Seneca: Lettere a Lucilio – Vantaggi della quiete

Le Epistulae morales ad Lucilium (Lettere morali a Lucilio) sono una raccolta di 124 lettere (suddivise in 20 libri) scritte da Lucio Anneo Seneca al termine della sua vita. L’opera venne scritta negli anni del disimpegno politico, tra il 62 e il 65, ed è giunta a noi incompleta. Questo epistolario costituisce un caso unico nel panorama letterario latino, sebbene Seneca abbia tratto l’idea di comporre lettere filosofiche da Platone e da Epicuro. È un’opera sulla quale v’è una discussione se siano davvero lettere inviate da Seneca a Lucilio o siano una finzione letteraria, ma probabilmente si tratta di un epistolario reale, dato che in varie lettere si chiede una risposta dell’amico. Rispetto alla tradizione epistolare, rappresentata in particolare da Cicerone, il filosofo distingue le lettere filosofiche dalla comune pratica epistolare.

[Fonte: wikipedia]

Lettere a Lucilio – libro XIX – Lettera VII
Vantaggi della quiete

1

Sono felice ogni volta che ricevo le tue lettere: mi colmano di buone speranze e non mi portano più solo promesse, ma precise garanzie su di te. Continua così, ti supplico; che posso chiedere di meglio a un amico, se non ciò che chiedo per il suo stesso bene? Se puoi, sottraiti a codeste occupazioni; se no, staccatene a viva forza. Abbiamo già sprecato troppo tempo: ora che siamo vecchi cominciamo a preparare i bagagli.

2

È disonorevole? Abbiamo vissuto in mezzo ai marosi, almeno moriamo in porto. Non ti consiglio di ricercare la fama con una vita ritirata: non devi sbandierarla e nemmeno nasconderla; pur condannando la follia umana non arriverei mai al punto da volere che tu vivessi nell’oscurità dimenticato da tutti: comportati in modo che il tuo ritiro non spicchi troppo; sia, però evidente.

3

Quelle persone che sono agli inizi e devono ancora prendere le loro decisioni vedranno se scegliere una vita oscura: tu non sei libero. Sei al centro dell’attenzione per il vigore del tuo ingegno, l’eleganza degli scritti, l’amicizia con uomini nobili e illustri; ormai sei famoso; anche se ti apparti e cerchi di nasconderti completamente, le tue azioni passate ti metteranno in mostra.

4

Non puoi rimanere nell’ombra: dovunque tu fugga, ti seguirà gran parte della vecchia luce: puoi, però, rivendicare la tua tranquillità senza attirarti l’astio di nessuno, senza rimpianti o rimorsi. Che cosa dovresti lasciare a malincuore? I clienti? Nessuno di loro vuole te, ma qualcosa da te; un tempo si cercava l’amicizia, oggi il profitto; i vecchi cambieranno testamento, vedendosi abbandonati, il cliente busserà ad altre porte. Una cosa di gran valore non può costare poco: valuta se preferisci rinunciare a te stesso o a qualcuno dei tuoi privilegi.

5

Ti fosse toccato di invecchiare nello stesso stato in cui nascesti e la fortuna non ti avesse innalzato tanto! La tua rapida carriera, il governo della provincia, l’ufficio di procuratore e tutti i vantaggi connessi ti hanno allontanato dalla visione di una vita sana; poi si succederanno cariche sempre più importanti: quale sarà il risultato?

6

Che cosa aspetti? Di aver esaurito tutti i tuoi desideri? Non arriverà mai quel momento. Noi diciamo che c’è una successione di cause cui il fato è concatenato: tale è <la successione> dei desideri: nascono l’uno dall’altro. Ti sei cacciato in un sistema di vita che mai porrà fine da sé alle tue miserie e alla tua schiavitù: sottrai al giogo il collo ormai consunto; meglio un taglio netto che una continua oppressione.

7

Se ti ritirerai a vita privata, avrai di meno, ma sarai soddisfatto; ora invece la gran quantità di beni raccolti da ogni parte non ti sazia. Ma allora preferisci la sazietà nell’indigenza o la fame nell’abbondanza? Il ricco è avido ed è soggetto all’avidità altrui; fino a quando non ti basterà niente, tu stesso non basterai agli altri.

8

“E come ne uscirò?” domandi. In qualunque modo. Pensa a quanto hai temuto per il denaro, quanto ti sei affaticato per la carriera: bisogna osare qualcosa anche per conseguire il riposo, oppure invecchiare nelle preoccupazioni delle procurature e poi delle cariche cittadine, in continua agitazione e fra sempre nuove inquietudini: non vi si può sfuggire né con la moderazione, né con una vita calma. Che importa se tu vuoi vivere tranquillo? Il tuo destino non vuole. E che accadrà se anche ora gli permetterai di crescere? Le paure aumenteranno proporzionalmente ai successi.

9

Voglio a questo punto riferirti una frase di Mecenate. Ha detto molte verità anche in mezzo ai tormenti della sua posizione: “L’altezza di per sé espone le cime ai fulmini”. Vuoi sapere in che libro lo ha scritto? In quello intitolato Prometeo. Mecenate voleva dire che chi sta in alto è esposto ai colpi della sorte. E tu valuti tanto il potere da giudicare queste parole un discorso da ubriaco? Quell’uomo ebbe un grande ingegno e avrebbe dato un insigne esempio di eloquenza romana, se non lo avesse snervato, anzi castrato, la prosperità. Ti attende questa fine se non ammaini le vele, se non ti dirigi verso la terraferma, cosa che egli decise di fare troppo tardi.

10

Con questa massima di Mecenate avrei potuto saldare il mio debito con te, ma, se ben ti conosco, ne farai una questione e vorrai ricevere quanto ti devo in valuta nuova e pregiata. Stando così le cose, devo chiedere un prestito a Epicuro. Scrive: “Bisogna prima guardare con chi si beve e si mangia e poi che cosa si beve e si mangia; mangiare senza un amico è vivere come i leoni o i lupi.”

11

E questo non ti succederà, se non farai vita ritirata: altrimenti avrai come commensali quelli scelti tra la massa dei clienti dallo schiavo addetto ai nomi; chi cerca gli amici nell’atrio o li prova a tavola sbaglia. Il male peggiore per l’uomo indaffarato e occupato ad amministrare i suoi beni è ritenere amici persone cui egli non è amico, e pensare che i suoi favori servano ad accattivargli gli animi, mentre certuni più sono debitori, più odiano: una piccola somma data in prestito crea un debitore, una grossa crea un nemico.

12

“E allora? I favori non procurano amici?” Certo li procurano, se è possibile scegliere chi li riceve, se sono fatti a ragion veduta, non distribuiti a caso. Perciò ora che cominci a ragionare con la tua testa, segui questo consiglio dei saggi: giudica più importante il beneficato del beneficio. Stammi bene.

[Fonte: marcomgmichelini]

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