L’odore della pioggia

Un profumo familiare riempie l’aria dopo che una pioggia estiva bagna un terreno asciutto da tempo. Esiste anche una parola per questo fresco “odore di terra”: petrichor. Il termine è stato coniato nel 1960, quando scienziati hanno riferito che l’odore proveniva da prodotti chimici nella superficie sulla quale la pioggia era caduta.

In qualche modo la pioggia ha fatto sprigionare questo odore, ma il processo esatto non era noto fino a quando gli scienziati del M.I.T. hanno catturato in un video il fenomeno, come riportato dalla MIT News in un loro articolo. Stavano lavorando su un altro progetto (testare l’assorbimento delle gocce da varie superfici artificiali), quando hanno ampliato il loro lavoro includendo anche terreni naturali.

Ed è qui che hanno scoperto come con la giusta velocità ed il giusto tipo di terreno (funziona sull’argilla sabbiosa, ma non sulla sabbia) una goccia d’acqua che cade può intrappolare piccole bolle d’aria sotto di essa. Queste bolle catturano a loro volta molecole di terreno (e i suoi batteri). Come la goccia d’acqua si deforma, le bolle corrono via attraverso la goccia lanciandosi fuori nell’aria come bollicine di spumante o di uno spray. L’odore che le nostre narici percepiscono, perciò, non è l’odore della pioggia in sé ma delle particelle di terra e batteri che rimangono intrappolati nelle bollicine d’aria.

Perché questo avvenga occorre la giusta miscela tra la velocità della goccia (e quindi il suo peso) e la qualità del suolo, come hanno riferito Cullen R. Buie (assistente di ingegneria meccanica) e Young Soo Joung (ricercatore) nella loro pubblicazione del 2015 su Nature Communications. Difatti, se la goccia cade troppo lentamente viene assorbita; se cade troppo velocemente schizza (rimbalza) e non sprigiona le bollicine.

Una pioggia moderata o leggera che cade su un terreno asciutto: questa è la giusta combinazione per ottenere il petrichor, ossia quel caratteristico odore di quando piove.

 

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