Segno del comando

I luoghi de il segno del comando

La sequenza iniziale dello sceneggiato Il segno del comando ci mostra Lancelot Edward Forster (Ugo Pagliai), professore di letteratura inglese a Cambridge, giunto da poco a Roma, mentre si reca in via Margutta 33, presso lo studio del pittore Marco Tagliaferri il quale, in una lettera d’invito, gli ha promesso importanti rivelazioni su un diario di Lord Byron, scritto durante un soggiorno romano del poeta. Il diario è il documento più importante di una prossima conferenza che il professore inglese dovrà tenere sul tema ‘Byron a Roma’, presso il British Council della capitale. Insieme alla lettera, Tagliaferri ha inviato a Forster anche una foto di un piazza romana, citata nel diario di Byron, e fino ad allora ritenuta dal professore frutto della fantasia artistica del poeta: si tratta della famosa piazza con ‘rudere di tempio romano, chiesa rinascimentale e fontana con delfini’ che costituirà uno dei principali motivi conduttori dell’intero sceneggiato. Ad accogliere Forster nello studio di via Margutta non c’é, però, il pittore romano, ma la sua modella, l’affascinante e misteriosa Lucia, che gli dà appuntamento per cena, presso una locanda di Trastevere, e gli raccomanda di alloggiare in un albergo di Trinità dei Monti: l’hotel Galba, dove Forster andrà.

Con la speranza d’incontrare finalmente il pittore Marco Tagliaferri, Edward Forster si reca all’appuntamento serale con Lucia e, dopo un breve incontro ai piedi della scalinata di piazza di Spagna, i due si recano insieme alla Taverna dell’Angelo, una locanda di Trastevere.

 

Alla Taverna dell’Angelo, Forster, dopo avere atteso invano l’arrivo di Tagliaferri, stordito e confuso, forse per il vino bevuto, perde i sensi. Il professore inglese si risveglia a notte fonda nella sua auto e si accorge che la sua borsa, che contiene la copia del diario di Byron, è scomparsa, mentre della Taverna dell’Angelo non c’è più alcuna traccia; trova, inoltre, appoggiato su un sedile dell’auto, il medaglione che Lucia indossava quella sera. Dopo aver denunciato l’accaduto al più vicino commissariato di polizia, all’alba, Forster si precipita nuovamente in via Margutta, presso lo studio di Tagliaferri, per cercare Lucia, ma nessuno gli risponde. Lo accoglie, invece, da un appartamento adiacente allo studio, un vecchio colonnello in pensione, ultimo discendente della famiglia dei Tagliaferri, che gli rivela che il pittore romano e la sua modella sono morti cento anni prima, in circostanze misteriose. Ancora sconcertato dalla notizia, e seguendo un ultimo consiglio del vecchio colonnello, il professore inglese si reca presso il Caffé Greco di via Condotti, dove scopre la sua sorprendente somiglianza con un autoritratto di Marco Tagliaferri. La piazzetta dove Forster si risveglia e si accorge del furto della sua borsa è largo M. D. Fumasoni Biondi, adiacente a piazza di S. Maria in Trastevere.

 

Su una terrazza della Casina Valadier, Edward Forster confida le sue vicissitudini romane e le sue preoccupazioni ad Olivia, un’ amica inglese che risiede all’hotel Galba, lo stesso albergo dove alloggia il professore inglese. Successivamente, Forster si reca alla Scuola Britannica, dove incontra Barbara, la giovane segretaria dell’addetto culturale dell’ambasciata britannica George Powell. La ragazza rivela al professore che la foto della piazza citata da Byron è un rudimentale fotomontaggio ricavato da un quadro dell’ottocento. La Casina Valadier è una palazzina in stile neoclassico appollaiata sulla terrazza del Pincio, a pochi metri da piazza del Popolo. L’Accademia Britannica, che si trova a piazzale W. Churchill 5 (ex via Gramsci 61), a due passi da Villa Borghese.

 

Durante una visita alla biblioteca Angelica, Edward Forster scopre che il quadro della fantomatica piazza citata nel diario di Byron è un’opera di Marco Tagliaferri, e che il dipinto appartiene al principe Anchisi, un invadente e stravagante nobile romano, appassionato di occultismo, da poco conosciuto. La scoperta induce il professore inglese a recarsi, di sera, pressa la residenza del principe. A palazzo Anchisi Forster non trova nessuno ad accoglierlo, ma gli appare, invece, la spettrale e sfuggente figura di Lucia. La biblioteca Angelica si trova in piazza S. Agostino 8, nei pressi di piazza Navona. Il palazzo del principe Anchisi corrisponde nella realtà a palazzo Mattei di Giove che si trova in via dei Funari, a due passi da piazza Venezia. L’edificio ha anche un’entrata secondaria a via Caetani.

 

A Edward Forster viene mostrato un antico orologio su cui è incisa la scritta ‘S.Onorio’. L’orologio fa parte della collezione del vecchio colonnello Tagliaferri, improvvisamente deceduto. Il prezioso oggetto è un’opera di un’orafo del settecento, Ilario Brandani, che ha realizzato anche il medaglione indossato da Lucia alla Taverna dell’angelo. La scoperta induce il professore inglese a recarsi presso la chiesa di Sant’Onorio al Monte, nella speranza di avere notizie del pittore Marco Tagliaferri e dell’orafo Brandani. Nonostante la cortese disponibilità del parroco, la visita ha, però, un esito negativo. In un secondo tempo Forster, accompagnato dal funzionario britannico George Powell, torna nuovamente a Sant’Onorio al Monte, sulle tracce, questa volta, del Salmo XVII del compositore Baldassarre Vitali, anch’egli del settecento, di cui la chiesa, secondo quanto gli ha riferito il parroco nella prima visita, possiede l’opera completa. Il professore intuisce che la partitura del Salmo XVII potrebbe contribuire a svelare, almeno in parte, il mistero della storia in cui si trova coinvolto. Ancora una volta, però, Forster andrà incontro ad una amara delusione: la chiesa custodisce effettivamente tutti i salmi di Baldassarre Vitali tranne uno, proprio il XVII. Nello sceneggiato, Sant’Onorio al Monte sembra essere una chiesa di campagna, o, comunque, un posto difficilmente collocabile all’interno di una metropoli come Roma. In realtà, ci troviamo proprio nel cuore della capitale. Infatti, Sant’Onorio al Monte non è altro che la chiesa monumentale di San Gregorio al Celio, edificata in uno spazio compreso tra il Circo Massimo e il Colosseo. In particolare, nello sceneggiato, Forster incontra il parroco all’interno di uno dei tre oratori che affiancano la chiesa.

 

Dopo la deludente visita a S. Onorio al Monte, Edward Forster e George Powell si recano alla basilica di Massenzio dove, durante una pausa delle prove di un concerto, interrogano il direttore d’orchestra sul salmo XVII di Baldassarre Vitali. Successivamente, i due s’incontrano con Barbara, l’assistente di Powell, in un ristorante ai Fori Imperiali. La sequenza di quest’episodio è stata interamente girata nella zona dei Fori Imperiali. All’inizio, Forster e Powell sono ripresi mentre conversano con un direttore d’orchestra, tra i monumentali resti della basilica di Massenzio; poco dopo i due si recano presso i Mercati di Traiano, dove attendono l’arrivo di Barbara, con cui hanno un appuntamento; infine, tutti ci vengono mostrati tra i tavoli di un ristorante, mentre commentano le ultime vicende accadute a Forster. Ogni luogo citato in quest’episodio è facilmente riconoscibile, compreso il ristorante o taverna Ulpia, che si trova in piazza del Foro Traiano 1, a pochi metri da piazza Venezia.

 

Durante l’incontro al ristorante dei Fori Imperiali, Forster rivela a Powell e a Barbara che, secondo lo spirito evocato durante una seduta medianica a cui ha partecipato, il quadro di Tagliaferri (con la famosa piazza citata nel diario di Byron), si trova su una ‘nave a remi’. Dopo un primo momento di perplessità, Barbara suggerisce a Forster che la misteriosa barca potrebbe essere l’isola Tiberina, che, in base a un’antica leggenda, è sorta nel luogo dove è affondata una nave. Poco dopo, confidando nell’intuizione dell’assistente di Powell, il professore inglese si reca sull’isola.

 

Edward Forster è convinto che, per chiarire la vicenda in cui si trova implicato suo malgrado, sia necessario decifrare un passo del diario romano di Lord Byron: ‘Ricordo ancora notte indimenticabile in casa di O. Che io sia dannato se accetto ancora un suo invito’. Infatti, proprio nella casa del fantomatico ‘O’, secondo il professore inglese, Byron ha vissuto alcune drammatiche esperienze negromantiche, descritte nel suo diario, e legate al mistero del Segno del comando. Dopo frenetiche ricerche nelle biblioteche romane, Forster scopre, finalmente, che l’ospite di Byron era Sir Percy Delany, soprannominato Oberon. Il professore inglese scopre, inoltre, che la residenza romana di sir Percy si trovava in un palazzo di via delle Tre Spade 119. Nello sceneggiato, durante le ricerche di Forster nelle biblioteche romane, sono mostrati gli ingressi della Biblioteca Nazionale Centrale e della storica Biblioteca Casanatense. Nel primo caso, il luogo ripreso coincide esattamente con l’entrata della vecchia sede della Biblioteca Nazionale (oggi in viale Castro Pretorio 105) che si trovava in via del Collegio Romano 27, vicino a piazza Venezia, e dove attualmente ha sede il ministero dei Beni e delle Attività Culturali. La Biblioteca Casanatense, invece, si trova in via di S. Ignazio 52, tra piazza della Minerva e via del Corso, mentre, stranamente, lo sceneggiato ce la mostra in via dell’Erba 1, presso Borgo S. Angelo, a ridosso di piazza S. Pietro. La location è facilmente riconoscibile grazie al ‘Passetto di Borgo’, ovvero al corridoio ricavato nelle mura Vaticane, conosciuto anche come ‘Papadotto’, che permetteva ai Pontefici di rifugiarsi rapidamente in Castel S. Angelo, in caso di pericolo. La casa di Sir Percy Delany, che nella finzione si trova in una immaginaria via delle Tre Spade, corrisponde, invece, a Palazzo Vecchiarelli, che si affaccia sull’omonima via, in prossimità di piazza dei Coronari.

 

Recatosi in via delle Tre Spade 119, una musica d’organo guida Edward Forster nell’abitazione di un vecchio signore, ormai cieco, che lo riceve cordialmente nella sua casa, ricca di oggetti d’arte e antiche memorie. Conversando con il colto e raffinato padrone di casa, il professore apprende che la musica d’organo che ha sentito al suo arrivo è quella del salmo XVII, o ‘della Doppia Morte’, di Baldassarre Vitali, e che la partitura del salmo, a lungo cercata dallo studioso inglese, si trova proprio nell’abitazione del suo ospite. Ma, soprattutto, Forster scopre che la casa di via delle Tre Spade si affaccia sulla piazza che, un tempo, corrispondeva a quella descritta nel diario di Byron: la misteriosa ‘piazza con rudere di tempio romano, chiesa rinascimentale e fontana con delfini’. La celeberrima piazza del Segno del Comando, un tormentone che attraversa l’intero sceneggiato, è, nella realtà, piazza dei Coronari.

 

Durante la visita alla casa di via delle Tre Spade, Edward Forster, affacciato alla finestra, vede in strada Lucia, la modella del pittore Tagliaferri. Il professore si congeda frettolosamente dal suo ospite e si precipita giù per le scale; ma Lucia fugge, ed egli è costretto a inseguirla per i vicoli della vecchia Roma. L’inseguimento di Lucia, accompagnato dalla suggestiva musica del salmo XVII di Baldassarre Vitali, è, probabilmente, l’episodio più famoso dell’intero sceneggiato, ed è stato girato interamente in prossimità di via dei Coronari. In ordine di apparizione, i vicoli attraversati da Lucia e Forster sono: arco degli Acquasparta, via dei Tre Archi e vicolo di S. Trifone. L’inseguimento termina, poi, in piazza di S. Salvatore in Lauro, un luogo del Segno del Comando che già conoscevo da tempo, e da cui sono partito per la ricerca delle location, non solo dell’episodio in questione, ma dell’intero sceneggiato.

 

Lucia, inseguita da Forster, entra in un antico palazzo, dove, qualche giorno prima, il professore inglese ha partecipato a una drammatica seduta spiritica. Il palazzo della seduta spiritica corrisponde, nella realtà, all’ex convento annesso alla chiesa di S. Salvatore in Lauro, che domina l’omonima piazza. La sequenza dello sceneggiato, a cui fanno riferimento le immagini associate a questo episodio, si trova nella quinta e ultima puntata, mentre dalla terza puntata, in cui Forster partecipa alla seduta spiritica, è stata tratta l’immagine della fontanella, che si trova a pochi metri dagli ingressi del convento e della chiesa.

 

L’inseguimento di Lucia da parte di Forster termina nei locali della sartoria teatrale Paselli, che si trova nello stesso palazzo della seduta spiritica. Nel frattempo, all’insaputa di Forster, giunge alla sartoria anche Lester Sullivan, un faccendiere irlandese soprannominato il ‘Barone Rosso’, a sua volta pedinato dall’addetto culturale dell’ambasciata britannica George Powell.

 

Al British Council, durante la conferenza del 28 marzo, Edward Forster svela al pubblico tutto ciò che ha scoperto sulla storia del Segno del Comando e dei suoi protagonisti. Grazie alla corretta interpretazione degli appunti del diario di Byron, il professore inglese ricostruisce in dettaglio l’intera vicenda, e si dice certo di sapere dove è nascosto il misterioso oggetto che ha deciso il destino di tante persone, e a cui sembra legato anche il suo. Secondo Forster, infatti, il Segno del Comando è celato in un cortile sorvegliato da un ‘messaggero di pietra’, ovvero dalla statua di un angelo, in via delle Tre Spade 119, in prossimità della casa che fu un tempo l’abitazione del compositore Baldassarre Vitali e, successivamente, di Sir Percy O. Delany. Subito dopo la conferenza, Forster si reca presso il cortile dell’angelo, e trova ad attenderlo il funzionario britannico George Powell. Il cortile dell’angelo, altro non è che il giardino degli oratori di S. Gregorio al Celio.

 

Durante il sopralluogo al cortile dell’Angelo, Edward Forster e George Powell scoprono una botola da cui si calano nel sottosuolo di Roma, per poi ritrovarsi, a pochi minuti dalla fatidica mezzanotte del 28 marzo, tra gli scavi della metropolitana in costruzione. Le riprese di quest’episodio sono state girate (quasi) certamente nei sotterranei della chiesa di S. Crisogono a piazza Sidney Sonnino (Trastevere).

[Fonte: Davinotti.com]

 [Fonte immagini piccole: Filmscoop]

 


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