La strage di donne a Ciudad Juarez

Attenzione, la galleria d’immagini in fondo all’articolo è di forte impatto emotivo, nonostante si sia tentato di selezionare quelle meno crude nel rispetto delle stesse vittime dei crimini.
La loro presenza è voler dare comunque un segno e una testimonianza perchè la morte violenta di queste donne possa almeno salvare le vite di altre, sensibilizzando persone e governi affinché quello che ancora oggi accade alle donne di Ciudad Juarez e di tutto il mondo possa finalmente cessare…

Croci a Ciudad Juarez
Croci a Ciudad Juarez

Ciudad Juarez, città messicana al confine con gli Stati Uniti, è stata definita dalle organizzazioni per la difesa dei diritti umani capitale dei crimini contro le donne.

Ogni settimana a Ciudad Juarez almeno una donna sparisce e di lei non se ne sa più nulla, a meno che i rapitori non decidano di far apparire il suo corpo senza vita e con chiari segni di brutali torture, violenze carnali, asportazioni di parti del corpo e bruciature.

La disperazione e la paura delle famiglie che sanno quando le loro figlie escono di casa ma non quando né se ritornano, e i più di 470 omicidi e le circa 600 sparizioni sembrano non rappresentare un motivo valido per far mettere un freno a questi fatti.

Le vittime sono quasi tutte giovani (di età compresa tra i 15 e i 25 anni), carine, magre e con i capelli lunghi. Tutte provenivano da famiglie povere e molte tra loro non erano originarie di Ciudad Juarez: erano arrivate a Ciudad Juarez con la speranza di essere assunte come operaie da una delle numerose fabbriche che assemblano, per società multinazionali, prodotti per l’esportazione (maquiladoras) che costituiscono la fonte principale di sostentamento per gli/le abitanti della città. Altre erano impiegate, domestiche, studentesse, commesse, segretarie, etc. che, come il 35% della popolazione economicamente attiva di Ciudad Juarez, si erano trasferite in quella città perché il salario delle maquiladoras, in media i 4 dollari americani al giorno per dieci ore di lavoro, sembrava comunque meglio della poverta’ e dell’isolamento in cui vivevano nei loro villaggi.

Le maquiladora sono stabilimenti industriali posseduti o controllati da soggetti stranieri, in cui avvengono trasformazioni o assembleggi di componenti temporaneamente esportati da paesi maggiormente industrializzati in un regime di duty free ed esenzione fiscale. I prodotti assemblati o trasformati dovranno successivamente essere esportati all’estero. Questo fenomeno è caratteristico tra il Messico e gli Stati Uniti.

Le maquiladoras attingono da questo stesso bacino di popolazione impoverita la mano d’opera di cui hanno bisogno ma, malgrado tutti i vantaggi (fiscali, infrastrutture moderne e gratuite, salari bassi) di cui beneficiano, non partecipano in nessun modo allo sviluppo della città, tanto che il 14% della popolazione non ha ancora un accesso diretto all’acqua potabile, mentre il 44% delle strade sono ancora senza asfalto e prive di illuminazione notturna.

Nella maggior parte dei casi, i corpi ritrovati portano le tracce delle violenze estreme subite: stupro, morsi ai seni, segni di strangolamento, pugnalate, crani fracassati. Spesso il viso appare massacrato e irriconoscibile e in alcuni casi il corpo bruciato. Alcuni cadaveri sono stati ritrovati nei quartieri del centro cittadino, altri abbandonati nei fossati, tra terreni incolti in mezzo al deserto e, solo raramente, sepolti in modo approssimativo e frettoloso.
Il modus operandi degli assassini riprende quello dei serial killer: tutte le donne sono state uccise in luoghi diversi da quello in cui è stato rinvenuto il loro cadavere, a volte dopo esser state sequestrate per intere settimane e la tipologia delle sevizie è sempre la stessa.

Prima del 2001, i cadaveri delle vittime violentate e strangolate venivano sempre ritrovati, ma da quando le inchieste si sono moltiplicate, i corpi hanno cominciato a scomparire nel nulla.

Far scomparire i corpi delle donne assassinate è diventata una specialità della criminalità locale. Il sistema abituale si chiama lechada, un liquido corrosivo composto di calce viva e di acidi, che scioglie rapidamente la carne e le ossa senza lasciare traccia. Nessuna traccia, è la parola d’ordine. Ridurre al nulla, cancellare, far scomparire completamente, sono le parole chiave.

Fino ad oggi questi crimini sono rimasti impuniti, e nessuno si preoccupa di cercare le donne sparite… gli omicidi e le sparizioni continuano senza che sia stato identificato alcun responsabile.

Il governo locale non prende una posizione ufficiale continuando a fingere che in questa zona di frontiera del Paese non stia succedendo niente di estremamente grave. Polizia, magistratura, governo locale e federale minimizzano il numero di omicidi e anzi indicano nelle vittime le vere responsabili che passeggiavano in luoghi bui e indossavano minigonne o altre mises provocanti…

Ma, più di tutto, questa vicenda oscura rivela i legami tra ambienti criminali (come quello del narcotraffico) e potere economico e politico. Molte testimonianze dimostrano che alcuni omicidi di donne sono commessi durante orge sessuali da uno o più gruppi di individui, fra cui alcuni assassini protetti da funzionari di diversi corpi di polizia, in combutta con personaggi altolocati, a capo di fortune acquisite per lo più illegalmente, grazie alla droga e al contrabbando, e la cui rete d’influenza si estende come una piovra da un capo all’altro del paese.

Per questo motivo questi crimini efferati godono della più completa impunità. Secondo alcune fonti federali, importanti imprenditori di El Paso, del Texas, di Ciudad Juarez e di Tijuana assolderebbero sicari incaricati di rapire le donne e di consegnarle nelle loro mani, per poterle violentare, mutilare e infine uccidere.
Il profilo criminologico di questi omicidi si avvicinerebbe a quello che Robert K. Ressler ha definito assassini per divertimento (spree murders). Le autorità messicane sarebbero da molto tempo al corrente di tali attività e rifiuterebbero di intervenire.

E’ dal 1993 che si registra l’assassinio di giovani e povere donne a Ciudad Juarez… Nel 2001 il terrore si estende a Chihuahua…

Per tutte le donne, Ciudad Juarez è diventato il luogo più pericoloso del mondo. Da nessuna parte, neppure negli Stati uniti dove pure i serial killer non mancano, le donne sono cosi’ gravemente minacciate.

Ciudad Juarez : città di frontiera, zona franca industriale, città violenta

Cartina Messico - Ciudad Juarez ed El Paso
Ciudad Juarez – El Paso

Ciudad Juarez è una città di frontiera che conta circa un milione e mezzo di abitanti ed è situata in una regione desertica dello stato di Chihuahua al confine con gli Stati Uniti, a quattro chilometri da El Paso, Texas.

Juarez sorge sulla linea di 3.500 Km di frontiera che separa il mondo sviluppato dal mondo in via di sviluppo: la sola frontiera al mondo ad avere questa particolarita’.

Ciudad Juarez attira le popolazioni povere degli stati dell’interno che arrivano a centinaia ogni mese alla ricerca di un lavoro o per tentare di attraversare il confine. Si stima che il 35% della popolazione economicamente attiva di Ciudad Juarez sia costituita da emigrati, sia uomini che donne.

Dopo la firma dell’ALENA, Ciudad Juarez è diventata la più importante zona franca industriale di tutto il Messico. Nel 2003, c’erano 269 maquiladoras e 197000 lavoratori e lavoratrici.
Secondo le statistiche ufficiali nello stato di Chihuahua, le donne occupano il 48,3% dei posti di lavoro disponibili e hanno in media tra i 20 e i 22 anni ma si trovano anche delle minorenni (in Messico l’età legale per lavorare è 16 anni).

A Juarez, il costo della vita è paragonabile a quello di El Paso (Texas) MA i salari nelle maquiladoras non superano in media i 4$ US al giorno per dieci ore di lavoro. Nel 2003, il 18% della popolazione viveva nella povertà più estrema, il 22% non aveva un servizio d’acquedotto e il 14% viveva senza acqua potabile. I nuovi arrivati si ammassano nelle bidonvilles costruite nella periferia della città, istallandosi su terreni incolti che appartengono spesso a grandi proprietari terrieri.

La crescita incontrollata della città è avvenuta senza uno sviluppo parallelo delle infrastrutture e dei servizi. Le maquiladoras attingono da questo stesso bacino di popolazione impoverita la mano d’opera di cui hanno bisogno ma non partecipano in nessun modo allo sviluppo della città malgrado tutti i vantaggi (fiscali, infrastrutture moderne e gratuite, salari bassi) di cui beneficiano. Un lavoro ingente sarebbe necessario e parecchie risorse finanziare dovrebbero essere stanziate solo per asfaltare le strade che ancora non lo sono (il 44%), senza contare l’illuminazione spesso insufficiente e l’organizzazione dei trasporti pubblici. Anche il sistema di trasporto destinato agli operai delle maquiladoras non è sicuro. Non sorprende il fatto che molte ragazze scompaiano all’alba o la notte, all’uscita dal lavoro e anche in pieno giorno senza che nessuno se ne renda conto.

Ciudad Juarez è una città violenta. Accoglie dal 1993, il cartello di narcotraficanti più potente del Messico. Attraverso Juarez transita l’80% della cocaina proveniente dalla Colombia e destinata al mercato americano. I narcotraficanti non hanno nessuna difficoltà a reclutare dei trasportatori che ricevono molto più denaro di quanto non potrebbero guadagnare sul mercato del lavoro formale.

A Juarez sono presenti più di 500 bande di strada che si dedicano ad attività criminali di ogni genere e spesso impongono ai nuovi membri lo stupro di una giovane ragazza per essere ammessi nel gruppo. I regolamenti di conto tra bande di strada rivali fanno registrare ogni giorno decine di vittime.

In questa città, in cui il predominio maschile caratterizza ogni livello dell’organizzazione sociale, la violenza verso le donne si esprime tanto nell’ambiente domestico quanto in quello lavorativo, creando un facile contesto per gli assassini che possono contare sull’indifferenza assoluta.

Le statistiche redatte dal Centro di crisi di Juarez, Casa Amiga, indicano che il 70% delle donne che vi si rivolgono per cercare aiuto sono state picchiate dai loro mariti, mentre il 30% lo sono state da qualcuno che conoscevano. Nel solo 2001, sono state presentate 4540 denunce per stupro (12 al giorno). Ugualmente, le molestie sessuali e le minacce di licenziamento da parte dei supervisori e dei proprietari delle maquiladoras alle donne che rifiutano le loro avances sono un fenomeno corrente. La povertà aumenta la vulnerabilità delle giovani donne. La violenza che regna a Juarez sembra essere quindi il risultato di un insieme di fattori. Le statistiche nazionali del 1998 classificano Ciudad Juarez come la città più violenta di tutto il Messico.

Amnesty International, insieme ad altre Organizzazioni non governative, svolge da oltre un decennio una campagna per attirare l’attenzione mondiale sugli omicidi seriali di donne in Messico.

Ciudad Juarez marcia
Ciudad Juarez marcia

 

Il Messico

Il Messico è una Federazione composta da 31 stati e da un distretto federale (Città del Messico).

Così come la federazione e il distretto federale, ciascuno degli stati ha una costituzione propria e dispone di un sistema esecutivo, legislativo e giudiziario proprio. Ciascuno dei 31 stati è suddiviso in un certo numero di amministrazioni comunali dotate a loro volta di un proprio potere esecutivo eletto.

In Messico ci sono diverse forze di polizia, ciascuna corrispondente a una delle diverse entità amministrative quali la Federazione, gli stati, il distretto federale e le amministrazioni comunali.
Dall’inizio del mandato del presidente Vicente Fox, tutte le questioni legate alla sicurezza pubblica nazionale sono competenza del ministero della Sicurezza pubblica. La struttura fondamentale di questo ministero è l’Ufficio del procuratore (la Procuraduria General de la Repu’blica – la PGR). In ciascuno dei 31 stati si trova una Procuraduria General de Justicia del Estrado (PGJE).

Riguardo al funzionamento di questi organismi la Commissione interamericana dei diritti dell’uomo ha denunciato l’assenza di autonomia strutturale degli Uffici del procuratore rispetto al potere esecutivo federale ed ha richiesto al governo messicano di modificare questo stato di fatto.

La mancanza di coordinazione tra i corpi di polizia costituirebbe, secondo alcuni, la causa principale dell’elevato tasso di criminalità a Juarez. Stupisce, però, la perfetta convergenza tra i diversi gradi governativi, nel minimizzare il numero di omicidi e nel considerare le vittime le vere responsabili “perché passeggiavano in luoghi bui e indossavano minigonne o altre mises provocanti…“.

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Fonte: Nuestras hijas de regreso a casa

 

Anche il cinema nel 2006 con Bordertown, un film scritto e diretto da Gregory Nava ed interpretato da Jennifer Lopez (anche produttrice), Antonio Banderas e Martin Sheen, ha raccontato la vera storia delle numerose donne messicane assassinate a Ciudad Juárez e di una reporter statunitense mandata sul posto dal suo giornale per scrivere un articolo. In Italia è uscito nelle sale cinematografiche il 23 febbraio 2007.

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