Liberazione di San Pietro di Raffaello Sanzio

La liberazione di San Pietro di Raffaello Sanzio

Liberazione di San Pietro di Raffaello Sanzio
La liberazione di San Pietro di Raffaello Sanzio
Affresco 660×500 cm
Musei Vaticani di Roma – Stanza di Eliodoro

La Liberazione di San Pietro di Raffaello Sanzio è un affresco (circa 660×500 cm) databile al 1513-1514 e situato nella Stanza di Eliodoro, una delle Stanze dei Musei Vaticani a Roma.

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Era anticamente la stanza destinata alle udienze private del pontefice e fu decorata da Raffaello subito dopo la stanza della Segnatura. Il programma è politico e mira a documentare, in diversi momenti storici dall’Antico Testamento all’epoca medioevale, la miracolosa protezione accordata da Dio alla Chiesa minacciata nella sua fede (Messa di Bolsena), nella persona del pontefice (Liberazione di San Pietro), nella sua sede (Incontro di Leone Magno con Attila) e nel suo patrimonio (Cacciata di Eliodoro dal tempio). Essi furono scelti anche per esprimere il programma politico di Giulio II (pontefice dal 1503 al 1513), mirante a liberare l’Italia, occupata in quel momento dai Francesi, per restituire al papato il potere temporale minacciato. Sulla volta spettano a Raffaello i quattro episodi dell’Antico Testamento, mentre nelle grottesche e nelle arcate si conservano alcune parti attribuibili a Luca Signorelli, Bramantino, Lorenzo Lotto e Cesare da Sesto: esse risalgono alla prima decorazione commissionata da Giulio II all’inizio del pontificato, interrotta e sostituita poi da quella attuale per l’enorme ammirazione suscitata nel pontefice dai primi affreschi di Raffaello nella contigua Stanza della Segnatura.

[Fonte: Musei Vaticani]

 

La scena è stata resa dal Sanzio fortemente unitaria nonostante l’articolarsi della parete in tre zone, a causa dell’apertura della finestra, che Raffaello riempì con tre momenti del racconto. Al centro, al di là di una grata tra oscure e massicce cortine murarie, avviene l’apparizione radiosa dell’angelo nel carcere, dove Pietro giace ancora profondamente immerso nel sonno e avvinto dalle catene; l’apparizione luminosa dell’angelo e le sbarre in controluce generano un sorprendente effetto di profondità spaziale. L’emanazione luminosa arriva a toccare tutti gli elementi della scena, comprese le mura carcerarie, dove permangono bagliori rossicci. Pietro appare vecchio e stanco: secondo alcuni la raffigurazione alluderebbe alla morte di Giulio II (1513), liberato dal “carcere terreno”, oppure alla liberazione di Leone X, ancora cardinale, dalla prigionia che seguì la battaglia di Ravenna.

A destra l’angelo conduce l’apostolo fuori dal carcere, in un’atmosfera tra sogno e realtà, evocata anche dalle guardie miracolosamente cadute nel sonno; a sinistra altri soldati scoprono la fuga, mentre si agitano al chiarore della luna e dei bagliori delle fiaccole, che accendono le loro armature di riflessi.

Sono presenti ben quattro tipi diversi di luce: la luna, che si riflette nelle armature dei soldati; la fiaccola, con il suo riverbero fluttuante; la luce divina, che ricorda quella presente ne “Il sogno di Costantino”; infine c’è la luce della finestra sottostante (nell’immagine è fotografata chiusa) che si somma alla luce dell’angelo. L’apertura alla base del dipinto infatti non è disegnata, bensì è una finestra reale. Il racconto deriva dagli Atti degli Apostoli (XII, 6 e ss.). La luce è assoluta protagonista della scena notturna, e ha come unico precedente conosciuto il Sogno di Costantino di Piero della Francesca ad Arezzo. Il tema del sogno si ritrova anche nella scena biblica corrispondente sulla volta, la Scala di Giacobbe.

[Fonte: wikipedia]


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