befana e re magi

La storia della befana e della festa dell’Epifania

Il termine Befana è la trasformazione lessicale della parola Epifania (dal greco ἐπιφάνεια, epifáneia) che nel tempo è diventata prima bifanìa e poi befania, per giungere infine a noi come appunto befana.

L’Epifania (anche detta Epifania del Signore) è una festa cristiana celebrata dodici giorni dopo la Natività di Gesù Cristo del 25 dicembre [1], ossia il 6 gennaio per le chiese occidentali e per quelle orientali che seguono il calendario gregoriano, e il 19 gennaio per le chiese orientali che seguono il calendario giuliano. Il termine deriva dal greco antico, dal verbo epifàino (che significa “mi rendo manifesto“) e dal sostantivo femminile epifàneia (manifestazione, apparizione, venuta, presenza divina); è stato utilizzato dalla tradizione cristiana appunto per designare la prima manifestazione della divinità di Gesù Cristo, avvenuta in presenza dei re Magi.

L’origine della Befana, come tutte le leggende, è avvolta nel mistero e si perde nella notte dei tempi; fu probabilmente connessa a un insieme di riti propiziatori pagani risalenti al X-VI secolo a.C. e legati ai cicli stagionali dell’agricoltura, oppure relativi al raccolto dell’anno trascorso, ormai pronto per rinascere come anno nuovo.
Gli antichi Romani ereditarono tali riti, che associati al calendario romano, andarono a celebrare questo interregno temporale tra la fine dell’anno solare e della notte più lunga dell’anno (solstizio invernale) e la ricorrenza della festa pagana del Sol Invictus [2] (della rinascita della luce): la dodicesima notte dopo il solstizio invernale si celebrava la morte e la rinascita della natura nella figura di Madre Natura.
I Romani credevano che in queste dodici notti (il numero era simbolicamente rappresentavo dei dodici mesi del nuovo calendario romano e anche di altre simbologie mitologiche) delle figure femminili volassero sui campi coltivati, per propiziare la fertilità dei futuri raccolti: da qui il mito della figura femminile che “vola nella notte”. Qual era il suo nome non è chiaro: secondo alcuni, era identificata in Diana, la dea non solo legata alla caccia, ma anche alla vegetazione; secondo altri era associata alle divinità minori di Sàtia, dea della sazietà, oppure di Abùndia, dea dell’abbondanza.

Un’altra ipotesi collegherebbe la Befana con una antica festa romana, che si svolgeva sempre in inverno, in onore di Giano e Strenia (da cui deriva anche il termine “strenna”) e durante la quale ci si scambiavano regali.

La Befana si richiamerebbe anche ad alcune figure importate della stessa mitologia germanica, come ad esempio Holda e Berchta, sempre come una personificazione al femminile della stessa natura invernale.

A partire dal IV secolo d.C., la Chiesa cominciò a condannare tutti riti e le credenze pagane legate alla Befana, definendole un frutto di influenze sataniche. Queste sovrapposizioni diedero origine a molte personificazioni che, dal basso Basso Medioevo, portarono all’attuale figura di Befana, il cui aspetto, se pur benevolo, è chiaramente associato  a quella di una strega: non a caso, fu rappresentata su una scopa volante, antico simbolo che inizialmente rappresentava la purificazione delle case e delle anime in previsione della rinascita della stagione, ma che in seguito fu ritenuto strumento di stregoneria: per questo la Befana cavalca una scopa, anche se questa nell’immaginario collettivo è cavalcata al contrario, cioè con le ramaglie poste davanti a sé.

L’aspetto da vecchia sarebbe anche una raffigurazione simbolica dell’anno vecchioMadre Natura infatti, stanca per aver donato tutte le sue energie durante l’anno, appariva sotto forma di una vecchia e benevola strega, che volava per i cieli con una scopa. Oramai secca era pronta per essere bruciata come un ramo, così che dalle sue ceneri potesse rinascere come giovinetta Natura. Prima di perire però passava a distribuire doni e dolci a tutti, in modo da piantare i semi che sarebbero nati durante l’anno successivo.
In molti paesi europei è rimasta questa tradizione di bruciare all’inizio dell’anno dei fantocci vestiti di abiti logori che rappresentano l’anno vecchio. In quest’ottica, anche l’uso dei doni assume, nuovamente, un valore propiziatorio per l’anno nuovo.
In molte parti d’Italia, invece, l’uso di bruciare fantocci di paglia o di segare in pezzi pupazzi a forma di anziana donna pieni di dolciumi, trova origine più che altro dai riti di fine Quaresima (periodo di magra, di digiuno e di preghiera).

Inizialmente condannata dalla Chiesa, l’antica figura pagana della Befana fu col tempo gradualmente accettata nel Cattolicesimo, come una sorta di dualismo tra il bene e il male. Così, secondo una versione “cristianizzata” di una leggenda risalente intorno al XII secolo, i Re Magi, diretti a Betlemme per portare i doni a Gesù Bambino, non riuscendo a trovare la strada, chiesero informazioni ad una signora anziana. Malgrado le loro insistenze affinché li seguisse per far visita al piccolo, la donna non uscì di casa per accompagnarli. In seguito, pentitasi di non essere andata con loro, dopo aver preparato un cesto di dolci, uscì di casa e si mise a cercarli, senza riuscirci. Così si fermò ad ogni casa che trovava lungo il cammino, donando dolciumi ai bambini che incontrava, nella speranza che uno di essi fosse il piccolo Gesù. Da allora girerebbe per il mondo, facendo regali a tutti i bambini, per farsi perdonare.
I bambini usarono poi, mettere delle scarpe e/o delle calze fuori dall’uscio di casa, proprio perché sarebbero servite come ricambio durante il lungo errare della vecchietta; ma, se quest’ultima non ne avesse avuto bisogno, le avrebbe lasciate lì, riempite appunto di dolci.

Il carbone, o anche la cenere, rappresenta l’antico simbolo rituale dei falò, inserito nelle calze o nelle scarpe insieme ai dolci, in ricordo, appunto, del rinnovamento stagionale e dei fantocci bruciati. In una ottica di morale cattolica, il carbone veniva visto come punizione per quei bambini che si erano comportati male durante l’anno precedente.

[Fonti: wikipedia, Italiadonna]

 

NOTE

[1] Natale (25 dicembre) è la data associata alla Nascita di Gesù Cristo; fu scelto il 25 dicembre per assorbire da un lato il rito pagano del Sol Invictus (ossia del Dio Sole non vinto, che cadeva appunto in questa data quando, appena passato il solstizio d’inverno con la notte più lunga dell’anno, le ore del giorno iniziano ad aumentare a discapito di quelle della notte), dall’altro per creare una separazione tra la ricorrenza della adorazione dei Magi nella Natività (Epifania) e la ricorrenza del Battesimo di Gesù (1° domenica dopo l’Epifania) per consentire ai pellegrini di recarsi in pellegrinaggio ai due luoghi simbolo: Betlemme e il fiume Giordano.

[2] Sol Invictus, letteralmente de Sole Invitto, ossia del Dio Sole non vinto, che cadeva appunto in concomitanza del 25 dicembre, quando era appena passato il solstizio d’inverno con la notte più lunga dell’anno, dove questa faceva spazio ad una indomita luce (per l’appunto, il Sole) che andava ad aumentare a discapito di quelle di buio.


CLICCA PER CONDIVIDERE