Monet, La Gare Saint-Lazare, 1877

La città di Konstantinos Kavafis

La città

di Konstantinos Kavafis

Hai detto: per altre terre andro’, per altro mare.
Altra città, piu’ amabile di questa, dove
Ogni mio sforzo e’ votato al fallimento
Dove il mio cuore come un morto sta sepolto
Ci sara’ pure. Fino a quando patiro’ questa mia inerzia?
Dei lunghi anni, se mi guardo intorno,
della mia vita consumata qui, non vedo
che nere macerie e solitudine e rovina.

Non troverai altro luogo, non troverai altro mare.
La città ti verra’ dietro. Andrai vagando
Per le stesse strade. Invecchierai nello stesso quartiere.
Imbiancherai in queste stesse case. Sempre
Farai capo a questa città. Altrove, non sperare,
non c’e’ nave, non c’e’ strada per te.
Perche’ sciupando la tua vita in questo angolo discreto
Tu l’hai sciupata su tutta la terra.

(Konstantinos Kavafis)

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Analisi

Spesso KONSTANTINOS KAVAFIS rimpiangeva di vivere relegato in quella città di mare, certo affascinante e colma di mistero ma per lui anche monotona e che non lasciò mai: ” Per altre terre andrò per altro mare./ Altra città, piu’ amabile di questa, dove / ogni mio sforzo e’ votato al fallimento/ dove il mio cuore come un morto sta sepolto / ci sara’ pure. Fino a quando patiro’ questa mia inezia? “.
Chi non ha desiderato almeno una volta nella vita di fuggire in un luogo nuovo, di crearsi una vita nuova seppure solo in sogno o nell’immaginazione? Spesso il poeta si senti’ prigioniero, isolato: “Senza riguardo senza pieta’ senza pudore / mi drizzarono contro grossi muri. / Adesso sono qua e mi dispero./ Non penso a altro: una sorte tormentosa ; / con tante cose da sbrigare fuori! / Mi alzarono muri, e non vi feci caso . / Mai un rumore una voce, pero’, di muratori. / Murato fuori del mondo e non vi feci caso”.


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