Indice di felicità

Bhutan
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Il prodotto interno lordo (PIL), in particolare il PIL pro capite, è considerato la principale misura dello sviluppo economico di una paese: più è alto e più si desume vi sia benessere. Ma è veramente così? Veramente il PIL può misurare il benessere di una nazione, l’indice di felicità?

Il Bhutan, piccolo stato himalayano, non la pensa così ed è l’unico Paese al mondo che ha deciso di misurare la sua ricchezza non in termini economici (PIL), ma introducendo il concetto di Felicità Nazionale interna lorda che sostituisce il cosiddetto FIL.

Il termine Felicità Nazionale Lorda fu coniato dal Re del Bhutan, Jigme Singye Wangchuck nel 1972. Egli voleva segnalare l’impegno a costruire un’economia che servisse e fosse adatta alla cultura del Bhutan, basata su valori spirituali buddisti.

Guardando le statistiche del PIL il Bhutan è tra i Paesi più poveri del mondo (meno di tremila dollari di reddito procapite nel 2011), ma se nel computo si considerano altri fattori come, ad esempio,  l’aria che si respira, la qualità del cibo che si mangia, l’attenzione alla spiritualità, allora i 725mila abitanti del Bhutan sono tra i primi al mondo.

In questi anni il governo ha lanciato la campagna per trasformare in biologico tutta l’agricoltura entro il 2020, ha abolito il traffico veicolare per un giorno a settimana e continua a contingentare gli arrivi turistici per non compromettere l’equilibrio ambientale e storico del piccolo regno.

Il PIL non riesce a dar conto della distribuzione della ricchezza e dei consumi all’interno della società e quindi della reale situazione economica di un paese. Una distribuzione iniqua delle ricchezze aumenta l’ineguaglianza e la povertà.

L’aumento sistematico delle ineguaglianze e l’aumento massiccio della povertà erodono la coesione sociale e mettono a rischio la democrazia. Così si colpisce il capitale sociale e cioè quell’insieme di relazioni di fiducia, di affidabilità, di rispetto delle regole, indispensabili ad ogni convivenza civile. (Benedetto XVI – Caritas in veritate, 29 giugno 2009)

Sin dal 1972 il Bhutan chiarì la sua volontà di puntare sul Gross National Happiness (GNH, Felicità Interna Lorda), piuttosto che utilizzare l’indice meramente economico del “Gross National Product” (o Gross Domestic Product, il PIL), puntando sul concetto di economia della felicità.

La Felicità Interna Lorda viene costruita su “quattro pilastri”:

1) lo sviluppo sociale equo e sostenibile, che deve assicurare assistenza sociale, salute, istruzione, giustizia, in modo tale da mettere ciascun cittadino nella condizione di perseguire la sua personale via alla felicità.

2) la sostenibilità ambientale.

3) la promozione della cultura e delle relazioni, che implica anche la conservazione della cultura tradizionale, la valorizzazione dei legami familiari e della rete di relazioni.

4) il buon governo. Il Bhutan è una giovanissima democrazia, ma da sempre l’Indice di felicità interna porta con sé l’idea di coinvolgere profondamente la popolazione nelle scelte.

Per monitorare lo sviluppo del paese secondo i valori dettati dai quattro pilastri della Felicità Interna Lorda, il Centro Studi per il Bhutan ha individuato degli indicatori  (i cosiddetti “nove domini o dimensioni”), che sono:

Benessere psicologico, Utilizzo del tempo, Vitalità della comunità, Varietà culturale e resilienza, Stato di salute, Livello d’istruzione, Varietà ambientale e resilienza, Tenore di vita, Buon Governo.

Oggi gli indicatori della Felicità interna lorda determinano l’agenda politica del governo bhutanese.

Convinto sostenitore della felicità interna lorda è il Dalai Lama che ha dichiarato «Il fine dello sviluppo economico dovrebbe essere quello di facilitare e di non ostacolare il raggiungimento della felicità».

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