La messa di Bolsena di Raffaello Sanzio

La messa di Bolsena di Raffaello Sanzio

La messa di Bolsena di Raffaello Sanzio
La messa di Bolsena di Raffaello Sanzio
Affresco 660×500 cm del 1512
Musei Vaticani di Roma – Stanza di Eliodoro

La Messa di Bolsena di Raffaello Sanzio è un affresco (circa 660×500 cm) databile al 1512 e situato nella Stanza di Eliodoro, una delle Stanze dei Musei Vaticani di Roma.

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Era anticamente la stanza destinata alle udienze private del pontefice e fu decorata da Raffaello subito dopo la stanza della Segnatura. Il programma è politico e mira a documentare, in diversi momenti storici dall’Antico Testamento all’epoca medioevale, la miracolosa protezione accordata da Dio alla Chiesa minacciata nella sua fede (Messa di Bolsena), nella persona del pontefice (Liberazione di San Pietro), nella sua sede (Incontro di Leone Magno con Attila) e nel suo patrimonio (Cacciata di Eliodoro dal tempio). Essi furono scelti anche per esprimere il programma politico di Giulio II (pontefice dal 1503 al 1513), mirante a liberare l’Italia, occupata in quel momento dai Francesi, per restituire al papato il potere temporale minacciato. Sulla volta spettano a Raffaello i quattro episodi dell’Antico Testamento, mentre nelle grottesche e nelle arcate si conservano alcune parti attribuibili a Luca Signorelli, Bramantino, Lorenzo Lotto e Cesare da Sesto: esse risalgono alla prima decorazione commissionata da Giulio II all’inizio del pontificato, interrotta e sostituita poi da quella attuale per l’enorme ammirazione suscitata nel pontefice dai primi affreschi di Raffaello nella contigua Stanza della Segnatura.

[Fonte: Musei Vaticani]

 

Raffigura il miracolo eucaristico di Bolsena avvenuto nel 1263, quando un sacerdote boemo, dubitante della transustanziazione (ossia la conversione del pane nel corpo di Cristo e del vino nel sangue di Cristo), vide sgorgare gocce di sangue vivo da un’ostia durante la celebrazione eucaristica, che macchiarono anche il corporale. Dall’avvenimento, riconosciuto da Urbano IV, nacque nel 1264 la festa del Corpus Domini.

La frattura asimmetrica della finestra (larga 295 cm) che si apre nella parete costrinse Raffaello ad organizzare la scena su un piano rialzato al centro e due gruppi di figure in basso ai lati.

La scena è impostata in masse equilibrate, ma con una simmetria piuttosto libera, di estrema naturalezza, variando la successione dei gradini che portano alla zona superiore dell’altare e disponendo in maniera diversa le masse ai lati. La tensione appare contenuta, come interiorizzata dagli astanti. Sullo sfondo di una basilica classicheggiante aperta sul cielo (proprio come nella Scuola di Atene), l’artista isolò l’altare attraverso la massa scura di un’esedra lignea, una specie di coro rovesciato, cinquecentesco, da cui si sporgono due curiosi. Al centro si vede il blocco dell’altare, coperto da un telo a righe dorate e con una misurata natura morta di oggetti liturgici sopra, dove il sacerdote boemo sta celebrando la messa, seguito da numerosi chierichetti inginocchiati con ceri processionali in mano.

Davanti a lui è inginocchiato Papa Giulio II, in tutta la pompa della sua posizione, con i gomiti appoggiati su un voluminoso cuscino con nappe agli angoli, retto da un mobiletto pieghevole con intagli leonini. Ha alle spalle un gruppo di cardinali e più in basso alcuni sediari pontifici (sono i membri dell’anticamera pontificia, principalmente erano addetti al trasporto del pontefice sulla sedia gestatoria) attendono seduti. Tra i prelati sono stati riconosciuti Raffaele Riario, con le braccia incrociate al petto, e forse il cardinal Sangiorgio, con le mani giunte. Più che un miracolo che accade, è un miracolo che si ripete davanti al papa testimone.

A sinistra si trova un gruppo di astanti sorpresi, in piedi o seduti in terra, che ripetono come se fossero attori i loro gesti ammirativi o dimostrativi.

[Fonte: wikipedia]


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