Incendio di Borgo - Raffaello Sanzio

Raffaello Sanzio: Incendio di borgo

Incendio di Borgo - Raffaello Sanzio
Incendio di Borgo di Raffaello Sanzio
Affresco 500 cm × 670 cm
Musei Vaticani – Stanze di Raffaello

L’affresco l’Incendio di Borgo di Raffaello Sanzio, visibile nella Stanza dell’incendio di Borgo presso i Musei Vaticani di Roma, raffigura un episodio tratto dal Liber Pontificalis relativo appunto all’Incendio di Borgo che divampò nell’anno 847 nell’omonimo quartiere antistante la basilica di S. Pietro: nell’occasione Leone IV (pontefice dall’847 all’855), impartendo la benedizione solenne dalla Loggia delle Benedizioni, estinse miracolosamente il fuoco, salvando così la chiesa e il popolo. L’affresco ha il chiaro intento di essere un’allegoria politica che voleva far salutare il Papa Leone IV dai suoi contemporanei come il pacificatore che aveva spento le fiamme della guerra.

Cliccare qui per maggiori informazioni sulla Stanza dell'incendio di Borgo

La stanza fu utilizzata al tempo di Giulio II (pontefice dal 1503 al 1513) per le riunioni del più alto tribunale della Santa Sede: la Segnatura Gratiae et Iustitiae, presieduto dal pontefice. A questa funzione si legano le pitture della volta, commissionate dal papa a Pietro Vannucci, detto il Perugino, nel 1508. Al tempo di Leone X (pontefice dal 1513 al 1521) la stanza venne adibita a sala da pranzo e l’incarico di affrescare le pareti venne dato a Raffaello, che affidò gran parte della sua realizzazione agli allievi. Il lavoro fu portato a compimento tra il 1514 e il 1517. Gli affreschi illustrano le aspirazioni politiche di Leone X per mezzo di storie tratte dalle vite (narrate nel Liber Pontificalis) di due papi precedenti con lo stesso nome: Leone III (Incoronazione di Carlo Magno e Giuramento di Leone III) e Leone IV (Incendio di Borgo e Battaglia di Ostia ). In tutti gli episodi il papa assume i tratti del pontefice regnante Leone X. Nei monocromi dello zoccolo sono rappresentate sei figure sedute d’imperatori e sovrani protettori della Chiesa.

[Fonte: Musei Vaticani]

 

Le figure e le architetture dell’affresco richiamano e alludono chiaramente alla descrizione virgiliana dell’incendio di Troia. A sinistra dell’affresco si trovano: Enea col padre Anchise sulle spalle, il figlio Ascanio a lato e la moglie Creusa dietro; un colonnato corinzio che ricorda il Tempio dei Dioscuri (meglio noto come tempio dei Càstori, del Foro Romano a Roma) o il Tempio di Marte Ultore (del Foro di Augusto a Roma). A destra dell’affresco si trova un altro tempio in stile ionico che ricorda il Tempio di Saturno.

Il primo piano risulta affollatissimo di episodi e personaggi, che tuttavia non rubano la scena al più piccolo e lontano personaggio principale posto sul fondo dell’affresco grazie al sapiente uso delle linee prospettiche dettate sia dal pavimento, che dalla figura di donna inginocchiata (che svolge anche un trait d’union tra il primo e il secondo piano dell’opera) con le braccia supplicanti sollevate verso Leone IV che conducono l’occhio dell’osservatore, appunto, verso il soggetto il Papa soggetto dell’affresco, che da una loggia a serliana (ossia con una finestra a tre aperture, di cui quella centrale ad arco e le latera­li architravate) impartisce la propria benedizione liberatoria. Accanto è raffigurata la facciata dell’antica basilica di San Pietro, decorata da mosaici.