Lavoro dipendente: essere o avere?

Insoddisfazione lavativa
Insoddisfazione lavativa

Lavoro dipendente. Secondo un’indagine Ipsos gli italiani sono in fondo alle classifiche europee sul grado di soddisfazione in ufficio. Per il 92 per cento l’impiego non e’ fonte ne’ di piacere ne’ di orgoglio.

Demotivati, poco realizzati, stressati. In una parola sola: frustrati. I lavoratori dipendenti italiani si dichiarano usurati e sovraffaticati, insoddisfatti del proprio impiego tanto che per sette persone su dieci il lavoro e’ solamente sinonimo di noia e routine.

E’ questo uno dei dati piu’ preoccupanti della ricerca Barometro 2007, benessere e qualita’ della vita sul luogo di lavoro, condotta da Ipsos per Accor Services (la societa’ dei ticket restaurant) su un campione di 10.288 lavoratori Europei di Italia (1.688), Belgio, Francia, Spagna, Repubblica Ceca, Slovacchia, Romania e Turchia.

I dipendenti italiani sono quelli che si sentono piu’ a disagio sul lavoro in tutta Europa, confermando che la meta’ vorrebbe solo fare una cosa: cambiare posto prima possibile.

Il 44% degli Italiani e’ infatti insoddisfatto delle proprie condizioni di lavoro, nella classifica europea dei paesi in cui si lavora meglio l’Italia si piazza solo al penultimo posto, peggio solo la Turchia.

Il 66% dei lavoratori italiani ha detto che il lavoro e’ soltanto routine e fonte di sicurezza, se non perfino una vera e propria costrizione (11%). Solo l’8% dichiara che la sua occupazione e’ motivo di orgoglio o piacere.
Un dato distante dalle altre nazioni, dove il lavoro e’ visto, si’, come un fattore di sicurezza, ma anche come un piacere per il 20% dei belgi, il 21% dei francesi e il 18% degli sloveni, addirittura il 25% dei turchi e il 33% dei rumeni.

Il 67% degli Italiani si dicono insoddisfatti della retribuzione, il 78% lo sono anche dei benefit che l’azienda offre.

Il risultato di questo malcontento generale e’ che in Italia il 49% dei lavoratori vorrebbero mollare al piu’ presto il proprio posto di lavoro, ma hanno a che fare con un mercato che punisce la mobilita’. Solo la Romania mostra i lavoratori piu’ infedeli (51%), pero’ anche quelli piu’ realizzati dal punto di vista professionale, ben 7 su 10 (69%).

I lavoratori piu’ attaccati alla propria azienda sono i turchi (67%), seguono poi i belgi (64%), i francesi (56%) e gli spagnoli (55%).

Altro terreno pericoloso per gli Italiani e’ il rapporto tra vita privata e vita lavorativa: il 46% degli italiani si dicono insoddisfatti. Tra i piu’ scontenti su questo tema solo i turchi (50%), mentre quelli che sembrano cavarsela meglio sono belgi (76%), slovacchi (74%), francesi (65%) e spagnoli (60%).

Le cose non vanno meglio se si parla di sicurezza, salute e ambiente, aspetti del tutto trascurati secondo i lavoratori italiani. Il giudizio su questi tre fattori fa infatti precipitare il nostro paese, con il 56%, al penultimo posto nella classifica degli Stati in cui si lavora meglio, che vede al primo posto il Belgio, in cui a essere soddisfatti sono quasi otto lavoratori su dieci (77%), seguito dalla Slovacchia (71%), dalla Repubblica Ceca (66%), dalla Francia (64%) e dalla Romania (63%): peggio di noi solo la Turchia, con il 50% di soddisfatti (appena il 6% in meno dell’Italia).

La ricerca ha tentato di tratteggiare il profilo dei lavoratori europei, classificandoli in sei tipologie: sovraffaticati, motivati, disincantati, distanti, fragili e arresi.
Uno dei dati piu’ negativi e’ la percentuale dei disincantati, che e’ la piu’ alta d’Europa e che secondo la ricerca e’ del 15%; cio’ significa che nel nostro paese in pochi credono di poter far carriera solamente con la propria professionalita’.

Non tutti i numeri sono pero’ cosi’ allarmanti.

Risultiamo infatti anche fra i piu’ motivati (47%) e la prima richiesta nei confronti del datore di lavoro e’ la formazione professionale (61%), segno evidente che nonostante le difficolta’ e la disillusione abbiamo ancora voglia di acquisire nuove competenze.

Ora che ci sono anche i dati e’ giunto il momento inderogabile di porsi delle domande e soprattutto trovare delle risposte adeguate, perche’ i datori di lavoro e i lavoratori dipendenti sono due facce di una stessa medaglia…

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