La persuasione dell’acido

Donna sfigurata
Donna sfigurata

In Pakistan ed in Bangladesh, rifiutare una proposta di matrimonio, scegliere un marito contro il volere dei genitori, il portare una dote non soddisfacente, chiedere il divorzio sono solo alcuni dei motivi che espongono le donne alla vendetta di mariti, familiari, partner o spasimanti delusi; il mezzo: l’acido solforico, una sostanza di facile reperibilita’, in vendita a poco prezzo in tutti i villaggi o estraibile dalle batterie. Si utilizza l’acido anche per risolvere le controversie tra le famiglie, per ottenere un terreno o una proprieta’ e per contrasti politici ed economici.

Il primo caso documentato di aggressione con l’acido risale al 1967 quando una giovane donna venne colpita da un pretendente perche’ la madre non accetto’ la proposta matrimoniale dell’uomo.
Il fenomeno delle donne sfigurate con l’acido ha preso piede nei primi anni Ottanta e si e’ rapidamente diffuso anche in India, Afghanistan e in alcuni paesi del Medio Oriente.

In Afganistan anche il semplice volere andare a scuola espone le donne a questa crudele pratica punitiva.

A subire la violenza sono soprattutto donne tra i 13 e i 35 anni di eta’, che dopo vengono spesso abbandonate dalla propria famiglia ed emarginate dalla comunita’ d’origine, costrette a vivere in disparte e a subire, nel caso in cui si mostrino in pubblico, insulti e umiliazioni.

Queste aggressioni avvengono soprattutto nelle zone rurali e sono spesso organizzate in gruppo: la persona che si ritiene offesa, infatti, non opera mai sola, ma trova la complicita’ di altri che l’aiutano a immobilizzare la vittima e a portare a segno la propria vendetta.

Il piu’ delle volte questi reati restano impuniti.

La facilita’ nel reperire l’acido, l’impunita’ e la complicita’ della struttura sociale, rende l’aggressione semplice da perpetrare e di facile emulazione.

Dal punto di vista medico, in Bangladesh, come negli altri paesi in cui e’ in uso questa barbarie, mancano strutture adeguate. Il trattamento e’ comunque lungo e costoso: in un anno e mezzo, la vittima deve compiere 6 o 7 operazioni facciali (per alcune ne sono necessari anche 30). In poche possono permettersi cure cosi’ lunghe. E come se non bastasse queste ragazze rischiano non solo di aver un volto irriconoscibile, ma vanno incontro a danni irreparabili quali cecita’ e sordita’.

Qualcosa si sta muovendo, anche se i focolai di violenza tendono sempre a spostarsi. Nel 1979 il governo del Bangladesh sottoscrive la Convenzione Onu per eliminare ogni forma discriminatoria contro le donne, ma il trattato non produce grandi cambiamenti. Di fronte all’impotenza delle istituzioni, si formano alcune organizzazioni internazionali che si attivano per sostenere concretamente le donne colpite dall’acido. Tra queste, la Acid Survivors Foundation che ottiene l’appoggio dell’Unicef. In Italia, a dare speranza a tante vittime e’ nata la Coopi, un’associazione di volontariato che si occupa dei Paesi sottosviluppati con lo scopo di raccogliere fondi per l’assistenza medica. E Smile Again, impegnata in Pakistan per fare in modo che vengano promulgate leggi a tutela della donna.

Da quando sono state intraprese campagne per sensibilizzare l’opinione pubblica alcuni governi hanno inasprito le pene. Il governo del Bangladesh ha decretato nel 1995 una legge che prevede la pena di morte per questi reati. Nel 1999 sono stati condannati alla pena capitale un giovane e i suoi tre complici per aver gettato acido su una 18enne che rifiutava la sua proposta di matrimonio. Nello stesso paese e’ stata varata anche un’altra legge per controllare la vendita di acido.

Tutto questo ha portato ad un abbassamento del trend:

nel 2000 sono stati segnalati 234 casi;
nel 2001 sono stati segnalati 349 casi;
nel 2002 sono stati segnalati 490 casi;
nel 2003 sono stati segnalati 411 casi;
nel 2004 sono stati segnalati 325 casi;
nel 2005 sono stati segnalati 272 casi;
nel 2006 sono stati segnalati 221 casi;
nel 2007 sono stati segnalati 193 casi;

ma si e’ ancora lontani dal risolvere il problema che e’ soprattutto socio-culturale.

Comunque una nuova generazione di donne sta nascendo in questi paesi. Un esempio?! Shamsia, afghana, sfigurata perche’ andava a scuola, una delle ultime vittime di questa pratica, ha mandato questo messaggio: “Voglio continuare con la scuola, anche se dovessero uccidermi […] Ecco il messaggio per i miei nemici: andro’ avanti, anche se mi colpissero cento volte“.
Ed e’ un messaggio importante che deve impegnare governi e persone: quello che conta e’ che indietro non si torna, nonostante la campagna di violenze continui, nonostante gli stupri e le esecuzioni sommarie, come quella delle due inservienti di Ghazni, giustiziate per strada in quanto considerate “prostitute” perche’ lavoravano in una base Usa in Afghanistan.

Ma attenzione a credere che ad essere sfigurate con l’acido siano solo le donne: il problema e’ molto piu’ ampio. Nel 2006 gli uomini sfigurati con l’acido sono stati 71 (le donne 150). Nel 2007 gli uomini sfigurati con l’acido sono stati 60 (le donne 133). Per gli uomini si fa ricorso all’acido soprattutto per risolvere le controversie tra le famiglie, per ottenere un terreno o una proprieta’ e per contrasti politici ed economici.

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Fonte dati statistici:
Acid Survivors Foundation
Fonte immagine:
La Repubblica

 

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