Marocchinate

Goumier
Goumier

I Goumiers erano marocchini di razza berbera, nativi delle montagne dell’Atlante, che costituivano le truppe coloniali irregolari francesi appartenenti ai Goums Marocains, un reparto delle dimensioni approssimative di una divisione ma meno rigidamente organizzato, che formavano il cosiddetto C.E.F. (Corps Expeditionnaire Francais) insieme ad altre quattro divisioni:

la Seconda Divisione Marocchina di Fanteria (DIMDivision Infanterie Marocaine, 13.895 uomini, di cui 6.578 europei e 7.317 indigeni);

la Terza Divisione Algerina di Fanteria (DIADivision In fanterie Algerienne, con i suoi 16.840 uomini, tra i quali 6.354 bianchi e 6.835 indigeni);

la Quarta Divisione di Montagna Marocchina (DMMDivision Marocaine de Montagne, 19.252 uomini, di cui 6545 europei e 12.707 indigeni);

la Prima Divisione della Francia Libera.

Questi uomini selvaggi in bourms (mantello di lana con cappuccio) e turbante, avvolti in sporchi barracani, erano denominati “goumiers“, perche’ non erano organizzati in divisioni regolari, ma in “goums“, ossia gruppi composti da una settantina di uomini, molto spesso legati tra loro da vincoli di parentela.
Infatti “Goum” (il cui plurale e’ appunto “goums“), deriva dalla traslitterazione fonetica francese del termine arabo “qum” che indica, appunto, una banda o uno squadrone.

La caratteristica di queste truppe coloniali era l’eccellente addestramento nei combattimenti montani, dove riuscivano a muoversi in silenzio e con agilita’. Vivere e battersi in montagna era qualcosa di naturale per questi soldati nati e vissuti su impervie montagne, e un terreno che altri avrebbero considerato un ostacolo era per questi nordafricani un alleato.

Augustin Guillaume
Augustin Guillaume

Le forze del C.E.F. comprendevano 99.000 uomini per la maggior parte di nazionalita’ marocchina e algerina provenienti dalle colonie francesi. Completava l’organico una piccola aliquota di senegalesi.

I Goums erano al comando del generale francese Augustin Guillaume.

 

Lo scenario bellico

Generale Mark W. Clark
Mark W. Clark

Alla fine del 1943 la 5° Armata USA del generale Clark aveva subito perdite per 40.000 uomini, tra morti e feriti, oltre a 50.000 soldati messi fuori combattimento dalle malattie, molte di tipo sessuale e da stress da combattimento. L’Ottava Armata britannica aveva perso 12.500 uomini a causa della malaria e 6.400 in battaglia. Questo li porto’ a dover chiedere aiuto agli alleati francesi.

Quando gli eserciti anglo americani giunsero nel gennaio del 1944 di fronte alla linea Gustav, i loro comandanti certamente non pensarono che la celere avanzata verso Roma, si sarebbe trasformata in una logorante e sanguinosa guerra di posizione.

La linea Gustav era letteralmente una catena umana che tagliava in due parti l’Italia, dal Tirreno all’Adriatico, voluta da Hitler nel settembre del 1943 come baluardo di resistenza tedesca in terra d’Italia; la Linea Gustav era lunga 230 chilometri e rappresentava una barriera difensiva dal Tirreno all’Adriatico: partiva da Gaeta, al confine tra Lazio e Campania, e giungeva fino alla foce del Sangro, a sud di Pescara.

Generale Harold Alexander
Harold Alexander

Nei mesi invernali che seguirono, il generale Harold Alexander, comandante in capo delle forze alleate in Italia, nell’ostinarsi ad attaccare frontalmente le difese tedesche nel settore di Cassino riusci’ a perdere nell’arco di tre distinte battaglie (che comportarono anche la distruzione della storica abbazia) oltre 60.000 soldati.

A fronte di questi evidenti insuccessi, nello studio tattico di quella che doveva essere la quarta ed ultima Battaglia per Cassino, che portera’ all’occupazione angloamericana di Roma, il generale Alexander decise di tentare una manovra di aggiramento delle difese tedesche.

L’attacco si doveva sviluppare attraverso i monti Aurunci, partendo da Castelforte passando per Ausonia, Monte Petrella ed Esperia. Obiettivo finale: il paese di Pontecorvo e la via Casilina. Si sarebbe ottenuto cosi’ l’aggiramento dei difensori di Montecassino.

Generale Alphonse Juin
Alphonse Juin

A svolgere questo difficile e delicato compito furono chiamate le truppe del “Corps Expeditionnaire Français” (C.E.F.) agli ordini del generale Alphonse Juin.

Giovedi’ 11 maggio 1944, scatta il piano di Juin. Alle undici di sera, 1600 cannoni danno inizio a un intenso bombardamento contro i tedeschi: le truppe francesi cominciarono cosi’ l’avanzata con l’operazione che prese il nome “Diadem“.

Il 14 maggio 1944 i Goumiers, attraversando un terreno apparentemente insuperabile nei monti Aurunci, aggirarono le linee difensive tedesche nell’adiacente valle del Liri consentendo al XIII Corpo britannico di sfondare la linea Gustav e di avanzare fino alla successiva linea di difesa predisposta dalle truppe germaniche, la linea Adolf Hitler.

In seguito a questa battaglia il generale Alphonse Juin avrebbe dato ai suoi soldati cinquanta ore di “liberta’”, durante le quali si verificarono i saccheggi dei paesi e le violenze sulla popolazione denominate appunto marocchinate.

Le Marocchinate

Goumiers
Goumiers

Nei giorni che seguirono la battaglia, terminata il 17 maggio con la caduta di Esperia, i 7.000 “goumiers” sopravvissuti (erano partiti all’attacco in 12.000) devastarono, rubarono, razziarono, uccisero e violentarono.

Le cifre riguardanti il totale degli stupri e degli omicidi sono molto varie.

Nelle ore successive allo sfondamento della linea Gustav, 7000 soldati marocchini, liberi dal comando, si avventarono su di un’ampia area della provincia di Frosinone e della provincia di Latina.

Le conseguenze furono spaventose: secondo alcune fonti ufficiali furono stuprate piu’ di 60.000 donne dagli 8 agli 85 anni.
Furono sodomizzati all’incirca ottocento uomini; tra di essi anche il prete di Santa Maria di Esperia che mori’ poi per le ferite.
Poi furono uccisi impalati gli uomini che cercavano di proteggere le donne e i bambini. Fu razziato il 90% del bestiame.

Testimonianze ricordano come truppe canadesi, uscendo dalla loro area di competenza, intervennero riuscendo a fermare in parte lo scempio su richiesta della popolazione in fuga.

Secondo invece i dati del Ministero degli Interni, poi trasmessi alla Commissione alleata di controllo, ci furono circa 2000 stupri di donne, molte delle quali furono contagiate da malattie veneree, circa 800 uomini sodomizzati, molti dei quali successivamente assassinati tramite impalatura, oltre ad un centinaio di omicidi e alla distruzione di 811 case poi incendiate.
Sulla guerra delle cifre non c’e’ certezza; comunque sia anche quella piu’ ottimistica del Ministero degli Interni mostra lo scempio che avvenne in Italia e le sue colossali dimensioni, rispetto al breve periodo e all’esiguita’ del territorio in cui queste violenze si consumarono.

Il 18 giugno del 1944 papa Pio XII sollecito’ Charles de Gaulle a prendere provvedimenti per questa situazione. Ne ricevette una risposta accorata e al tempo stesso irata nei confronti del generale Guillaume. Entro’ quindi in scena la magistratura francese, che fino al 1945 avvio’ 160 procedimenti giudiziari nei confronti di 360 persone. A queste cifre bisogna pero’ sommare il numero di quanti furono colti sul fatto e fucilati.

Quando la notizia si diffuse il Vaticano chiese ufficialmente che le truppe franco-maghrebine non entrassero a Roma.

Dopo la guerra il corpo di spedizione francese riconobbe alle vittime un indennizzo che andava dalle 30 alle 150 mila lire a donna stuprata, tali somme vennero detratte dai danni di guerra dovuti dall’Italia alla Francia; dal canto suo il governo italiano pago’ alle vittime una pensione minima e a tempo.

Il mistero del volantino

All’alba del 14 maggio 1944 (giorno scelto per l’attacco) il generale Juin inoltro’ agli uomini della II divisione di fanteria (comandata dal generale Dody) e della IV divisione da montagna (comandata dal generale Guillaume) il seguente proclama…

Per quanto l’originale sia introvabile, si conosce la traduzione di un volantino in francese e arabo che sarebbe circolato tra i groumiers:

« Soldati! Questa volta non e’ solo la liberta’ delle vostre terre che vi offro se vincerete questa battaglia. Alle spalle del nemico vi sono donne, case, c’e’ un vino tra i migliori del mondo, c’e’ dell’oro. Tutto cio’ sara’ vostro se vincerete. Dovrete uccidere i tedeschi fino all’ultimo uomo e passare ad ogni costo. Quello che vi ho detto e promesso mantengo. Per cinquanta ore sarete i padroni assoluti di cio’ che troverete al di la’ del nemico. Nessuno vi punira’ per cio’ che farete, nessuno vi chiedera’ conto di cio’ che prenderete »

(Traduzione dell'”Associazione Nazionale Vittime Civili”).

L’invio di tale comunicato non fu mai confermato ufficialmente.

Un’ulteriore prova che questo fenomeno non fosse circoscritto alle 50 ore di cui parlerebbe il volantino sarebbe la presenza di moduli prestampati per denunciare le violenze effettuate dai marocchini.

Anche se si nega l’esistenza del volantino, tuttavia, l’acquiescenza di comandanti ed ufficiali ed il carattere sistematico delle violenze ha portato a definire l’idea di una liberta’ di azione concessa ai soldati nei confronti dei civili. Ai soldati marocchini, cioe’, sarebbe stato concesso il diritto di preda.
Evidentemente l’Italia del «colpo di pugnale» alla Francia agonizzante del 1940, non meritava, in fin dei conti, troppi riguardi.

Marocchinate e’ il termine usato per indicare lo stupro di massa attuato dai goumiers francesi ai danni di molte persone di ambo i sessi e di tutte le eta’ dopo la battaglia di Montecassino.

Sofia Loren  nel film La Ciociara
Sofia Loren nel film La Ciociara

Durante la Seconda guerra mondiale, come in tutte le altre guerre, si sono consumate efferate e gratuite violenze ai danni dei civili, donne e uomini, anziani o giovani che fossero. Ma e’ difficile eguagliare l’orrore della vicenda delle “marocchinate“, le donne ciociare violentate nel 1944 dal contingente marocchino dell’esercito francese. All’epoca furono definiti effetti collaterali della guerra, oggi quegli stupri sono un crimine contro l’umanita’.

Alberto Moravia scrisse un libro affinche’ tali orrori non venissero dimenticati. Vittorio De Sica ne ricavo’ un film, intitolato “La Ciociara“. Fu Sofia Loren ad interpretare una delle due protagoniste, una madre e una figlia che, nella storia, subirono un orribile stupro.

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