Invictus di William Ernest Henley

William Ernest Henley - Invictus
William Ernest Henley
poeta, giornalista ed editore britannico

Invictus è una poesia scritta dal poeta inglese William Ernest Henley (Gloucester, 23 agosto 1849 – 11 luglio 1903). Il titolo proviene dal latino e significa “invitto”, ossia “mai sconfitto”, “non vinto”.

Fu composta nel 1875 e pubblicata per la prima volta nel 1888 nelBook of Verses (“Libro di Versi”) di William Ernest Henley, dov’era la quarta di una serie di poesie intitolate Life and Death (Echoes) (“Vita e Morte (Echi)”).

In origine non recava un titolo: le prime stampe contenevano solo la dedica A R. T. H. B., un riferimento a Robert Thomas Hamilton Bruce(1846–1899), un affermato mercante di farina e fornaio scozzese che era anche un mecenate letterario.

Il titolo Invictus fu aggiunto dallo scrittore e critico letterario Arthur Quiller-Couch quando incluse la poesia nella sua fondamentale antologia della poesia inglese, The Oxford Book Of English Verse (1900).

La poesia e’ citata nel film del 2009 Invictus di Clint Eastwood. Viene recitata da Nelson Mandela (Morgan Freeman) per alleviare gli anni della sua prigionia durante l’apartheid e poi per incoraggiare il capitano della squadra sudafricana di rugby Francois Pienaar (Matt Damon).

INVICTUS (non vinto) INVICTUS
Dal profondo della notte che mi avvolge, buia come il pozzo piu’ profondo che va da un polo all’altro, ringrazio gli dei chiunque essi siano per l’indomabile anima mia. Nella feroce morsa delle circostanze non mi sono tirato indietro ne’ ho gridato per l’angoscia. Sotto i colpi d’ascia della sorte il mio capo e’ sanguinante, ma indomito.Oltre questo luogo di collera e lacrime incombe solo l’Orrore delle ombre, eppure la minaccia degli anni mi trova, e mi trovera’, senza paura.Non importa quanto sia stretta la porta, quanto piena di castighi la vita. Io sono il padrone del mio destino: io sono il capitano della mia anima. Out of the night that covers me, Black as the pit from pole to pole, I thank whatever gods may be For my unconquerable soul. In the fell clutch of circumstance I have not winced nor cried aloud. Under the bludgeonings of chance My head is bloody, but unbowed. Beyond this place of wrath and tears Looms but the Horror of the shade, And yet the menace of the years Finds and shall find me unafraid. It matters not how strait the gate, How charged with punishments the scroll, I am the master of my fate: I am the captain of my soul.