Le tiny room dei capsule hotel giapponesi

La vita nelle citta’ giapponesi deve essere particolarmente caotica e… affollata.

A causa della mancanza di spazi edificabili nelle citta’ e del sovraffollamento, gli appartamenti sono sempre piu’ piccoli e costosi. Anche gli alberghi si sono adeguati a queste esigenze, proponendo le tiny room (letteralmente stanze piccine), e il nome non potrebbe essere piu’ appropriato: sono infatti delle stanze microscopiche affittate, almeno nelle intenzioni iniziali, a modici prezzi: 2000-4000 yen per notte (21-29 euro, 25–34 dollari, 15–20 sterline) contro i circa 300 euro per notte degli alberghi tradizionali.

Capsule Hotel
Capsule Hotel

Gli alberghi che propongono queste “tiny room” sono chiamati “capsule hotel” (o anche “Capuseru Hoteru“), dal giapponese “kapuseru hoteru” (hotel a capsule o albergo capsulare).

Il “capsule hotel” e’ un sistema di ricezione alberghiera a densa occupazione. Lo spazio per gli avventori e’ ridotto alla dimensione di un sottile blocco modulare in plastica o in fibra di vetro, di circa 2 metri di lunghezza per 1 metro di larghezza e 1,25 metri di altezza, fornendo un minimo spazio che consente di dormire (su di un sottile materasso posto sul pavimento) e poco piu’, anche se spesso queste strutture includono una televisione, una radio, aria condizionata ed altre apparecchiature per l’intrattenimento elettronico.

Le “capsule” vengono solitamente raggruppate in pile alte due unita’; l’ingresso alla “capsula” puo’ essere posizionato sul davanti o lateralmente ed e’ chiuso da una tendina per preservare la privacy e l’intimita’. Alcuni alberghi a capsule offrono zone dormitorio separate per uomini e donne.

Il bagaglio, visto l’alloggiamento piu’ che minimale, viene normalmente depositato in armadi presenti in un’apposita sala vigilata con telecamere, lontano dalla capsula.

Per garantire l’igiene, all’entrata viene chiesto di cambiarsi i vestiti e le scarpe con una vestaglia (in giapponese nota come “yukata“), e di calzare “calzini-scarpa” tipo “slippers“, come quelli che si indossano in aereo. A volte viene fornito anche un asciugamano. La sveglia e’ alle 7 del mattino.

Non esistono servizi privati, ma in compenso cio’ che quasi mai manca in un buon capsule hotel e’ la zona SPA, sauna inclusa, nonche’ distributori di bevande e snack, computer con stampanti, sedie con vibromassaggio…

I “capsule hotel” sono solitamente frequentati da uomini d’affari o pendolari che, un poco come accadeva con “la casa del passeggero” made in italy, si trovano nella necessita’ di una sosta rigeneratrice. Per questo si trovano molto spesso nei pressi di aeroporti o stazioni ferroviarie, permettendo cosi’ al passeggero che aspetta una coincidenza per il giorno dopo, di fermarsi a dormire nei pressi, o, addirittura, nella stessa struttura, risparmiando cosi’ tempo e denaro in viaggi notturni in taxi, alla ricerca di un albergo dove passare la notte.
Il servizio e’ anche ben apprezzato dai pendolari che lavorano in aziende pubbliche o private che, magari dopo una notte di bisbocce con gli amici, hanno perso l’ultimo treno per casa, e devono passare la notte.

Il primo “capsule hotel” realizzato e’ stato il “Capsule Inn Osaka“, disegnato da Kisho Kurokawa e situato ad Umeda (distretto di Osaka). Apri’ il 1 febbraio 1979 e il costo iniziale per una stanza era di 1,600 yen. Gli alberghi a capsule giapponesi variano molto in dimensione, da quelli che contano una cinquantina di capsule, per arrivare a quelli con piu’ di 700.

 

Nakagin Capsule Hotel
Nakagin Capsule Hotel

Beh, che dire… viene da pensare che d’altronde i giapponesi sono tanti rispetto alla superficie abitabile e che poi, in fin dei conti, ci si trova sempre e comunque nella patria dei “bonsai” e quindi tutto e’ tradizionalmente miniaturizzato e piu’ piccolo del normale, anche le camere degli alberghi.

Ma non e’ cosi’; anche se e’ stata dettata dall’oggettiva necessita’ di guadagnare e ottimizzare gli spazi, i capsule hotel sono diventati un vero e proprio stile di vita, apprezzato dai piu’ abbienti.

E per chi pensa di aver scampato il pericolo di vederseli nelle proprie citta’ e per chi spera che le distanze per una volta siano benevole, beh… si sta sbagliando.

Le capsule hotel non sono piu’ una realta’ solo giapponese; anche se con regole meno rigide e con dei confort piu’ vicini allo stile europeo (come, per esempio, il bagno privato) sono arrivate nel nuovo e nel vecchio continente…

Nel 2005 easyGroup, la stessa della compagnia aerea easyJet, ha aperto i suoi easyHotel in Ungheria, Svizzera e Gran Bretagna, con stanze a partire da 22 dollari a notte; la presenza di una televisione o una piccola finestra sono gia’ considerati extra e come tali inseriti nel conto a fine pernottamento.

Yotel, una compagnia inglese, ha aperto a luglio del 2007 il suo primo albergo nell’aeroporto londinese di Gatwick. Le sue piccole stanze, dette “cabine”, traggono ispirazione dalle capsule giapponesi e dalla prima classe della British Airways.

Amsterdam non e’ del tutto nuova agli alberghi in miniatura. Proprio la capitale olandese ha infatti ospitato il primo hotel della fortunata catena Qbic, celebre per le sue piccole stanze dotate di luce personalizzabile: gli occupanti, a seconda del loro umore e delle loro intenzioni, potranno optare per una luminosita’ “giallo gradevole”, “rosso corteggiamento” o “amore viola intenso”.

A Manhattan il New York’s Pod Hotel, rifacendosi a questa nuovo modo di concepire la ricettivita’ alberghiera, ha reso minuscole le sue stanze, pari a circa un terzo di quelle tradizionali, mantenendo pero’ i prezzi in linea con la media di quelli tradizionali.

… e anche nel cinema i capsule hotel hanno avuto i loro “momenti di gloria”; tra i film piu’ famosi “Il Quinto Elemento” e “The Fast and The Furious: Tokyo Drift” (episodio 3).

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