendo la E/CN4/RES/2005/59 che ha esortato gli Stati che mantengono la pena di morte ad abolirla completamente e, nel frattempo, a stabilire una moratoria sulle esecuzioni;

Richiamando gli importanti risultati raggiunti dalla ex Commissione per i Diritti umani sulla questione della pena di morte e contemplando che il Consiglio per i diritti umani possa continuare a lavorare su questo tema;

Considerando che la messa in atto della pena di morte va a minare la dignita’ umana e convinti che una moratoria sull’esecuzione della pena di morte contribuisca alla promozione e al progressivo sviluppo dei diritti umani; che non c’e’ prova definitiva del valore della pena di morte come deterrente; che qualsiasi errore o fallimento della giustizia sull’applicazione della pena di morte e’ irreversibile e irreparabile;

Accogliendo le decisioni prese da un sempre maggiore numero di stati nell’applicare una moratoria sulle esecuzioni, seguita in molti casi dall’abolizione della pena di morte;

1) Esprime la sua profonda preoccupazione per il sussistere dell’applicazione della pena di morte;

2) Esorta gli stati che mantengono la pena di morte a:

a) rispettare gli standard internazionali che salvaguardano i diritti di coloro che sono in attesa dell’esecuzione della pena capitale, in particolare gli standard minimi, come stabilito dall’allegato alla risoluzione 1984/50 del Consiglio economico e sociale;

b) fornire al Segretario generale informazioni riguardanti la messa in atto della pena capitale e l’osservanza delle clausole di salvagaurdia dei diritti di coloro che sono in attesa dell’esecuzione della pena di morte;

c) restringere progressivamente le esecuzioni e ridurre il numero dei reati per i quali la pena di morte puo’ essere imposta;

d) stabilire una moratoria sulle esecuzioni in vista dell’abolizione della pena di morte.

3) Esorta gli stati che hanno abolito la pena di morte a non reintrodurla;

4) Chiede al Segretario generale di riferire sull’applicazione di questa risoluzione nella 63esima sessione;

5) Decide di continuare la discussione sul tema nella 63esima sessione all’interno dello stesso punto dell’agenda”.

(18 dicembre 2007)

Le garanzie cui si fa riferimento per la protezione dei condannati prevedono fra l’altro che la sentenza capitale possa essere comminata solo per i reati piu’ gravi e che non possano essere condannate persone per reati compiuti sotto i 18 anni. Non possono essere inoltre eseguite le sentenze nei casi di donne incinte, madri di un bambino piccolo o persone sofferenti di handicap mentale. Per la condanna a morte servono prove chiare e convincenti e le garanzie di un processo giusto, con possibilita’ di appello e richiesta di grazia. Quando la pena capitale e’ applicata deve causare il minimo di sofferenze possibili al condannato.

Testo originale della moratoria della pena di morte (PDF)

Come si è giunti alla moratoria

1994: il governo italiano presenta all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, per la prima volta nella storia dell’Onu, una risoluzione per la moratoria delle esecuzioni capitali. La risoluzione non viene approvata per soli 8 voti, con l’astensione di 20 paesi che oggi fanno parte dell’Unione Europea.

1997: il governo italiano presenta la risoluzione per la moratoria alla Commissione Onu per i Diritti Umani a Ginevra, che l’approva con 27 voti favorevoli, 11 contrari, 14 astensioni e un assente. Da allora la risoluzione viene confermata ogni anno fino al 2005, con l’Unione Europea che ne diventa sponsor a partire dal 1999.

La “Carta dei diritti fondamentali” – proclamata a Nizza il 7 dicembre 2000 ed inserita nella Parte II del “Trattato sull’Unione europea”, firmato a Roma il 29 ottobre 2004 -, prevede che nessuno possa essere condannato alla pena di morte ne’ giustiziato (articolo 2), e che nessuno possa essere allontanato, espulso o estradato verso uno Stato in cui esista il rischio di essere sottoposti alla pena di morte, alla tortura o ad altre pene o trattamenti inumani o degradanti (articolo 19).

Grazie alla pressante azione dell’Italia fu presentata all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, il 20 dicembre 2006, una “Dichiarazione sulla pena di morte” predisposta dall’Unione Europea, sottoscritta da 85 Paesi membri.

Il 1 febbraio 2007: il Parlamento Europeo approva a stragrande maggioranza una risoluzione in cui s’invita la presidenza dell’Unione Europea a garantire la presentazione della risoluzione sulla moratoria all’Assemblea Onu.

Il 13 aprile 2007, il Consiglio dei Ministri da mandato al Ministro degli Affari esteri di avanzare al Consiglio degli Affari generali dell’Unione Europea la proposta per l’abolizione della pena di morte e la contestuale moratoria, da presentare poi all’ONU.

Il 26 aprile 2007 viene approvata dal Parlamento Europeo la risoluzione 20070423IPR05701 a sostegno di una moratoria universale della pena di morte, che invita la Presidenza tedesca a presentarla con urgenza all’Assemblea generale delle Nazioni Unite.
L’Assemblea di Strasburgo ha inoltre annunciato la partecipazione alla Campagna mondiale conto la pena di morte, invitando tutte le istituzioni dell’Unione Europea ed il Consiglio d’Europa a proclamare, a partire dal 2007, il 10 ottobre quale “Giornata europea contro la pena di morte”.

Il 14 maggio 2007, a Bruxelles, il ministrio degli Esteri dell’Unione Europea conferisce all’Italia e alla presidenza di turno dell’Unione Europea, affidata alla Germania, il compito di preparare il testo della risoluzione per una moratoria universale della pena di morte da presentare all’Assemblea generale dell’Onu.

15 novembre 2007: la Terza Commissione dell’Assemblea generale Onu approva la moratoria con 99 voti favorevoli, 52 contrari e 33 astenuti, mentre 8 Paesi restano fuori dall’aula. Un successo dovuto anche ad una strategia italiana ed europea che ha saputo coinvolgere e rendere protagonisti diversi paesi del sud del mondo.

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